Seadas

Di |2019-01-09T09:05:48+00:00domenica, 7 luglio 2013|cucina tradizionale, dolci|0 Commenti

Queste era un secolo che volevo farle, ma quando provo a realizzare un piatto tipico ho sempre un po' di timore reverenziale, visto che non appartiene alle mie radici e non vorrei mai offendere qualcuno che magari ha visto bisnonna, nonna e madre prepararlo e poi arrivo io fresca fresca e gli dico "si fa così" :-P
seadas
Però visto che mi trovo in una specie di paradiso sulla terra ancora per qualche giorno (non per mio merito eh, siamo a casa della mamma dello zacco), e che il suddetto eden è strapieno di piatti tipici e delle materie prime per realizzarli (sìììììì!!! Sono riuscita a trovare anche qui un produttore consapevole di fiducia, forse andrò anche a trovarlo, ecco!) almeno vi mostro qualcosa di mangereccio che ho trovato qui sul posto. Ah scusate non vi ho detto dove sono, e non è un particolare trascurabile mi sa! Mi trovo nel nord della Sardegna, di fronte alla Maddalena, ma in vista anche della Corsica.

Se vuoi continuare a leggere questo articolo, assòciati al pasto nudo.

Con un piccolo contributo avrai libero accesso a tutti i contenuti del blog, tantissimi sconti dai nostri produttori e sul nostro negozio online, dove puoi acquistare cibo sano e manufatti artigianali al giusto prezzo per te e per chi li produce, e aiuterai il pasto nudo a crescere e a pubblicare contenuti di qualità.

 

Se sei già socio, effettua il login con il tuo nome utente (se non ti eri già registrato in passato sul sito è semplicemente Nome e Cognome), e la password che ti abbiamo inviato via mail con la tessera.
Se selezioni l'opzione Ricordati di me dovrai farlo solo la prima volta.

 

Sei già socio? Vai al Login

Se non riesci a fare il login, puoi trovare tutte le informazioni necessarie in questa pagina, oppure puoi mandarci una mail ;-)

Nessun commento

  1. susywang 8 Luglio 2013 alle 09:42

    Ottima la ricetta !da utilizzare “strutto felice “per la ‘sfoglia che raccoglierà il formaggio sciolto come hai descritto ! :-)

  2. Francesca 8 Luglio 2013 alle 10:04

    Adooooooro le seadas!!! Ma non ci hai detto la cosa più importante, e cioè: cosa vuol dire il mome in sardo, e non mi dire “frittelle di pasta con formaggio fritto”, io intendo l’etimo proprio :))

  3. Salvador 8 Luglio 2013 alle 12:17

    Amo le seadas pur essendo di origini siciliane.
    Ma quà a Genova la cucina sarda è ormai integrata alla città, proprio grazie alla folta comunità residente, per cui le seadas sono entrate a pieno titolo nei vari menu dei ristoranti e delle trattorie tipiche sardo-genovesi.
    In genere quà la realizzano con il formaggio caprino fresco che si fanno spedire direttamente dalla Sardegna.
    Per il miele quasi tutti, almeno quà a Genova, usano il miele scuro di macchia mediterranea (potrebbe essere miele di timo selvatico?) che ha un forte ed intenso profumo di origano selvatico.

  4. marjanne 8 Luglio 2013 alle 13:22

    Buone! Buone! Buone!!!
    Il procedimento che hai usato è molto simile a quello che fa mia madre.
    In genere la base per la pastafrolla è sempre semola di grano duro e strutto, come per le panadas. Questo credo derivi dal fatto che in Sardegna si coltivava soprattutto grano duro. La pasta all’uovo infatti è tipica di zone dove prevale la coltivazione di grano tenero.
    Per il ripieno, mia madre ha sempre usato il “primo sale” di pecora (che dovrebbe corrispondere alla cagliata) più scorza di limone, ma c’è chi ci mette direttamente il pecorino stagionato o la “peretta” che è una sorta di caciocavallo di mucca.
    L’unica differenza è che non ho mai visto sciogliere il formaggio prima in quel modo e non ho idea se faccia parte o meno del processo “originale”, anche perchè capire cosa è originale o no è una grossa impresa…

  5. Loretta 8 Luglio 2013 alle 18:24

    Ma che meraviglia… vero che quando torni riporti un po’ di quei formaggi speciali e me le prepari ;-) ?

  6. Sara I°lab 8 Luglio 2013 alle 20:30

    Appaiono molto appetitose… Peccate non poterle assaggiare dal vivo :-(
    Sono molto contenta che vengano buone usando l’olio invece dello strutto ;-)
    Quando sarò ispirata, potrei spingermi a provarle, ma rigorosamente tirando la pasta con la macchinetta… :-D

  7. Laura 11 Luglio 2013 alle 09:36

    Buone, mi sa che le provo a breve
    Le dosi dell’impasto sono molto simili a quelle della piadina (farina-strutto-sale-acqua), quindi gioco in casa. :D

  8. izn 15 Luglio 2013 alle 23:51

    Lo so! Lo sooooo!!! Ci ho messo un po’ a scoprire l’etimologia ma poi ho trovato questa pagina molto interessante nella quale ci sono varie spiegazioni.
    Per alcuni il nome deriva da derivano da “seu” (o “sebu”), sego; “seada” equivarrebbe a “segata” cioè “cosparsa di sego”. Secondo l’autrice dell’articolo però questa interpretazione è errata; lei sostiene (e mi sa che sono d’accordo con lei) che più probabilmente la derivazione è piuttosto da “asseada” cioè irrancidita, nel senso di inacidita, visto che come vi dicevo il formaggio all’interno andrebbe fatto inacidire. Voi che dite?
    p.s.: anche in questo articolo l’impasto è rigorosamente privo di uova. La testardaggine, alle volte… :-)

  9. Stefano 24 Luglio 2013 alle 21:35

    Ipotesi: ma non è che si usa il casu axedu di pochi giorni?

  10. Rosella 24 Luglio 2013 alle 22:46

    Ho un ricordo delle seadas che risale a più di trent’anni fa: a Su Cologone una sera con il ragazzo che poi ho sposato. buonissime!!!! Ho anche provato a farle io, ma non sono certo venute come le ricordavo….E comunque mi è rimasto in bocca questo gusto di salato-ma-non-troppo con il gusto del miele di castagno, amarognolo il giusto. Che bontà!

  11. izn 25 Luglio 2013 alle 14:49

    @Stefano: grazie Stefano!! Potrebbe essere proprio lui!! Stupendo! 8-)

  12. Benito 30 Gennaio 2014 alle 02:00

    Mmm..mmm..mm..
    Buonissime le vostre siadas….
    Grazie…
    Buonanotte

  13. Sardegna 20 Febbraio 2014 alle 14:17

    Si tratta di in prodotto a base di formaggio, la sua origine è quindi da ricercare nelle zone dell’isola tradizionalmente legate alla pastorizia, quindi l’area compresa tra la Barbagia, l’ Ogliastra, il Logudoro e la Gallura.

  14. croccantina 26 Agosto 2014 alle 16:41

    Sono tornata ora dalla sardegna e sono un’entusiasta delle seadas! La contadina da cui ho mangiato e comprato olio, vino e pecorino, mi ha spiegato la ricetta che è proprio uguale alla tua! Devo però fare una precisazione: si usa il pecorino fresco (che io ho comperato da lei) e si lascia 24 ore in cucina in modo che faccia l’acqua; poi si procede a tagliarlo a pezzi e scioglierlo come hai detto tu, fino a farlo diventare una mozzarellona che verrà stesa all’altezza di mezzo cm. Ciao a tutte!!!

  15. I pranzi del sabato 12 Febbraio 2015 alle 10:53

    Ciao, come dice giustamente la mia conterranea Vera, le seadas hanno una ricetta diversa in ogni casa della Sardegna, l’unica costante è la semola rimacinata di grano duro per la pasta (non farina 00), quindi complimenti, hai messo a punto uno buona ricetta di seadas! Se vuoi leggere la mia, tramandata da mamma, nonna e bisnonna la trovi qui ;)
    E se apprezzi la cucina sarda nel mio blog trovi un po’ di ricette delle mia famiglia!

  16. […] Morganti parte dunque dalla Seada sarda, irrobustendo l’impasto, che diventa croccante, spingendo sui profumi con l’anice […]
     

  17. daniela @senzapanna 28 Ottobre 2015 alle 20:54

    Ti faccio i complimenti perché le hai fatte meglio di tanti sardi che hanno perso la tradizione.
    Ad esempio so che alcuni usano la peretta ma è sbagliato e ti dico perché. Peretta e panedda sono formaggi che sono stati in salamoia mentre per le seadas si usa la cagliata che è stata qualche giorno ad inacidire. Cosa che non avverrebbe con un formaggio salato che ha funzione di conservante. Mia nonna che faceva il formaggio in casa teneva da parte una forma che non metteva apposta in salamoia per fare seadas, formaggelle, ravioli. Quindi ripeto per favore niente caciocavallo o peggio come sento a volte Galbanino…
    Questo formaggio poi giustamente si scioglie ma essendo fresco non si aggiungono né latte né acqua perché espelle il siero. Non si aggiunge semola perché resterebbe più fluido mentre si deve raccogliere spontaneamente formare una palla.
    La semola si mette quando si fa la massa frissa per i maccheroni furriati (una sorta di pasta ai 4 formaggi con un solo formaggio) dove il condimento deve restare fluido.
    La pasta si fa con semola rimacinata di grano duro (sardo), niente uova e il 20% di grasso, tradizionalmente strutto. Adesso qualcuno le fa con l’olio extravergine ma non si usa lardo.
    Per il resto hai azzeccato in pieno la tradizione.
    Se può servire ho scritto la ricetta di Roberto Murgia che è simile a quella di mia nonna e che ho rifatto con molta soddisfazione.

  18. izn 30 Ottobre 2015 alle 17:42

    @daniela: che dire, Daniela, vorrei metterlo in una cornice il tuo commento. Se ognuno condividesse i propri consigli come hai fatto tu qui cucineremmo tutti meglio :-) Finalmente mi hai chiarito la differenza tra peretta/panedda e cagliata; ma tu la cagliata la fai in casa? E come? Io ho fatto questa, è una cosa simile? Senti, se ho capito bene quindi devo mettere molto più grasso nella pasta?
    Vabbeh vado a vedere il link che mi hai messo (i maccheroni furriati però me li devi spiegare! Li cerco da te :-D).

Scrivi un commento

Questo sito usa i cookie per poterti offrire una migliore esperienza di navigazione, grazie a loro possiamo conteggiare le visite in modo anonimo, ma non ci permettono in alcun modo di identificarti direttamente. Clicca su "OK. Accetto i cookie" per proseguire, oppure approfondisci cliccando qui. Ok