Proteggere i cuccioli (seconda parte)

Di |2018-11-08T09:33:01+00:00mercoledì, 23 marzo 2011|emanazioni|0 Commenti

Come promesso, eccovi la seconda parte del resoconto sul discorso tenuto da Matteo Giannattasio alle mamme della scuola steineriana. Ho sudato sette camicie per scriverlo, perché i concetti sono veramente tanti, ed è facile dire una sciocchezza; e quando si parla di bambini bisogna fare cento volte più attenzione.
svezzamento
Per fortuna ho avuto una mano dal professor Giannattasio, che nonostante duemila impegni è riuscito lo stesso a correggere le cavolate e ad aggiungere quello che non ero riuscita ad annotare (grazie, grazie, grazie!). E pensate che al liceo i miei appunti andavano a ruba, perché avevo inventato un codice per scrivere più velocemente, con dei disegnini che riassumevano i concetti. I primi tempi però i miei compagni di classe mi chiamavano a casa tutte le sere perché non sempre riuscivano a ricordarsi a cosa corrispondessero i geroglifici. Il telefono era rovente, e mia madre disperata 8-)
Torniamo a noi. Il discorso del secondo incontro era incentrato sull’alimentazione della mamma durante la gravidanza e l’allattamento al seno, e su quella dei bambini durante la delicatissima fase dello svezzamento; vi annoto di seguito i punti che mi sono sembrati più salienti.

Primo punto:

utilizzare alimenti provenienti da agricoltura e allevamenti biologici.
In un mondo perfetto i genitori dovrebbero alimentarsi biologicamente già prima del concepimento. Matteo ha spiegato che addirittura lo sperma ha già un fardello di pesticidi, e questa potrebbe essere una delle ragioni per cui tanti maschi hanno una fertilità ridotta.

Rimanendo sempre nell’ambito dei prodotti biologici, se i genitori sono allergici la mamma dovrebbe evitare di mangiare frumento negli ultimi tre mesi di gravidanza (il grano tenero al momento è al terzo posto per le allergie). Meglio il farro monococco. Idem per le uova, il merluzzo e la soia. Durante la gravidanza e l’allattamento al seno, poco salame e salumi, e solo in inverno (la carne di maiale è problematica per l’allevamento e l’abuso); per il resto alimenti freschi, e prodotti industriali solo in caso d’emergenza.
Ricordate che le mamme nutrono il bimbo con il loro sangue durante la gravidanza e con il loro latte durante l’allattamento al seno; è per questo che la loro alimentazione deve essere sanissima. So che non c’è bisogno di dirvelo, ma sappiate che il fumo aumenta di 4 volte il rischio di allergia per il bambino.

Niente latte in polvere, neanche bio, al bambino appena nato. Solo il latte della mamma, sempre, sempre.

Secondo punto:

no agli omogeneizzati.
Lo so, sono comodi. Servono soprattutto a noi genitori, per fare in fretta; ma se il bimbo mangia troppo velocemente non riesce a digerire bene (come noi adulti…). Inoltre, anche senza prendere in considerazione la qualità di ciò che c’è dentro i vasetti, che non sempre è eccelsa (spesso sono anche addizionati di sale), il fatto di abituarli a non masticare è di per sé un cosa molto sbagliata. Mangiare non deve infatti essere un atto automatico: inghiottire è un riflesso, masticare è un atto volontario, e se il bimbo non viene educato a masticare fin dai primi anni di vita rischia in seguito di diventare pigro. Gli alimenti vanno utilizzati freschi, scartate tutto ciò che è conservato. La cosa migliore sarebbe cuocere la frutta e verdura e servirle a pezzettini nella fase iniziale, poi nel tempo ridurre man mano la cottura fino a riuscire a farle mangiare crude.

Terzo punto:

offrire un solo alimento alla volta.
Vale a dire introdurre un nuovo alimento solo dopo una settimana dall’introduzione di quello precedente.
Per quanto riguarda i cereali si può iniziare con riso (meglio semintegrale), miglio (quest’ultimo ottimo per i bambini), orzo, quinoa, grano saraceno e amaranto; va bene anche l’avena, ma meglio dopo lo svezzamento, perché è energizzante (l’avena è l’alimento che si dà ai cavalli che infatti sono naturalmente bizzosi).
Ottimo il farro monococco, eccezionalmente digeribile, seguito a ruota dal farro dicocco, dal kamut e dallo spelta (che tra i diversi tipi di farro è quello di qualità più bassa).
Il mais va bene, anche se Matteo lo ha definito un po’ triste, perché è il cereale più povero.
Anche le patate vanno date in secundis: Matteo spiegava che è meglio dare ai bimbi prima la luce e poi il buio (i tuberi crescono sottoterra e sono prodotti da una pianta appartenente ad una famiglia non tanto raccomandabile, le solanacee che sono nate come piante velenose anche se poi l’uomo è riuscito a renderle innocue).
Per quanto riguarda gli ortaggi, bene bieta (che se non è biologica può abbondare in nitrati), rape rosse, zucca (un ortaggio meraviglioso, alquanto trascurato), radicchio, carote, broccoli (ai quali si può aggiungere cumino per evitare gonfiori) e insalata, che non andrebbe salata. Se il bambino è atopico, e quindi tende alle allergie, i finocchi vanno dati con molta cautela, perché (molto raramente) possono scatenare forti allergie.
Uova solo dopo i due anni, e poche proteine animali; sul pollo Matteo ha insistito nuovamente che fosse biologico, perché negli allevamenti convenzionali spesso nei polli si ritrova un colorante giallo, la cantaxantina, molto nocivo. La sogliola è perfetta.
I legumi vanno tutti bene; meglio iniziare però con le lenticchie decorticate. Per quanto riguarda la soia (l’unico legume senza amido) il nostro relatore si è mostrato abbastanza contrario; ci ha detto che l’accademia della pediatria americana ha escluso l’utilizzo del latte di soia durante lo svezzamento almeno per il primo anno di vita, sia perché può provocare problemi intestinali, sia per il suo contenuto in fitoestrogeni. Inoltre si sospetta che possa influenzare negativamente la tiroide.
Tenete presente che cicerchia e fave danno più flatulenza rispetto agli altri.
Anche sul seitan ha espresso molte riserve, perché si tratta di un concentrato di glutine.
Sì allo yogurt, purché sia intero e contenga solo latte e fermenti – niente frutta. Gli yogurt alla frutta possono contenere zucchero e numerosi ingredienti compresi quelli presenti nella frutta che potrebbero non essere riportati in etichetta se questa proviene da un altro produttore.
Il latte solo di qualità altissima (come il biodinamico Berchtesgadener di cui vi parlo sempre, intero e non omogeneizzato).
In realtà il latte crudo sarebbe l’ideale (sempre se fosse igienicamente sano e provenisse da mucche felici, allevate nel modo che sapete).
A questo proposito devo dirvi che il Ministero della salute consiglia di bollire il latte crudo per questioni di sicurezza igienica; il nostro relatore ha detto che in realtà basterebbe riscaldarlo (a fiamma bassa) a 80 gradi – munitevi di termometro da formaggio per controllare la temperatura, costa una sciocchezza – per un minuto, per dribblare le eventuali contaminazioni batteriche. Anche il latte di pecora e di capra vanno molto bene, ma parliamo sempre di quello fresco (cioè non conservato), che è molto difficile da trovare.
Con il latte però bisogna fare molta attenzione ad un’eventuale intolleranza al lattosio del bimbo. Se si è costretti a toglierlo completamente bisogna preoccuparsi di sostituirlo con alimenti che apportino il calcio di cui necessita.
Sì ai formaggi molli ma senza additivi; con moderazione quelli stagionati, compreso il parmigiano: sono troppo ricchi di proteine e grassi, troppo acidificanti e contengono sostanze, come la tiramina, che possono dare prurito.
Tanta frutta, ma deve essere ben matura; se non lo è meglio cuocerla, perché rischia di dare acidità. L’uva ad esempio è perfetta, e ci si possono fare degli ottimi succhi casalinghi (e niente bevande “a base di succhi”; ci vuole un attimo per fare i succhi di frutta in casa).
Poco sale (sempre integrale); molto meglio inserire spezie e piante aromatiche che sono già ricche di sali.

Quarto punto:

i gusti dei cuccioli vanno assecondati – con discernimento.
Il bimbo nasce con un gusto innato per il dolce, poi piano piano sviluppa una tendenza per i gusti semplici: dolce, salato, amaro, acido. Ad esempio quando un bambino ha un raffreddore o un infiammazione alle vie aeree o all’intestino in genere rifiuta gli alimenti che riscaldano, come i broccoli o il miele, perché sa di essere *già* riscaldato.

Quinto punto:

cosa evitare quando e perché.
Da evitare nello svezzamento tutti i tipi di additivi e aromi, soprattutto quelli sintetici. Nel biologico, poiché è proibita l’aggiunta di esaltatori del gusto come l’acido glutammico, si usa mettere lievito in alcuni alimenti poco gustosi, perché essendo ricco di glutammato rende tutto molto appetibile; non è dannoso alla salute, solo che conferisce un gusto unilaterale. I bambini nell’alimentazione (come nell’insegnamento e nello studio) dovrebbero essere abituati alla varietà; cambiate quindi spesso gli alimenti, i gusti, i sapori, i colori.
Niente crostacei, frutti di mare, carne di maiale e insaccati, cannella, cioccolato, pesce conservato. Il pesce azzurro deve essere freschissimo, altrimenti può dare reazioni di intolleranza con prurito, sopratutto ai bambini atopici. Per questi ultimi bambini “secchi” il miele (alimento che Matteo ha definito “divino”) è invece perfetto per la sua caratteristica di portare calore.
In caso di febbre o di attacco allergico, niente proteine animali; seguite l’istinto alimentare del bimbo, e preferite dieta liquida e cose cotte. Ottima in questo caso la tisana di tiglio, che regola il metabolismo del calore, facilita il sonno e migliora la tosse.
Riducete anche il latte perché come tutte le proteine animali secca il muco che in questo modo fa molta più fatica a essere espulso.
In caso di febbre (della quale bisogna preoccuparsi solo se è esageratamente alta e il bimbo ha la pelle fredda, oppure se si tratta di una febbricola – tipo 37,5-38 – che sale e scende continuamente per vari giorni), a parte semplificare la dieta basta tenerla sotto controllo, senza abbassarla con gli antipiretici. Nel caso si può provare a farla scendere con impacchi di succo di limone sulle caviglie.
Ottimi libri da consultare su tutti questi argomenti sono la Medicina antroposofica familiare di Francardo o La salute del bambino di Michaela Gloecker. Entro l’estate dovrebbe essere disponibile anche la nuova edizione del libro di Matteo Giannattasio sulle allergie alimentari, ormai esaurito, che è arricchito di diete per le singole allergie e di un capitolo riguardante l’alimentazione delle mamme durante la gravidanza e l’allattamento al seno, e quella del bambino in caso di insorgenza di allergia.
Per tutte le mamme di bimbi che soffrono di dermatite atopica ho chiesto al professor Giannattasio se può intervenire qui sul blog per dare consigli, anche non prettamente alimentari. Mi ha promesso che scriverà molto presto un post proprio su questo argomento, ma si è scusato di non poterlo fare subito (se tutto va bene lo avremo all’inizio di maggio) perché al momento è impegnato a preparare il suo intervento del primo aprile (al quale tiene moltissimo) su “La lettura in chiave scientifica delle conferenze di Steiner agli agricoltori” al Convegno internazionale di Antroposofia che si terrà a Bologna a fine mese.

Nessun commento

  1. Veronica 23 marzo 2011 alle 12:52

    Grazie mille Izn per averci riportato questo concentrato di buoni consigli giannattasiani… ahime’ io sono fuori tempo massimo essendo sulla strada della consapevolezza alimentare da qualche anno, e comunque a gravidanza e svezzamento già terminati, a occhio gli errori li ho fatti quasi tutti!!! Mio figlio ha ora 6 anni, due genitori allergici, una dermatite e il naso chiuso da turbinati che sembrano fagioli…con tutte le conseguenze del caso.
    Da un po’ lo sta seguendo una pediatra omeopata e sembra che siamo sulla buona strada, la dermatite è sotto controllo, il naso un po’ meno ma sta migliorando. Appena il Professore sarà disponibile lo intercetterò sul blog!!!

  2. jennifer 23 marzo 2011 alle 13:37

    Che bel post…divulgo subito!!!!!

  3. lapiccolanene 23 marzo 2011 alle 14:31

    chissà se mai sarò madre…. se mai lo sarò cercherò di seguire questi buoni consigli… certo che la via della consapevolezza è dura… comunque (anche se non c’entra nulla) pensavo che quando leggo nel tuo blog che anche tu hai dei guru mi fa ridere, visto che tu sei ormai diventata uno dei guru di casa… del tipo, “vai a vedere se sul pasto nudo si dice qualcosa di quello” …. :)
    grazie di tutto

  4. Sibia 23 marzo 2011 alle 16:27

    ..in realtà tutti i prodotti animali (anche latte e latticini) determinano calciuria, ovvero la perdita del calcio attraverso le urine, per cui a maggior ragione se si mangiano cibi di origine animale si dovrebbero mangia altri cibi contenenti calcio (ad es. il sesamo).. :)

  5. claudia 23 marzo 2011 alle 16:52

    @Sibia: síssí, vero!! Io da quando sono rientrata in Italia ogni tanto sgarro, che mangio dei formaggi qualsiasi, a casa dei miei, e so che poi non sto bene. Una delle conseguenze é che il mio corpo mi chiede a gran voce semi di sesamo! Ma tu sai come utilizzarli, oltre che infilati nei grissini o nelle insalate? Io sono un po´ ignorante, in proposito: sul Baltico li usavano per impanarci dei fantastici tranci di salmone appena pescati, prima di infilarli nel forno, ma da quando non vivo piú a -18° e con l´umiditá al 100% non ne ho veramente piú voglia ;-)) grazie!

  6. Sibia 23 marzo 2011 alle 19:11

    @claudia: io li uso per le imanature (tipo dei falafel) e poi li ho nel macinapepe e li trito un po’ sulle pietanze.. poi c’è il tahin..

  7. pelomary 23 marzo 2011 alle 22:22

    Molto preciso questo riporto. Alcune cose molto interessanti altre che mi piacerebbe approfondire ma non so se questo è il luogo giusto.
    1) il latte vaccino che mia figlia non ha mai voluto non è fondamentale per l’apporto di calcio. Per il calcio oltre ad alimentarsi correttamente, i bimbi devono stare all’aria aperta in qualsiasi stagione per far si che il calcio si fissi. (fonte nutrizionista di comunità della ludoteca che frequentavo)
    2) il famoso parmigiano reggiano può essere causa di eczema atopico? Ero a conoscenza che il parmigiano con oltre 36 mesi di stagionatura era un alimento fondamentale per apporto calcioe privo di controindicazioni.
    Mia figlia è stata svezzata seguendo molte delle cose che tu scrivi ma nonostante questo (insieme alla scelta di non fare tutte le vaccinazioni) ha sofferto fino a 4 anni di dermatite atopica. In genere è un fenomeno che migliora e passa verso quell’età e così è stato. Ora il fratellino di 9 mesi soffre come lei. Mi chiedo quali siano le motivazioni scatenanti in quanto uso solo saponi non aggressivi per lavarli, per i panni in lavatrice uso detersivi ecologici, alimentazione non uso prodotti in scatola ma solo prodotti freschi che cucino io biologici.

  8. Sibia 23 marzo 2011 alle 22:52

    @pelomary: il parmigiano NON è un alimento fondamentale, puoi trovare il calcio in molti altri alimenti di origine vegetale, e tra l’altro non incorri nei problemi di calciurìa. Per quanto possa essere buono è sempre un latticino.
    Sulla correlazione con la DA.. può essere, ma non è detto; cmq la DA ha cause sconosciute e non si cura (al massimo si guarisce crescendo, se viene da bimbi), al massimo si può gestire, come stai facendo già ^_^

  9. singlemama 23 marzo 2011 alle 23:41

    bello bello, divulgo anch’io :-)

  10. Carlotta 24 marzo 2011 alle 09:06

    Sempre interessantissimi questi post!! Mi sono convertita al bio da poco e ne sono entusiasta!!! Passando di qui poi scopro cose nuove ed interessantissime ti ringrazio infinitamente

  11. LoLa60 24 marzo 2011 alle 11:10

    Molto interessante questo post! aspetto con ansia l’intervento del professor Giannattasio su dermatite atopica. Il mio bambino (15 anni) ne soffre da quando andava al nido e ci stiamo convivendo. CIAO

  12. Pelomary 24 marzo 2011 alle 11:59

    @sibia: grazie per la risposta

  13. tiziana 24 marzo 2011 alle 12:08

    beh con i miei due figli ho evidentemente sbagliato tutto lo sbagliabile e infatti uno con rinite allergica perenne e l’ìaltra con dermatite atopica grave…
    la coscienza bio mi è venuta troppo tardi, però meglio tardi che mai.
    attendo anche io il parere del dottor Giannattasio sulla dermatite atopica
    In ogni caso giro il post ad una mia amica in allattamento..
    ciao

  14. soniuccia68 24 marzo 2011 alle 14:28

    IZN: GRANDE, temevo che la seconda parte venisse postata chissà quando e invece eccola, velocissima e …potente.
    BRAVI!

  15. barbara m. 24 marzo 2011 alle 20:27

    grazie, lo svezzamento è già un ricordo per noi però son sempre cose interessanti da sapere, anche perché presto diventerò zia :-)

  16. Betty 24 marzo 2011 alle 22:37

    Scusate se torno a rompere le scatole, ma son recidiva.
    Due cose.
    Uno. Perché il seminario è rivolto solo alle MAMME della scuola steineriana? Non è una sfumatura piccola, questa. E i papà, cosa devono fare per proteggere i cuccioli?
    Due. I bambini di una volta erano caldi e paffutelli, verissimo. Ma le mamme di una volta, per quanto sottomesse in ogni modo possibile, non erano sottoposte a richieste di perfezione di questo livello. Oggi, invece, dobbiamo essere madri perfette che servono ai loro figli cibi perfetti (guai a questo, guai a quello), dobbiamo essere mogli impeccabili, dobbiamo essere splendidi oggetti sessuali, dobbiamo lavorare.
    Insomma, secondo me le mamme di una volta erano paradossalmente più rilassate. Com’è che siamo stati tutti svezzati, anche con prodotti non bio al 100%, senza che sulla coscienza delle nostre madri vertessero i giudizi di mille riviste e di mille specialisti (QUASI TUTTI UOMINI, tralaltro: chissà perché)?
    Ma soprattutto, com’è che condizioni perfettamente naturali come la gravidanza e la maternità devono essere contornate, in questi tempi, da un fiorire di regole difficilissime da seguire pronte a far sentire insicure e ansiose anche le donne più granitiche? Ovviamente, izn, non è a te che mi rivolgo, figuriamoci.
    Non sono una professoressa universitaria, io insegno solo nei licei, ma mi permetto di consigliarvi una lettura. Lipperini, “Ancora dalla parte delle bambine”. Con il bio o non bio non c’entra, ma con l’iper-responsabilizzazione delle mamme di oggi c’entra eccome…
    Un saluto a tutti e tutte.

  17. Sibia 24 marzo 2011 alle 23:21

    @ Betty: sul bio.. la roba di decenni fa non bio non è quella di ora, dopodiché io ho 30 anni e un cumulo di allergie e schifezze varie che anche il mio svezzamento errato ha contribuito a creare. La questione non è essere perfette. La questione è dare voce a prassi più sane e sensate di quelle comuni, fatte di biscotti, proteine vaccine, conservanti e qualche verdura fuori stagione. E anche a pratiche più umane che facilitino il passaggio all’alimentazione complementare al latte materno. E serve avere medici che appoggino questo stile, perché purtroppo “gli altri” ti danno retta solo se gli fai vedere la posizione di un medico, solo allora smettono di romperti l’anima se ti comporti in maniera differente. Non so se tu abbia vissuto l’esperienza della maternità, ma ti assicuro che un parere come questo è utile. Molto.

  18. Betty 25 marzo 2011 alle 00:11

    Sibia, io purtroppo non ho ancora avuto la possibilità di poter donare la vita a un altro essere vivente. Non ce lo possiamo ancora permettere, io e il mio compagno, per motivi che purtroppo hanno molto a che vedere con la bieca, materialistica contingenza. Sono altrettanto consapevole del fatto che, anche quando potremo avere un figlio o una figlia, io dovrò continuare a lavorare – non ce la faremmo assolutamente ad andare avanti in tre con uno stipendio solo.
    Beh, senza lavorare da casa o comunque avere a disposizione una più che ragionevole quantità di tempo, chi può mettere in atto tutti questi suggerimenti? Sono una valanga, e da quello che leggo nei commenti suscitano molta ansia. Tiziana, ad esempio, nei commenti allo scorso post ha affermato che “deve aver sbagliato tutto”, con suo figlio… Se questo sentirsi perennemente inadeguate non è il risultato di un’eccessiva responsabilizzazione, che cos’è?
    La sostanza mi pare molto semplice: se un bambino nasce con la dermatite atopica o con delle allergie la colpa non è dello spaventoso inquinamento atmosferico della genetica (oggi, grazie ai progressi della medicina, anche i più deboli sopravvivono e possono procreare: io, ad esempio, sto con un diabetico che mezzo secolo fa avrebbe avuto una vita decisamente più breve, e sono nata prematura, ergo sarei sicuramente, ehm, morta). No, è colpa della mamma, che con il suo comportamento ha creato problemi al pargolo.
    Ai padri non viene rivolto nessun seminario. Le madri, invece, si devono sentire in colpa se con un part-time sulle spalle e con addosso il peso di tutti i lavori domestici si dimenticano che il latte col miele non va dato ai bambini raffreddati, e mille altre regole più o meno valide: se i loro figli si ammalano, è SEMPRE per causa loro.
    Sarò vetero-femminista, ma ogni tanto me lo chiedo… che colpe dobbiamo espiare?

  19. Betty 25 marzo 2011 alle 00:18

    Volevo dire “dello spaventoso inquinamento atmosferico E/O della genetica”, scusatemi per l’errore di battitura :)

  20. matteo giannattasio 25 marzo 2011 alle 07:59

    @Betty: Capisco le sue perplessità e per questo rispondo a caldo. L’incontro rientrava in un programma di interventi sulla gravidanza svolto insieme ad una ostretica e ad alcune insegnanti. Nulla di sorprendente che fosse rivolto alle mamme. Di incontri del genere ne faccio tanti senza fare differenze per il sesso e per il tipo di scuola.
    Stasera, ad esempio, starò vicino Bergamo a parlare di allergie alimentari a tutti (chi fosse interessato consulti il sito biofarmspineto).
    Mi dispiace che questo post sia sembrato una vessatoria tavola delle leggi, ma l’incontro voleva dare solo indicazioni dettate dal buon senso e dalla mia lunga esperienza in un servizio ospedaliero di allergologia.
    Lasciamo stare la “perfezione” delle mamme, quella del modello televisivo, a loro si chiede soprattutto buon senso e istinto, che è sempre stata la marcia in più che hanno avuto rispetto agli uomini. Ed è proprio la mancanza di buon senso e di sicurezza delle proprie capacità di donna, unitamente ad una continua disinformazione, a creare inadeguatezza e a fare agire con ansia (mi chiedo perchè se la prende con le riviste, basta non leggerle e se si riferisce agli specialisti dei programmi televisivi sulla salute, basta spegnere il televisore).
    In altri paesi dell’U.E. le donne hanno molte facilitazioni nel periodo che va dalla gravidanza fino a quando il bambino va alla scuola primaria. In Italia si pensa di essere pro-donne se si fa una legge per le quote rosa nel parlamento!
    Io penso con preoccupazione per il futuro del nascituro alle mamme italiane che durante la gravidanza devono lavorare, badare alla casa, alla scuola degli altri figli e a far quadrare il bilancio.
    Una volte le mamme non avevano l’ossessione del bio perchè il cibo non era inquinato come ora.
    Il suo lavoro è splendido dal punto di vista educativo, sociale e anche della salute fisica e mentale dei giovani, per questo è importante che sia fatto con equilibrio, entusiasmo e amore per i giovani. Io ho un meraviglioso ricordo e riconoscenza per il liceo che ho frequentato negli anni 50 passato secolo e in particolare per la mia prof. di latino e greco che ho continuato a frequentare per decenni.
    L’ansia è vero è una cattiva consigliera ma se serve a prendere coscienza di errori e ad assumere la responsabilità di quello che si fa è una fatto positivo. Mi creda, la dermatite atopica ha tante cause, tra cui anche l’alimentazione e lo stile di vita in gravidanza. La medicina permette oggi di far vivere anche persone che in passato non avrebbero potuto, ma non si cura della prevenzione ed oggi la società è sempre più piena di vecchi malfermi cronici e bisognosi di cura. E anche questo stato di cose dipende tra l’altro da quello che mangiamo e dal nostro stile di vita.
    Bene, la lascio altrimenti perdo il treno. Tanti saluti.

  21. izn 25 marzo 2011 alle 09:23

    @veronica: vedrai che con l’omeopatia le cose si rimetteranno a posto. Pensa che io ero una che fino a pochi anni fa era molto ma molto scettica sull’omeopatia; poi ho visto come funzionava su Emma… e ho riprovato anch’io, stavolta però con l’omeopata giusto. È tutto lì…
    @lapiccolanene: eheheheh mi fa troppo ridere l’idea di essere una guru! Sei sempre un guru se sai anche una sola cosa più di un altro, e tu lo sarai sicuramente per un sacco di gente appena la suddetta gente capirà che non sapere qualcosa non è assolutamente una mancanza, ma solo una sfortuna. Dovremmo smettere di essere orgogliosi e cominciare ad aprirci per imparare più velocemente e serenamente. Se mi sente zac mi seppellisce di risate (dice che io sono l’essere più orgoglioso dell’universo).
    @sibia: ecco perché quando si hanno problemi con i reni (io formo ossalati di calcio) bisognerebbe limitare molto la carne allora :-/ Ed ecco perché adoro il tahin…
    @pelomary: Assolutamente vero il fatto dell’aria aperta. All’asilo di Emma vedo che li tengono fuori più possibile, e spero che questo possa ovvviare anche alla mia tendenza a supercoprirla per non farle prendere gli sbalzi di temperatura. *Qualche* sbalzo serve ad abituarsi, chissà se prima o poi lo capirò.
    Il parmigiano la mia piccolina lo ha sempre mangiato, ma solo quello stagionato oltre i 36 mesi, perché se non sbaglio è privo di lattosio (?). Adesso mangia anche quello meno stagionato senza conseguenze (bollicine e altro).
    Per quanto riguarda tua figlia ho una spiegazione molto concreta, visto che anche la mia è stata allevata nello stesso identico modo che dici tu (e nonostante questo ha avuto una dermatite molto violenta). Il problema è che io durante la gravidanza sono stata molto molto sotto stress, sia per motivi lavorativo-economici, sia perché il mio papà purtroppo se n’è andato (nell’arco di venti giorni) proprio quando ero all’ottavo mese, sia per altri motivi.
    Inoltre poi c’è stato un problema grosso (dovuto secondo me ad una grossa irresponsabilità dell’ostetrica della clinica che avevo scelto – per comodità – grosso sbaglio) quando ho partorito e la piccolina è stata in incubatrice quasi venti giorni tra la vita e la morte (e lì antibiotici come se piovesse).
    Purtroppo quindi non si tratta di preservarli solo dal cibo, dalle sostanze sintetiche e dall’inquinamento, ma anche dallo stress, che nel mio caso è la variabile più complicata da eliminare (quasi impossibile per il mio carattere – io lo dico sempre che morirò di stress).
    Non so se a te sia capitato qualcosa del genere; nel mio caso mi consolo sempre pensando che almeno agisco su quello che posso, e se non lo facessi la piccolina avrebbe molti più problemi di quanto non ne ha già. E anche noi ovviamente.
    @tiziana: sbagliare sbagliamo tutti ed è inevitabile. Il coraggio secondo me sta nell’ammetterlo e nel cercare altre strade. Non so se ti può essere di consolazione, ma ricorda che quelle manifestazioni che hanno i tuoi figli sono stratagemmi del corpo per guarire, e che se riuscirete a conviverci nel modo meno traumatico possibile presto le cose andranno meglio.
    @betty: mannaggia, tu fai delle domande che ci vorrebbero tre giorni per risponderti :-) Perdonami ma sarò un po’ lunga, perché le questioni che hai posto sono tante e complesse.
    No, il seminario non era solo per le mamme, in realtà avrebbero potuto esserci benissimo anche i papà, ma un po’ per loro natura, un po’ perché in genere l’alimentazione è affidata alle mamme, i papà erano fuori che tenevano i bimbi e le mamme dentro ad ascoltare (e annotare). Ho sbagliato io a scrivere così, sono stata imprecisa. Sai spesso accade che le mamme stanno a casa e i papà lavorano, ed è per questo che si crea questa logica. Quando invece lavorano anche le mamme in genere dei bambini dovrebbero occuparsene entrambi i genitori (anche se le mamme sono più brave in genere, non so perché – genetica??).
    Purtroppo il discorso che tu mi fai ha poche soluzioni, e molto impopolari. Ti faccio un esempio: io ho allattato *solo* al seno, a richiesta, quindi il modo più difficile in assoluto, per un anno e otto mesi. Lì mi sono resa conto che questo metodo è quasi impossibile da fare (io ci sono riuscita proprio perché ho la testa dura come il marmo, ma dopo ero uno straccio) nel nostro tipo di società. Avrei voluto vivere in una situazione nella quale, come una volta, c’erano molte altre donne di mia fiducia ad aiutarmi, una specie di comunità femminile che ti capisce e ti coccola. E che la pensa come te, altrimenti come fai a lasciargli il tuo bimbo?
    Per quanto riguarda gli splendidi oggetti sessuali, calerei un velo pietoso. Voglio dire, dopo tanto tempo ho trovato un uomo che guarda ciò che sono, non ciò che appaio, e ho apprezzato molto ma molto la differenza. E quando vuole una moglie impeccabile (e la vogliono…) gli dico chiaramente che impeccabile non è neanche lui, quindi…!
    Inoltre le mamme di una volta vivevano in un mondo meno… (sto cercando una parola che non sia violenta…) meno egoista, meno triste, meno malato, ecco.
    Una volta erano pochissimi gli uomini che avrebbero messo consapevolmente sul mercato cibo avariato o comunque potenzialmente nocivo, soprattutto se destinato ai bambini. Una volta c’era una cosa che adesso è merce rarissima, sembra anche una parola ridicola: l’onore. Che per me è tutto. Un uomo senza onore non è un uomo, mi dispiace. Lo so, sono un’idealista, ma per me è così.
    Non è vero che quando siamo stati svezzati noi non c’erano i giudizi, guarda caso mia madre come tantissime ha preferito darmi latte in polvere piuttosto che il seno, perché la società diceva che eri una madre migliore se facevi così. Le pressioni dagli anni’50 in poi (ma in misura minore anche prima sicuramente) ci sono state sempre.
    Se guardi bene le regole che fioriscono attorno alla gravidanza si possono ridurre ad una sola regola principe (che poi è quella che credo intenda il professor Giannattasio): rilassatevi, seguite l’istinto, tornate alla normalità e alla naturalità (ad esempio, come diceva Loreto Nemi, e basta con tutti ‘sti disinfettanti!!!).
    Cercherò comunque il libro se mi dici che è interessante, spero solo che sia sulla linea del relax, che ne ho proprio bisogno :-P
    p.s.: non sai quanto ti capisco per quello che riguarda il non poter decidere di donare la vita per questioni economiche. Questo è il motivo principale per cui la mia pulcina è arrivata quando avevo 39 anni (e non perché la questione economica si sia risolta, solo perché altrimenti sarebbe stato troppo tardi). E giuro che nella prossima vita cercherò di far prima, perché a quest’età sei veramente molto ma molto più stanca.

  22. Sibia 25 marzo 2011 alle 09:45

    @ Betty: Ti chiedevo la cosa della maternità perché prima di passarci non avrei mai immaginato cosa mi aspettava.. col mondo! Tutti a darti mille consigli, tutti a cercare di rendere più artificiale possibile il rapporto con tuo figlio. Devi avere biberon, latte artificiale, giochini vari, omogeneizzati, liofilizzati, sterilizzatori, quantità pesate, ciucci, regole per il sonno, regole per la nanna, regole per tutti, 1000 cose che vanno semplicemente contro ciò che la natura ha impostato. Questo è stressante. Il post di cui sopra mira anche a riprendere la naturalezza delle cose e -ripeto- da’ man forte a chi già si comporta diversamente dal comune, che -ti assicuro- in questo frangente è ancora più faticoso che in altri

  23. Angelo 25 marzo 2011 alle 11:42

    Grazie, articolo davvero molto interessante. Soprattutto per mè che ho un bimbo di 10 mesi :) Vorrei avere, se possibile, qualche indicazione in più su spezie e piante aromatiche. A che età è possibile introdurle? In che quantità? cotte o crude?
    Grazie ancora e complimenti per il blog.

  24. venerella 25 marzo 2011 alle 18:55

    @ Betty:Capisco quello che vuoi dire, ho letto sia “dalla parte delle bambine” che “di nuovo dalla parte delle bambine”. Ho una figlia di 12 anni con la quale ho pensato più e più volte di aver sbagliato tutto ma non perchè non ho fatto la cosa giusta giustissima bio omeo ecc . ma perchè non ho fatto quello che sentivo.. semplicemente perchè non “sentivo”, non ero consapevole di nulla, avevo una voragine dentro che riempivo con qualsiasi cosa piuttosto che guardarla.
    Oggi mi conosco un pò meglio, mi piace la mia compagnia, ho un bimbo di 6 mesi con un nuovo compagno che mi ascolta e affronto i mille consigli sulla salute del nostro bimbo con serenità e quasi sempre lucidità..penso ..e poi decido Io insieme al suo papà.
    E se qualche volta dò un alimento “freddo” o “caldo” quando c’era bisogno de contrario ….non fa nulla.Ciao Ciao

  25. sabine eck 25 marzo 2011 alle 19:01

    @izn: BRAVISSIMA, belli questi due post-sono d’accordo con le tue sagge considerazioni da mamma, giornalista e da guru.
    Per la dermatite atopica consiglio di fare dei bagnetti con un decotto di Equiseto Arvense detto anche Coda Cavallina (si trova in erboristeria… non cercatela voi, ci sono diversi tipi di Equiseto e chi non è esperto può sbagliare): mettete ca 100g della pianta essiccata in 1 litro di acqua per ca 12 ore-poi fate bollire per ca 5 minuti – lasciate ancora in infusione per 15-20 minuti-filtrate… poi si mette nel bagnetto caldo normale (ovviamente nessun’altra aggiunta tipo saponi o amidi)-
    L’Equiseto è ricchissimo di Silicio; grande amico della pelle e delle guarigioni in genere. Quando la dermatite non è grave (senza ferite aperte) sono utilissimi pure i bagni con acqua e Sale Integrale (senti chi parla…)
    Poi una cosa devono sapere le Mamme e i Papà; quando la pelle è rossa e pruriginosa sta cercando di guarire… è una sorta di “cantiere di guarigione” (rossore=sangue che irrora la pelle sofferente) e il prurito segnala anche la ricrescita della cute (infatti prude di più verso sera-il sistema immunitario è piuttosto attivo dal pomeriggio in poi)… immaginatelo un pò come un prato che ributta l’erba nuova.
    Il problema è che non abbiamo più la pellaccia come gli animali e in un attimo si entra in un circolo vizioso. Per questo le vacanze al mare sono spesso l’ultimo vero aiuto; sole-acqua-sale-felicità… vi pare poco per guarire!

  26. Deb 27 marzo 2011 alle 17:48

    Grazie, grazie, grazie! Seguo da un po’ di tempo questo blog, ma questo è il primo commento che lascio. Sono mamma di una bambina di quasi sette mesi, sono prof. di latino (e quindi mi è molto piaciuto il ricordo che il professor Giannattasio ha dedicato alla sua professoressa nel suo commento) e sono costantemente alla ricerca di consigli “consapevoli” per lo svezzamento. Per questo motivo pagine come queste sono un prezioso aiuto e, anche se ho fatto molti errori di alimentazione (la mia) soprattutto durante l’allattamento, spero che non sia troppo tardi e di aiutare mia figlia a mangiare nel miglior modo possibile, mentre lei sta già aiutando me a fare lo stesso.
    Grazie ancora e continuate così!!

  27. rosanna 28 marzo 2011 alle 08:38

    Scusate se mi intrometto nelle discussioni di cui sopra, sono mamma di 5 figli già grandi (la più piccola ha 16 anni) ed ho sempre lavorato, spesso in questi anni mi sono caricata di enormi sensi di colpa verso i miei piccoli perchè non mi sentivo a posto nè come mamma nè come lavoratrice anche se ho scelto il part-time per lungo tempo, ho voluto quanto più è possibile una baby sitter perchè per me era importante che i ragazzi tornando da scuola avessero chi apriva la porta e li accoglieva con un piatto caldo non mi piaceva che aprissero casa con le chiavi da soli e mangiassero quello che c’era perchè ho pensato che era poi l’inizio di una pseudo indipendenza che sarebbe stata difficile recuperare come genitori, praticamente ho lavorato quasi gratis per anni, io e mio marito abbiamo desiderato e con l’aiuto di Dio avuto una famiglia numerosa,ma questo è lavoro anzi fatica (rende meglio l’idea), oggi grazie all’età matura ho capito che quell’inadeguatezza giovanile era una mia necessità di essere perfetta, perfetta mamma, perfetta lavoratrice ecc., ma quando mai si è perfetti e poi i perfetti mi spaventano.
    Sono sicura che tutte voi siete splendide donne che saprete costruire splendide famiglie,state certe che anche le mamme di una volte con tutti i prodotti bio e naturali che c’erano hanno fatto altri tipi di cavolate,la differenza era che si accettavano di più, questa iper criticità che abbiamo su noi stesse è secondo me l’unico grosso ostacolo da superare.
    Izn, mi ha addolorato leggere quegli episodi che hai vissuto alla fine della gravidanza e l’inizio della vita di Emma è stato sicuramente un periodo difficile, sicuramente il nonno della tua piccola l’ha protetta da lassù e anche se questo ha determinato qualche piccola difficoltà sei stata bravissima a superarle, io ti ringrazio sempre perchè posso comunicare con una persona bella ed intelligente che mi fa conoscere mondi e spazi bellissimi.
    Scusa la lunghezza del post, vorrei solo dire un ultima cosa sull’allattamento, quando è nata la mia prima bimba (27 anni fa) mi consigliarono di darle il latte ogni volta che lo richiedeva perchè i bimbi sanno come regolarsi, a causa di questo ho vissuto 3 mesi terribili, non dormivo mai, la piccola voleva sempre succhiare, piangeva in continuazione fino a quando ho comprato un libro del dott. Bernardi, la mia salvezza, lessi che comunque una piccola regola bisogna darla per lo meno non allattare sotto le due ore e mezza perchè altrimenti il piccolo è in continua digestione con conseguenti colichette ed in più a piccole pause corrispondevano piccoli pasti per cui la mia piccola era in continuazione alla ricerca del seno, è stata una benedizione, quindi qualche piccola regola non guasta mai. Un abbraccio

  28. claudia 28 marzo 2011 alle 09:39

    @Betty: condivido praticamente tutto quello che hai scritto (sará che ho una laurea in Lettere e sarei una *potenziale* prof anch´io ;-)).
    Una volta ho letto una frase attribuita a Steiner. Non sono una “steineriana”, mia figlia va in una scuola pubblica, ma leggo molto e volentieri. E, visto che nella prima parte della mia vita la scuola “normale” mi ha dato da leggere solo cose… ehm… come dire… santommasiane (“credo solo a quello che vedo”), in questa seconda parte mi sto rifacendo con un po´ piú di macéforsedellaltro. Comunque, pare che Steiner abbia detto: “meglio ottimi pensieri e pessimo cibo che ottimo cibo e pessimi pensieri”. Bah, secondo me Steiner avrebbe voluto tutte e due le cose, ma alla fine io condivido la prima affermazione.
    Io lo noto, che mia figlia ha molte meno magagne, da quando io sono piú serena. Certo, é difficile, perché di pensieri nella nostra famiglia ne abbiamo tanti (ti dico solo che da ottobre sono rientrata con la bimba in Italia e che mio marito é in Sudafrica, che ci aspetta un altro trasloco in meno di un anno per raggiungerlo, in un altro continente, con un´altra lingua e con UN solo stipendio). Ma spesso una mezz´ora di relax profondo o shatzu o solo staccare tutto, cellulare, telefono, computer, campanello, e sdraiarsi al buio sentendo il nostro respiro puó fare miracoli. Per noi e per chi ci sta vicino.
    Anch´io, prima di emigrare in germania, quasi dieci anni fa, pensavo che fare un figlio costasse molto. Se si vuole lo standard italiano, costa molto ovunque ci si trovi. Io sono andata a vivere in un paese dove non esisteva un negozio per bimbi e mamme in attesa. Dove le donne col pancione si mettevano le maglie dei mariti o si rimaneggiavano da sole i loro vestiti abituali. Dove niente shampoo o cremine apposta per bimbi, o camerette da migliaia di euri, o seggioline-passeggini-ovetti tutto in tinta e smontabile. Una bella fasciona passata da un´altra mamma, bimbo dentro a mó di cangurino e via (e fa miracoli anche per i problemi alle anche). Niente fasciatoio, che il pediatra mi ha detto che inginocchiarsi e cambiare il bimbo su una coperta per terra fa bene anche alla schiena della mamma.
    E lo vedo adesso che sono rientrata in Italia, lo standard-italiano, che alla scuola materna di mia figlia sembra una sfilata di moda. Ma tre quarti di quello che sembra obbligatorio comperare é superfluo. Dove abitavamo noi, chiaramente, non c´erano libri per bimbi in italiano. Beh, ce li costruivamo io e la mia bimba, insieme. E sí, ha le toppe sui pantaloni. Ma non solo non me ne vergogno: ne vado pure fiera, perché le insegno il valore delle cose e l´assurditá dello spreco.
    Credimi, mi sa che é solo in Italia che non si fanno figli perché costano. Pensa a quanta gente nel mondo ha tre, quattro, cinque figli e vive in condizioni mooolto piú disagiate di noi. In Italia c´é persino l´assicurazione sanitaria gratuita, che per me é l´unica cosa veramente necessaria…
    baci!!

  29. barbara m. 28 marzo 2011 alle 11:29

    @Betty: premetto che ho aspettato tanto -troppo- per fare figli e ho pagato questo mio posticipare con interessi salati.
    concordo con l’ottima Claudia e con quanti l’hanno preceduta sulla stessa linea.
    i bambini costano solo se li si vogliono far costare. il 99,999999999% delle COSE che ti presentano come indispensabili per crescere un bambino sono assolutamente superflue.
    tutto per come la vedo io dipende dal fatto che qui e adesso viviamo in una società industriale, ergo le capacità e possibilità individuali sono svilite al massimo perché si deve vendere.
    amiche parenti e conoscenti se non ti vergognerai ad accettare, ti regaleranno vagonate di roba dei loro bimbi, da vestire ed accudire un esecito di marmocchi :-), ove non arriveranno amiche parenti e conoscenti possono sopperire i negozi dell’usato dove trovi di tutto a prezzi ridicoli, e soprattutto dove non arrivano i negozi dell’usato può sopperire la fantasia, che è sempre la risorsa più importante (per dire, per i giocattoli è tutto).
    l’unica cosa su cui investirei di più e su cui avrei investito di più anch’io se avessi saputo è sicuramente il cibo, ma se ti trovi sul pasto nudo già lo sai. però se non compri omogenizzati, pappette pronte e simili che costano un occhio della testa, va a finire che la spesa è minima perché un neonato mangia quantità minime, con una braciolina bio, anche se l’hai pagata un po’ di più ti ci mangia 4-5 volte.

  30. rosanna 28 marzo 2011 alle 11:55

    @claudia: è vero tutto quello che hai detto, io, come ho scritto sopra, ho 5 figli e anche lavorando in 2 (per molto tempo mio marito ha avuto un lavoro sottopagato) le difficoltà non sono mancate, ma ce la siamo sempre cavata, ed è verissimo quello che dici che è il superfluo quello che costa. Ricordo quando andavo agli incontri con le maestre della scuola elementare di come si stupivano perchè i miei figli non perdevano mai la matita, le gomme ecc. i miei figli sapevano che se capitava di perdere un oggetto si rimpiazzava una volta, due no, bisognava stare attenti, probabilmente sbaglio, ma ho sempre pensato che la maturità scolastica passava anche dall’attenzione ai libri ai propri oggetti e mi piace questo blog perchè la consapevolezza del cibo passa anche dal recupero di tanti prodotti oggi facilmente scartati mentre sono buonissimi.
    A me è capitato un episodio che ricordo divertita, ma forse è un segno dei tempi, avevo la piccolina di 9 mesi e avevamo organizzato un pic-nic con altri amici, io mi ero portata da casa l’occorrente per la pappa e un piccolo fornellino, come a volte succede quando si sta all’aperto il pallone con cui giocavano i bimbi prende un volo più alto e finisce sulla scodella della pappa che si versa tutta sull’erba, non ti dico il panico delle mie amiche, cosa mangerà la bimba ed ora come si fa, io ho pensato di utilizzare quello che c’era, ho messo nel pentolino una bella fetta di pane due pomodorini acqua ed ho fatto bollire, quando si è disfatta un pò di olio e parmigiano ed ecco fatta la pappa, non ti dico la sorpresa, all’inizio pensavo che scherzassero, ma non avevano mai fatto la pappa al pomodoro (che io faccio per recuperare il pane quando è secco e avanza) e sopratutto senza vasetti e vasettini, ma che mangiano i bimbi?
    Io penso che la tua bimba avrà alle spalle un tesoro di educazione che l’aiuterà sempre stanne certa, perchè una bella e brava mamma e quello di cui hanno solo bisogno. Auguri per il trasloco sarà un’altra avventura emozionantissima, io aspetterò i commenti da quella terra magica.

  31. Livia 29 marzo 2011 alle 00:08

    Mi dispiace non poter condividere quanto scritto sui figli che costano. Forse non dovrei parlare perché figli non ne ho. Ma non è solo questione di vestiti usati o di cellulari che si possono, anzi si devono evitare. E’ questione di nidi insufficienti, rette scolastiche, (poi tasse universitarie), baby sitter doposcuola se i genitori lavorano con orari obbligati, possibilità o meno di portarli in giro a vedere com’è fatto il mondo, che non guasta. Fargli studiare seriamente una o due lingue, cosa che la scuola non fa. Curarne l’educazione artistica, se lo desiderano, l’espressione corporea. Avere una casa che rispetti la privacy e l’esigenza di spazio dei genitori e la loro, che sia collocata dove possano uscire e giocare all’aperto senza troppi timori. Aspettare che passino i trent’anni sperando di vederli finalmente indipendenti economicamente. Vedere che non possono permettersi né di pagare un affitto né di comprare una casa per farsi una vita per conto loro, da adulti veri e autonomi, come sarebbe giusto. Specie nelle grandi città, per la maggior parte delle persone questi sono problemi troppo spesso irrisolvibili. Questi sono i veri costi dei figli. Sommati a un welfare che in Italia è sempre stato inesistente, rispetto all’Europa e a salari tra i più bassi della UE “storica”, con prezzi sostanzialmente comparabili.

  32. Pelomary 29 marzo 2011 alle 12:16

    Mamma quanto è bello leggere qui! Tante persone, tante teste, tanti modi di vedere una cosa. Sono tutti begli spunti di crescita, mi ha permesso di fare un riassunto, di vedere dove sto andando con i miei due piccoli cuccioli (5 anni e 9 mesi) che ho avuto in tarda età. Insieme ai miei errori ovviamente!
    @izn in gravidanza con Matilde non ho subito stress particolari, anzi ero la rappresentazione della felicità perchè anche se tardi stavo diventando mamma. Come forse saprai la pelle è lo specchio di ciò che non riusciamo a scartare (in termini di pensieri) e quindi vengono eliminati attraverso la pelle. Mia figlia è molto introversa e questo è stato il suo meccanismo di espulsione. Ora che è più grande e che stiamo lavorando sull’espulsione immediata di ciò che le è inutile trattenere, parla di più ecc. la dermatite è sparita. Con Francesco la gravidanza è stata più difficile, ho avuto un distacco placentare e per due mesi sono stata molto triste (venivo da 2 aborti) e credo che ora stia “spurgando” questo. In effetti ora va già molto meglio, ha solo un po’ di secchezza.
    @Betty per me è importante il messaggio di femminilità e donna che porto avanti io. Quello che vogliono dirci i pubblicitari, i film ecc che sono spesso fatti da uomini mi fa ridere, e non mi tange. Perchè altrimenti “baleno e lavoro meno” la donna vestita in rosso coi tacchi che fa le pulizie di casa o la famiglia felice del mulino bianco. E’ come vorrebbero che fossimo, non come siamo. Sono una mamma imperfetta, ma felice che tenta di pilotare le poche energie su alcuni punti per me fondamentali le altre cose in un’altra vita.
    @Rosanna grazie per il tuo esempio di vita!

  33. claudia 29 marzo 2011 alle 23:01

    @Livia: scusami, sempre con gentilezza e per scambiarci le nostre opinioni in serenitá: ma se uno pensasse di offrire anche solo la metá di quello che scrivi tu, i figli potrebbero permetterseli solo gli Agnelli e i Marzotto… non é un po´ troppo? I miei genitori mi hanno fatta crescere in un appartamento di 60 mq in un quartiere popolare (mamma papá e 3 figlie, eh, e con un bagno solo, e pure minuscolo! Adesso che ci sono tornata, e sono da sola con la piccola, mi chiedo come, da piccola, non mi sia mai sentita stretta. Ho ricordi meravigliosi… ;-))
    Le tasse universitarie me le sono pagate io a forza di stagioni negli alberghi (che mi sono state utilissime in molti settori lavorativi, poi) e, poi, iniziando a lavorare part time. Che mi ha fatto un gran bene, specialmente quando vedevo molti miei colleghi studenti che abitavano ancora con i genitori e non erano in grado nemmeno di andare alla posta a pagarsi un bollettino. Lo sviluppo motorio l´ho sempre fatto arrampicandomi in montagna la domenica e sugli alberi dei boschi vicini durante la settimana, o giocando alla settimana con le amichette. O saltando la corda. Ed ero anche meno stressata di questi bambini di oggi sempre sballottati tra corsi di lingue e sport (e psicologo, naturalmente).
    Nei musei ci sono andata a lavorare, e cosí ho accresciuto la mia educazione artistica (mentre mi laureavo). In Inghilterra per imparare l´inglese…vediamo…la prima volta a raccogliere fragole nel Norfolk (grazie, amica Baps, per quel mitico invito!), la seconda come dog-sitter a Brighton e poi via, sempre lavorando. Beh, il tedesco ho dovuto impararlo per forza, anche solo per comprarmi da mangiare o per capire cosa mi diceva il pediatra di mia figlia, quando abitavo lí.
    Insomma, non sono famosa, non sono in tv, non ho sposato un calciatore, ma mi sento soddisfatta della mia cultura, a dimostrazione che non serve una famiglia ricca, per crescere curiosi. Mi sto accorgendo, dopo tanti anni all´estero, che nel frattempo le aspettative sulla qualitá di vita degli italiani si sono alzate di molto… accidenti! baci!

  34. rosanna 30 marzo 2011 alle 07:23

    Vorrei fare una domanda al professore Giannattasio e quante magari hanno dovuto affrontare questo piccolo problema, la mia terza figlia che oggi ha 22 anni, fin da piccola nel priodo primaverile ed estivo ha avuto un problema di pelle molto molto secca al livello dell’addome e corrispondente schiena, l’hanno diagnosticata come Ittiosi,quando era piccola mi hanno fatto fare delle indagini anche a livello tiroideo poi vedendo che approdavamo a nulla abbiamo lasciato tutto anche perchè ora che è grande è giusto un pò di secchezza, ma da piccola aveva la pelle in quei punti più scura, il dermatologo disse che veniva paragonata alla muta del serpente perchè arrivava a squamarsi ed usciva sotto una pelle liscia e morbida, ora ci scherziamo, ma leggendo i post sopra mi chiedo se invece potevo fare qualcosa di più.
    Vorrei anche sapere se qualcuna di voi usa i prodotti di una famosa ditta svizzera, non vorrei fare i nomi metto giusto le iniziali “Ju..”
    io li uso e mi trovo bene anche se sono all’inizio e non conosco tutte indicazioni, mi piacerebbe sapere, per chi li conosce, se sono veramente naturali, fino ad ora mi hanno aiutata in molti casi evitando così i farmaci convenzionali, con tutto il rispetto perchè quando sono necessari devono essere presi.
    @claudia: ma sei tu che una volta hai detto che il tuo papà consigliava la coltivazione della terra piuttosto che tante psicoterapie? Grande uomo, condivido in pieno.

  35. izn 30 marzo 2011 alle 08:55

    @rosanna: mi dispiace ma mi sa che quella ditta non è un gran che :-(
    Clicca qui per vedere una discussione interessante sui loro prodotti su promiseland (però la discussione è del 2006, non so se adesso sia cambiato qualcosa… mi informerò).
    Se vuoi sapere se un prodotto per la pelle è buono devi sempre leggere gli ingredienti, e andare a controllare ad esempio sul biodizionario on line (clicca qui) se vanno bene, digitandoli e premendo invio.
    Se posso darti un consiglio per me i migliori sono Weleda e Dr. Hauschka, e anche Flora. Almeno sono totalmente naturali, e tutte le piante che utilizzano provengono da coltivazioni biologiche o biodinamiche (oltre a non avere *nulla* e dico nulla di sintetico).
    Se ti servono altri chiarimenti scrivimi via mail (altrimenti intasiamo questa pagina che parla di un altro argomento) oppure entra nella stanza delle chiacchiere dove c’è un posto dove si parla proprio di questo (se hai difficoltà a entrare fammelo sapere che ti aiuto io).
    p.s.: eccoti una discussione più recente (clicca qui)… e mi sa che ti conviene gettare tutto e ricominciare! Perdonami! Non volevo darti una brutta notizia!!! :-/

  36. claudia 30 marzo 2011 alle 09:29

    @Rosanna: sí. In effetti sto scoprendo che molti esercizi yoga o tai chi ripetono posizioni che una volta si facevano di routine e che ora fanno le macchine, al posto nostro (tagliare il fieno, tagliare la legna…). Pssst…te lo dico piano, che se no Izn ci sente e siamo off-topic…;-)

  37. rosanna 30 marzo 2011 alle 12:19

    @izn grazie e chiudo qui,perlomeno non butto i soldi costano un sacco questi prodotti,ma per l’ittiosi devo chiedere in un’altra pagina?un abbraccio

  38. izn 30 marzo 2011 alle 12:40

    @rosanna: No no per l’ittiosi hai fatto bene a chiedere qui… magari quando il professor Giannattasio avrà un secondo riuscirà a dare uno sguardo ai commenti e a darti una risposta :-P

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