Se non avessi incontrato Mino Mauro probabilmente il pasto nudo non sarebbe mai diventato l’associazione che è oggi. Fu lui, nel lontano 2013, a darmi l’idea di trasformare il blog in un organismo che diffondesse in ogni modo la cultura del cibo vero e sano, e in un ponte tra i produttori consapevoli e tutti quelli che vogliono comprare da loro.
semia bio roma
Ricordo ancora la conversazione sotto casa mia, quando lui mi suggerì la cosa e io lo guardai attonita per un lunghissimo minuto chiedendomi se stesse scherzando. Poi una voce dentro di me disse “vabbeh ma che ti costa provare” (c’è sempre una voce dentro di me che dice proviamo :-D); ne parlai con zac e qualche tempo dopo il pasto nudo si trasformò in quello che conoscete adesso. Questo per dire che quest’uomo avrà sempre un posto speciale nel mio cuore!
A parte suggerire a impenitenti donzelle di fondare associazioni, Mino, originario di Santa Cesarea Terme, nei pressi di Otranto, ha fatto tanto nella sua vita. Poco prima di rimanere fulminato sulla via della biodinamica lavorava a Londra nella catena degli alberghi Sheraton; un giorno, sbagliando stazione della metropolitana, capitò per caso davanti alla sede dell’associazione biodinamica inglese, un palazzo dall’architettura molto particolare, incuriosito chiese informazioni e ne rimase irretito.

Da lì si accese la scintilla, cominciò a studiare tutto quello che trovava su questo tipo di agricoltura e alla fine del ’97 decise di andare a lavorare in un’azienda biodinamica, la Table Hurst Farm, collegata con l’Emerson College, una scuola per insegnanti Waldorf nei pressi di Londra, nata negli anni ’70, dove scoprì la pedagogia steineriana, il mondo antroposofico in generale e la realtà dei disabili, che lo colpì profondamente.

Appresi i fondamenti dell’agricoltura biodinamica in un territorio però piovoso e estremamente adatto alla crescita delle piante come l’Inghilterra, Mino si chiese come applicarli in climi più torridi come quello dell’Italia del sud, e si mise in moto per cercare aziende biodinamiche che lo aiutassero in tal senso; sempre per caso (che poi non è mai un caso) gli capitò tra le mani un libro di Podolinsky (ricordate? ve ne ho già parlato sul pasto nudo, qui e qui) e decise così di partire per l’Australia con un visto studio/lavoro per andare a vedere come funzionava la biodinamica dall’altra parte del mondo.
Mino Mauro
In Australia rimase un anno lavorando (parliamo sempre di apprendistato, quindi gratuito!) in varie aziende agricole un po’ dappertutto, concentrandosi principalmente su due delle sue grandi passioni, le tecniche di allevamento brado biodinamico e la coltivazione in permacultura dei cereali e degli alberi da frutto.
Dopo quattro anni di assenza dall’Italia tornò in Puglia e poco dopo iniziò a lavorare in un’azienda in provincia di Latina, dove conobbe Carlo Noro che aveva comprato da poco la sua azienda agricola, il mitico Alberto Della Senta, l’Agrilatina e tutto il biodinamico del centro Italia in generale. Di lì a poco conobbe la proprietaria di Agricola Boccea, allora ancora in regime convenzionale, che voleva convertire i terreni e l’allevamento in regime biodinamico; per 4 anni si occupò di tutti gli aspetti della conversione, e fu proprio in quel periodo che conobbe la sua compagna Roberta, che da allora lo affianca in ogni aspetto della sua vita (santa donna!) :-D
Mino Mauro
Finita l’esperienza all’agricola Boccea Mino sentiva fortemente il bisogno di fondare un’azienda nella quale l’aspetto sociale fosse importante quanto le produzioni; il lavoro con i disabili è da sempre uno dei suoi punti fermi assoluti.
Tramite una cooperativa con cui era da tanto in contatto — che conosco solo adesso e trovo incredibile, La collina, che dagli anni ’70 si occupa dell’“intreccio relazionale tra uomini-donne-Terra che (ri-)apre possibilità di Vita anche laddove questa era compromessa” reinserendo nel lavoro agricolo “persone portatrici di disagio sociale, uomini e donne ferite dalla vita e in cerca di una possibilità: di vita e di lavoro, in cerca di un’opportunità di recupero di dignità e di riscatto sociale; percorsi di uscita dalla tossicodipendenza verso un’autonomia possibile; cammini di liberazione e di condivisione”, venne in contatto con una comunità di persone che abitavano a Roma nord in pieno Parco di Veio, tra olivi, ciliegi e indefinite varietà di querce, e volevano mettere in piedi un’azienda Agricola.
olive oil tree italy
Con loro fondò la società Casale Vecchio che andò avanti per qualche anno; nel 2014 i soci presero poi la decisione di separare la parte produttiva da quella patrimoniale. Fu così che nacque finalmente la creatura di Mino e Roberta, Semia Bio — che coltiva e gestisce i terreni di Casale Vecchio — di cui noi usufruiamo abbondantemente, perché frutta e verdura di casa zac arrivano praticamente solo da loro. Come però spesso accade quando un posto è a portata di mano (Semia Bio è a dieci minuti da casa nostra), non avevo mai trovato il tempo per farci una scappata e raccontarvelo. Eccomi quindi a riparare questa grave mancanza!
Mino Mauro
Quando l’altra sera siamo passati a trovarlo, Mino si stava gingillando con un nuovo giocattolo (ehssì, anche i biodinamici usano la tecnologia, mica solo corni di vacche); gli ho chiesto di cosa si trattasse e mi ha spiegato che era un sarchiatore elettrico, che serviva per smuovere la terra e strappare le erbe spontanee che tendono a crescere troppo alte rispetto agli ortaggi togliendogli luce.
Mino Mauro
In biodinamica le erbe infestanti non sono nemiche; vanno solo tenute a bada e si fa di tutto per far convivere le piante coltivate con quelle selvatiche (che di solito sono più forti di quelle coltivate, come gli umani :-D) con interventi che mirano semplicemente a creare un equilibrio; si zappa solo in alcune zone dell’area coltivata e lo si fa con la consapevolezza dell’importanza che ha la condivisione dello stesso pezzo di terra tra più tipi di piante.
aziende bio roma nord
La gran parte degli ortaggi proviene da semi biologici non ibridi, acquistati da Sativa, Arcoiris e Biocoop; da quest’anno infatti quasi tutte le piantine nascono in azienda (hanno iniziato a creare il vivaio un paio di anni fa, provando le varie tecniche). Chi è in regime bio deve avere la tracciabilità dei semi: bisogna dichiarare da chi vengono acquistati e chiedere il permesso di coltivare all’ente certificatore al quale si fa capo, che nel caso di Semia Bio è Bioagricert.
coltivazioni bio roma
Il capitolo pacciamatura è uno dei punti sui quali ci siamo soffermati un bel po’ a chiacchierare. La prima cosa che Mino e Roberta provarono fu la paglia; si resero subito conto però che in un’azienda volta a fare (anche) reddito non funzionava a causa del costo molto elevato. Provarono anche la pacciamatura di carta, ma sul terreno argilloso che hanno loro, molto duro, si strappava facilmente e il vento la portava via. Passarono così a malincuore alla plastica, fino a quando 6 anni fa arrivò sul mercato il Mater bi, al quale si affidano ancora adesso, in attesa di trovare un’altra soluzione ancora più sostenibile. Una prova che faranno è quella con i teli di juta, come quelli che vedete in questo articolo.
cicoria biodinamica
Da tener presente che comunque in un’azienda biodinamica la pacciamatura viene usata molto poco, perché il terreno viene coperto soprattutto con le infestanti (che come vi dicevo sopra si controllano, non si annientano!) e con la tecnica del sovescio: sul terreno si coltiva un determinato tipo di piante, dette proprio “piante da sovescio”, si lasciano seccare e poi il terreno si rivolta per incorporare i residui delle colture che lo arricchiscono di sostanze organiche.
Mino e Roberta usano miscugli multifloreali composti da leguminose, graminacee, cereali, brassicacee e altro; ci vogliono almeno 10 specie diverse, perché ognuna di esse ha un diverso apparato radicale. Quelle le cui radici arrivano in profondità tirano fuori i minerali dal terreno, le graminacee invece hanno radici superficiali, e così via.
sedano biodinamico
Per i pomodori hanno dovuto fare un discorso a parte: per loro è stato necessario continuare a usare la pacciamatura di plastica, che comunque si può riutilizzare per 4/5 anni, perché per coltivarli bisogna camminarci vicino e il materbi non regge il calpestìo.
Inoltre, siccome queste piante soffrono molto l’umidità, e possono facilmente avere malattie fungine, le hanno sistemate in un minitunnel, che non è altro che una copertura che le ripara dall’abbondante rugiada del mattino e dai forti sbalzi termici tra giorno e notte che ci sono nella zona.
pomodori biodinamici
Il minitunnel protegge i pomodori anche da un insetto un po’ invadente, la tuta absoluta, una farfallina che depone le uova sul fiore. Il bruco nasce nel pomodoro verde e se lo mangia tutto dall’interno. Con questo metodo sono riusciti da 4 anni a questa parte a non usare più il rame, anche sostituendolo con macerati di ortica, equiseto, corteccia di quercia, estratti di alghe e propoli, e un po’ di bicarbonato.
Mino Mauro
Anche le patate, vista la loro estrema bellezza, meritano una citazione: come forse sapete questo è il momento delle patate novelle; Mino ne coltiva 4 varietà diverse; a buccia bianca per il consumo fresco, e a buccia gialla e rossa per il consumo invernale. Come vedete dalla foto le piante sono tutte potate grossolamente.
patate biologiche
Si fa così sia per comodità di raccolta (le patate diventano piante giganti!), sia per bloccare la vegetazione e impedire che quando vengono tirate fuori continuino a vegetare e a germogliare alla luce. Le patate invernali rimangono sottoterra fino a quando le piante non sono completamente secche, solo allora, a differenza delle novelle, vengono tirate fuori e conservate in posti freschi e bui in attesa di essere vendute.
biodiversità
Dopo le patate, tra un grillo e un barbalbero, ci siamo diretti verso un’altra zona dell’azienda, un capannone dove Mino tiene tutti i semenzai. Seminare in pieno campo nella loro situazione non è consigliabile, soprattutto in questi periodi torridi, sia per risparmiare acqua (loro ne hanno pochissima a disposizione) sia perché, a fronte degli stessi costi, la percentuale di riuscita della semina all’aperto è molto bassa.
biodiversità
Di solito si usano quindi dei contenitori appositi; si tratta di vassoi molto larghi con tanti piccoli buchi che poi vengono riempiti di terra, in ognuno dei quali viene messo un seme. Quando la piantina ha qualche fogliolina la si trapianta dove si vuole (se si segue la biodinamica, nei giorni adatti alla pianta in questione).
semenzaio materiale naturale
Il problema è che questi vassoi sono quasi sempre di polistirolo o di plastica. Potrebbe sembrarvi un particolare di poco conto, tanto poi magari si riciclano (quando ci si riesce), invece c’è molto da obiettare. In primis ne viene usato un numero inenarrabile: in un’azienda come quella di Mino e Roberta, che non è nemmeno tanto grande, parliamo di un centinaio di vassoi di polistirolo al mese, che tra l’altro non si possono riutilizzare perché dopo un solo uso diventano porosi! Anche quelli di plastica non sono meno inquinanti; se mi conoscete sapete bene quanto mi sia simpatico questo materiale proveniente dal petrolio, inquinantissimo e insostenibile, ma che purtroppo ha un costo talmente irrisorio che viene usato da tutti.
semenzaio ecologico
Mino e la sua bella e dolce compagna hanno cercato a lungo alternative a questo stato delle cose, e infine un paio d’anni fa sono riusciti a trovare i bicchierini singoli di carta che vedete qui sopra, che devono comunque essere posizionati in un vassoio di plastica, che però almeno si può riutilizzare N volte. A parte il costo elevato questi bicchierini avevano però anche il problema che vanno comprati in quantità enormi (parliamo di roba tipo 10.000 pezzi alla volta) che per un’azienda piccola diventa una spesa impossibile.
semenzaio ecologico
Continuando la loro ricerca, casualmente in una fiera in Germania Mino e Roberta hanno conosciuto un’azienda olandese che produce vassoi in torba pressata che finalmente gli ha offerto la quadratura del cerchio. Queste vaschette a forma di piramide tronca si presentano come vassoi, ma i bicchierini si staccano facilmente l’uno dall’altro e si possono infilare nella macchina che trapianta le piantine nel terreno. Man mano si trasformano in terra e non lasciano alcun residuo.
semenzaio ecologico
Inoltre entrano perfettamente nelle cassettine di plastica che vedete qui sopra (sono necessarie per contenerle altrimenti giustamente si spatasciano, tra acqua e radici), che sono riutilizzabili all’infinito (o quasi) e riciclabili. Ecco, per me queste sono le attenzioni che veramente fanno la differenza tra il coltivatore degli ultimi sessant’anni e quello 2.0, tecnologico, etico e pratico al tempo stesso.
grano antico altezza
Mentre chiacchieravamo di vassoietti ecologici Mino si è illuminato e ci ha detto che ci doveva far vedere una cosa molto interessante (vi lascio immaginare la mia curiosità). Ci ha portati su un altro terreno, circondato da boschi di querce, dove svettava una lingua di piante di grano antico, altissime (zac non è un gigante ma nella foto sopra gli arrivano alla spalla, quindi almeno un metro e settanta lo raggiungono).

LA FORZA DEI SEMI - intervista a Salvatore Ceccarelli

Che emozione!! Per la prima volta ho toccato finalmente con mano la famosa parcella di popolazione di grani antichi che il mitico ricercatore Salvatore Ceccarelli sta da trent’anni sperimentando nelle aziende agricole (più naturali possibile) del bacino del Mediterraneo (ho trovato un bel video esplicativo sul suo lavoro, eccovelo qui sopra).
Guardando queste piante incredibili ho finalmente capito cosa intendeva il prof Giannattasio quando scriveva (ho trovato questo suo vecchio articolo del 2011) che il grano è una pianta luminosa, che sembra emanare un’intensa aura di luce, grazie al fatto che è composto in parte di silicio, che brilla al sole.
grano antico parcella
Una “parcella” è una striscia di terra coltivata, lunga tot e larga tot, coltivata di solito sul terreno peggiore in assoluto, in modo da mettere alla prova il seme stesso. La vedete in parte nella foto piccola qui sotto a destra. Se guardate invece quella a sinistra e quella qui sotto potete notare quanto la terra sia arida e spaccata per via della incredibile siccità che abbiamo avuto negli ultimi mesi (la peggiore da quando ci sono le rilevazioni meteo, da un centinaio d’anni).
grano antico prove
Mino era entusiasta di come nonostante da novembre il terreno avesse ricevuto pochissima acqua, e solo piovana, il grano fosse sopravvissuto perfettamente: Mino ha scelto di provare a seminare insieme due popolazioni, un miscuglio di duri e uno di teneri, anche se le nostre latitudini sono molto più adatte per i grani teneri.
grano antico parcella
L’esperimento in effetti consiste proprio in questo: far crescere il grano sul terreno meno adatto possibile, in modo da testarne la rusticità e la resilienza: la capacità di adattarsi all’ambiente nel quale si trova, che a quanto pare si è dimostrata altissima, a differenza dei grani moderni che non reggerebbero mai questo tipo di condizioni, e hanno bisogno di essere costantemente aiutati in vari modi.
grano antico parcella
Questo grano verrà usato solo per i semi (non per uso alimentare) per altri due anni: il processo dura tre anni, al termine dei quali il seme riprodotto si è adattato al terreno e alle condizioni microclimatiche nelle quali si trova e quindi si può finalmente seminare per produrre grano da mangiare e macinare. La spiga che vedete nella mia mano è di grano tenero: si distingue da quello duro perché non ha i… baffi. La coccinella giuro che è arrivata da sola, non l’ho messa in Photoshop :-D
grano antico prove
Quando ormai era quasi buio Mino con un fischio ha richiamato i due bellissimi pastori maremmani che ci hanno accompagnato per un tratto, Ettore e Paride, per andare tutti insieme nella zona galline. Le due meraviglie pelose che vedete nelle foto durante la notte fanno la guardia alle loro protette per non farle aggredire da faine, volpi, cinghiali e quant’altro; anche i campi sono necessariamente difesi da una rete elettrificata.
pastore maremmano
È stato così che abbiamo conosciuto una trentina di galline felici e razzolanti di razza livornese (e relativo gallo molto possessivo) a fine carriera; di solito Mino e Roberta ne hanno 250, per produrre le meravigliose uova che come arrivano così spariscono, alla velocità della luce. Prima di prendere le nuove stanno aspettando che quelle che hanno muoiano di vecchiaia :-D
galline felici roma
Per le galline Mino e Roberta usano un sistema molto particolare: la transumanza! Il pollaio, composto da varie casette con le ruote, viene spostato ogni sei mesi in un terreno diverso: le galline erodono il terreno molto più di animali grandi come bovini e ovini, e se rimangono troppo tempo nello stesso posto le loro deiezioni si concentrano e il terreno ne soffre. Ogni settimana inoltre le casette vengono spostate in avanti in modo che il terreno venga sfruttato e concimato in modo uniforme.
uova bio roma nord
Inutile dirvi che mangiano solo ortaggi e verdure fresche appena colte, e una piccolissima quantità di cereali macinati biologici: non ne hanno bisogno perché sui campi ci sono tanti scarti delle piante precedenti, e ovviamente li preferiscono (mica sono sceme le galline) :-)
pastore maremmano
Le uova freschissime vengono solo spazzolate e poi impacchettate in contenitori di cartone pressato; vanno a ruba perché siccome le galline hanno sempre accesso a pascoli freschi sono pastose e saporitissime rispetto a moltissime uova biologiche che ho assaggiato (e io sono una super pretenziosa quando si parla di uova).
crema di puntarelle
Prima di andarcene ci siamo pure beccati un regalino molto molto gradito: visto che hanno tante puntarelle (che infatti in tenpi non sospetti mi avete visto trasformare in questa meravigliosa cosa qui) e non sanno proprio starsene con le mani, ci hanno fatto realizzare un paio di tipi di salsa che nemmeno ve lo spiego quant’è buona, a base di olio di semi di girasole estratto a freddo, e in una variante con aggiunta di pomodori secchi :-P
aziende agricole biodinamiche
Che dire. Anche se a scrivere questo post mi sono consumata le dita, amo profondamente quello che adesso è il mio lavoro, che mi porta a dover alzare il… culetto, che di solito ama moltissimo stare in casa, e conoscere questo tipo di realtà che ammiro profondamente e che mi infondono tanta speranza per il futuro, nostro e dei nostri figli. Io credo che un medico degno di questo nome dovrebbe consigliare a tutti i suoi pazienti di andare almeno una volta alla settimana in posti come questo, magari a cogliersi la verdura da solo. Saremmo tutti molto più sani e non avremmo bisogno della mania del controllo che pare dilaghi in questi giorni folli <3
Semia bio
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