Lo zen e l’arte della manutenzione del tagliere di legno

Di |2018-11-08T08:54:40+00:00giovedì, 21 dicembre 2017|decrescita|0 Commenti

Paradossalmente, nel momento in cui sto cucinando, preparando, conservando di più, non riesco a trovare un secondo per trasmettervi le nuove conoscenze — a brevissimo la rubrica sulla fermentazione for dummies! — e raccontarvi… gli accaduti (perché “l’accaduto” sarebbe oltremodo riduttivo, credetemi).
tagliere di legno pulizia
Così, intanto che riordino fotografie, obiettivi, intenti e ricette, vi appioppo un nuovo imperdibile post nella sezione della decrescita, nel quale sono usa raccontarvi come stare (molto bene) in cucina con l’impatto ambientale più basso possibile :-).
E dunque, dopo lo sproloquio sulle padelle di ferro, quelli sull’evitabilità del Teflon e della plastica e la panoramica sul canovaccio magico e relativi consigli per farselo in casa, sento l’impellente necessità, a due passi dal Natale e un passo dopo il mercato contadino più grande e particolare che abbia organizzato nella mia vita, di parlarvi di come tenere fresco e arzillo il migliore amico che abbiamo in cucina, il tagliere (di legno, ovviamente!).

Vero è che di taglieri ne esistono di ogni tipo, dimensioni e materiali, tutti a mio parere largamente superati dal caldo e profumato materiale che amo di più in assoluto. Molti anni fa, quando mi è capitato di lavorare nelle cucine dei ristoranti, ho appreso con mio sommo disagio che nelle situazioni lavorative non poteva essere utilizzato altro tagliere che non fosse di plastica; una roba semidura dal colore lattiginoso, piena di graffi e tagli sospetti, che oltretutto bisognava sterilizzare con detergenti che adesso non guarderei nemmeno da lontano.

Roba tutta uguale e oltremodo inquinante (non so se vi ho mai parlato della mia battaglia anti-plastica, ehm); niente a che vedere con l’unicità e l’accoglienza del legno, che in un mondo perfetto dovrebbe essere tutto di un pezzo (e non fatto di pezzi incollati tra loro come i miei, ikea-made) e in un mondo ancora più perfetto, di legno d’olivo, molto duro, resistente, autoctono, e bellissimo a vedersi.
E difficilissimo da gestire, potrebbero pensare tanti, visto che il legno è un materiale comunque poroso, assorbente, vivo. Soprattutto chi ancora non ha provato la meravigliosa sensazione di relax che senti quando ti rendi conto che la tua pasta madre non è altro che una coltura batterica, che i batteri sono ovunque e quasi sempre sono nostri amici, e che siamo fatti più di batteri che di noi stessi.
Ovvio che i taglieri di legno vanno puliti, ma un tutorial su come farlo non l’avevo ancora incontrato fino a qualche giorno fa, quando sono inciampata in questo, che mi accingo a tradurvi con le dovute modifiche consapevoli, e che spero risolva una volta per tutte l’amletico dubbio legno o non legno.
Iniziamo col dire che il tagliere di legno ha bisogno di cure amorevoli ma non quotidiane; non serve pulirlo a fondo ogni giorno, servono una decina di minuti una volta a settimana (mi sembra accettabile, no?!), e basta avere a disposizione acqua, un panno (l’articolo dice di microfibra, io dico *cotone*), olio (l’articolo dice minerale, io ovviamente dico a gran voce *vegetale*) e poco altro.
come pulire il tagliere
Ho sempre oliato i miei taglieri con olio d’oliva, e non ho mai avuto alcun problema di odori molesti, anzi. È vero, l’olio d’oliva è costoso rispetto a quello minerale (che comunque *in saldo* costa quasi 6 dollari al litro!), ma a me capita spesso di avere delle rimanenze degli anni precedenti, o che me ne cada un po’, insomma cerco sempre di utilizzare olio di recupero quando posso (facendo molta attenzione che non sia rancido); non ne serve molto, e riflettete sul fatto che l’olio che è sul tagliere va a contatto con il cibo che ci tagliate sopra, quindi l’olio minerale che è a base di petrolio (come anche la famosa marca di olio per bambini!) lo vedo poco adatto.
Oltre all’olio, l’articolo parla di una crema, nello specifico fatta di cera d’api e olio (minerale, che ve lo dico a fare :-D). Secondo me si può sostituire egregiamente con qualsiasi crema naturale che abbia come ingredienti cera d’api e olio (vegetale), e basta, o al limite un po’ di olio essenziale di qualcosa (di cedro — che è anche antitarlo — sarebbe fantastico, ma anche di arancia, per dire). Io per adesso sto usando una cera d’api in barattolo che ho trovato da un produttore di miele, profumata con olio essenziale di arancia, ma so che Elisa di Mahel sta preparando delle creme apposite per il legno, e lei sarà presente con tutta la sua linea cosmetica naturale al prossimo Terrafondai. Poi non dite che non ve lo dissi!
Adesso vi trascrivo dall’inglese tutto il procedimento step-by-step, con le variazioni del caso, e vedrete che i vostri taglieri saranno sempre perfettamente puliti, lisci e idratati come il culetto di un bambino!

Ingredienti:
i taglieri di legno di casa
sapone per i piatti ecologico, neutro
olio vegetale a scelta
crema o cera d’api per legno
ritagli di cotone

Per prima cosa lavate con acqua e, se serve, un po’ di sapone neutro per i piatti, il vostro tagliere (giù le mani dalla lavastoviglie!!!). L’errore che quasi tutti fanno è lavarlo solo una delle due facce; dovete lavarlo bene da tutti e due i lati altrimenti si incurverà. L’acqua fa gonfiare il legno, e se il rigonfiamento non è uniforme il tagliere si deforma.
Dopo il bagnetto, asciugatelo bene e fatelo asciugare in verticale su uno dei lati per una notte, in modo che tutti e due i lati prendano aria.
Il giorno dopo versatevi sulle mani un po’ d’olio e massaggiate il tagliere su tutti i lati, angoli, spigoli e quant’altro. Non esagerate, basta un velo sottilissimo su tutta la tavola. Lasciate assorbire l’olio tre o quattro ore, sempre in verticale, appoggiato su uno dei lati.
Una volta assorbito bene l’olio, potete finalmente passare alla crema, ripetendo lo stesso procedimento che avete fatto con l’olio, possibilmente con un panno di cotone invece che con le mani, perché altrimenti essendo la crema grassa invece del legno idratereste voi stessi (cosa che con le creme di Elisa non sarebbe nemmeno male eh). Questo passaggio serve per saturare bene i pori del legno in modo che trattenga l’olio.
Lasciate di nuovo riposare per alcune ore o una notte come sopra, verticale, lato, facce libere. Trascorso questo tempo, potete finalmente dedicarvi a metti-la-cera-togli-la-cera, per una durata direttamente proporzionale alla quantità di pianeti in vergine che avete nel vostro quadro astrale, fino a quando non otterrete un tagliere meravigliosamente idratato e splendente nella sua legnosità: da adesso in poi eventuali liquidi scivoleranno via senza impregnarlo o macchiarlo.
Teoricamente, soprattutto se si tratta di un tagliere fatto con un unico pezzo di legno — e quindi non quelli di ikea che sono fatti con pezzi piccoli incollati tra loro — con questo trattamento settimanale il tagliere potrebbe durare tutta la vita o comunque decenni (adoro le cose da cucina durevoli). Se per caso dovessero crearsi dei tagli più profondi, potete passare un po’ di carta vetrata sottile su tutta la superficie del tagliere. Ci vorrà un po’ ma avrete un tagliere praticamente nuovo.
Se invece dovessero staccarsi dei pezzi (nel caso di taglieri incollati) o dovessero crearsi delle vere e proprie fratture, conviene sostituire il tagliere, altrimenti il cibo si infilerà nelle fessure, cosa ovviamente non molto sana. Potete sempre metterlo nel caminetto o usarlo in qualche altro modo, e anche se doveste gettarlo, avendolo sempre idratato con materiali naturali sarà perfettamente biodegradabile.

Nessun commento

  1. Sara 22 dicembre 2017 alle 19:04

    Pensi che questo trattamento possa andare bene anche per la spianatoia per impastare?

  2. izn 22 dicembre 2017 alle 19:29

    @Sara: Ma certo!

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