Durante uno dei miei numerosi incontri con la bottiglia dell’aceto di mele biodinamico che non manca mai a casa zac, e precisamente mentre come al solito me ne versavo un po’ in una tazza di acqua tiepida corretta al miele di acacia, pure lui biodinamico, di Cascine Orsine (grazie, grazie, grazie Daniela!!) mi è sovvenuto che posseggo da vari anni anni un piccolo trattato sulle virtù del suddetto aceto.

Mai libro fu più trascurato; probabilmente all’epoca mi era saltato addosso ferocemente insieme ad almeno altri cinque o sei suoi colleghi, come sempre mi succede nelle librerie, che per me risultano essere un posto pericolosissimo, e nella ressa ero riuscita a dargli solo una sfogliata veloce. Il fatto è che tante cose che ci sono scritte devono essere diventate chiare solo alla luce di scoperte che ho fatto *dopo* averlo letto, perché ricordo bene che molto di ciò che avevo letto non mi era chiaro. E quando ho difficoltà a leggere un libro uso la tecnica del weimaraner (o meglio, quella di tutti i cani, nomino quella razza perché per me è il non plus ultra della bellezza canina): scavo una buca, lo seppellisco (tradotto in umano lo infilo sui piani alti della libreria) e lo vado a riprendere dopo un certo lasso di tempo (che nel mio caso varia da sei mesi a tre anni) per vedere se sono diventata abbastanza intelligente da capirlo.
Se continua a restare difficile da comprendere ripeto la sepoltura; procedimento ripetibile fino a consunzione cerebrale avvenuta (dopo magari lo tramando ai posteri, dovessero essere più svegli di me…).

Ho scoperto così che la bevanda che spesso mi preparo non è solo deliziosa e utile per aiutarmi a sciogliere eventuali concrezioni renali (ché io sono di quei geni che pietrificano le emozioni al bisogno, ehm…), ma ha una tale lista di pregi che non so veramente se riuscirò ad elencarveli tutti. Vi faccio un resoconto a volo radente delle cose più interessanti che ho letto, spero che sia sufficiente a capire l’argomento.

Potassio, fosforo, cloro, sodio, magnesio, calcio, zolfo, ferro, fluoro, silicio e molti altri minerali in tracce si trovano anche nella mela fresca, non fermentata.
La pratica di far fermentare la frutta è antichissima (si parla di Babilonesi, mica papere): l’aceto è da sempre utilizzato per rendere il cibo più digeribile (ad esempio marinare la carne), per ripulire l’intestino (Ippocrate consigliava di assumere aceto in caso di infezioni intestinali) e favorire la digestione, e ovviamente per conservare meglio i cibi nei climi caldi.
Per non parlare degli usi curativi veri e propri, come disinfettare le ferite, fare impacchi per le contusioni, le punture di insetti, i morsi di serpente.
Ovviamente non parliamo di un aceto di mele qualsiasi; sul mercato se ne trovano di tutti i tipi, spesso preparati solo con le bucce e i torsoli, mentre l’aceto vero, quello che possiede tutte le meravigliose qualità terapeutiche di cui parla il libro, è fatto pressando le mele intere (e devono essere mele serie, che ve lo dico a fare): polpa, bucce e torsoli. Non va bene neanche un aceto fatto solo con la polpa, la mela deve essere utilizzata nella sua totalità (questo concetto dell’alimento nella sua interezza piace anche molto alla bioterapia nutrizionale se non sbaglio).
L’aceto “giusto” è assolutamente torbido: la distillazione (l’aceto viene bollito, fatto evaporare e poi ricondensato), che lo rende trasparente, gli fa perdere molte delle preziose vitamine, enzimi, minerali e microelementi che contiene.
Il libro dice addirittura che un buon aceto può essere usato caldo per impacchi sulla gola in caso di raucedine, per fare gargarismi per fare sciacqui se le gengive sono infiammate, per massaggiare le tempie in caso di mal di testa o tutto il corpo per ovviare a problemi di sudorazioni notturne; come tonico per il viso mescolato in parti uguali con l’acqua, inalato per il raffreddore (fluidifica il muco e calma le infiammazioni), in impacchi per punture di meduse, mescolato a rafano fresco grattugiato per le contusioni o al sale per gli ematomi, frizionato sulla pelle e usato nell’acqua del bagno per i dolori muscolari da acido lattico e puro su calli, emorroidi (!), e verruche, e un sacco di altre cose interessanti, tra cui un paio di ricettine che quasi quasi le provo e ve le racconto :-)
C’è anche la spiegazione su come preparare l’aceto in casa partendo dalle mele e vengono offerti suggerimenti su come scegliere quello giusto (tra i quali quello ovvio che le mele debbono provenire da coltivazioni biologiche o biodinamiche).
C’è da dire che il sapore della bevanda è ottimo, e che fin da quando ero molto piccola non ho mai amato bere l’acqua così com’è (retaggio di famiglia… ricordo che il mio papà mi chiedeva sempre di portargli bicchieri d’acqua con qualcosa dentro, e quando non c’era nulla ma proprio nulla nulla gli ci scioglievo dentro un cucchiaino di marmellata – vabbeh, ero piccola!!! la marmellata per me era la panacea di tutti i mali). Stavo pensando che forse una certa donna-dottoressa-strega mooolto curiosa potrebbe offrirci qualche altro utile suggerimento e considerazione in proposito, non faccio nomi eh, Sabineeeeeee?! :-)
La bioterapia recita così in proposito: “Dotato di azione eupeptica e blandamente terapeutica, l’aceto inibisce la replicazione batterica ed è efficace contro il bacillo del tifo e i colibacilli; per questa ragione può essere usato per la conservazione di alcuni alimenti.”
E anche: “In bioterapia nutrizionale l’aceto viene usato nella nausea di origine epatica, quale quella tossica, gravidica, o conseguente a trattamenti chemioterapici, utilizzando un piccolo pezzo di pane intriso di aceto, il quale stimola la produzione dei succhi gastrici e fa riprendere la funzione digestiva. Stesso effetto non si verifica con il vino, in quanto la nausea verrebbe aggravata dall’alcool e dagli zuccheri.”
Ricordate solo, come sempre, di essere moderati sia per quello che riguarda le dosi né con la frequenza, non siate ossessivo-compulsivi (tipo me): sul librone di bioterapia c’è scritto anche che abusare dell’aceto provoca ipersecrezione gastrica, e quindi gastriti, ulcere, anemie e carenze di calcio. È la dose fa il veleno, non mi stancherò mai di dirlo.

Ingredienti:
un bicchiere d’acqua pura (in inverno tiepida)
due cucchiaini di aceto di mele
un cucchiaino di miele

Ehm… mescolate e bevete. :-)
p.s.: per i corsi da adesso in poi scrivete sempre all’indirizzo: lab(chiocciola)ilpastonudo(punto)it vi anticipo solo che il prossimo corso collettivo è sulla pasta fresca, all’uovo e semplice (acqua e farina) – è un corso base per chi è impeditissimo in cucina e per chi vuole avvicinarsi; anche per quelli di panificazione, individuali e non, scrivete alla stessa mail!!