Il bio che non amo

Di |2018-11-08T18:28:30+00:00lunedì, 24 agosto 2015|visti da vicino|0 Commenti

Questa ve la voglio proprio raccontare. Sapete tutti quanto io sia fermamente convinto della bontà degli alimenti bio, ma vi confesso che qualche volta sono assalito da dubbi e mi arrabbio anche in malo modo. Dunque, in questi giorni è stata nostra ospite in campagna una cara amica, che nonostante i tanti anni passati a leggere tutto quanto scrivo riguardo all’alimentazione, è rimasta, ahimè, una ingenua e vulnerabile consumatrice.
zucchero grezzo
L’altro giorno, su richiesta di mia moglie, è andata da sola a fare la spesa nel negozio bio cui andiamo abitualmente. E fin qui nulla di male, anzi. Ma quando, al suo rientro, aiutandola a svuotare la borsa della spesa, ho visto far capolino delle confezioni targate bio di “tortini al grano duro”, e ho dato una sbirciata agli ingredienti, apriti cielo. Mentre l’amica mi riferiva che, poiché i tortini erano in offerta, ne aveva comprato per mangiarli insieme a noi e con i suoi familiari al rientro, ho prima corrugato la fronte, poi ho storto il muso (il che vuol dire, per chi mi conosce, che stavo per sbottare). Per carità, non ce l’avevo certo con l’ospite (mi è così cara che sarebbe stata ospite sacra anche se mi avesse portato in dono del philadelphia e del tavernello), ma con la ditta che ha messo in circolazione codesto prodotto, che sarà anche bio, ma di sicuro è poco raccomandabile dal punto di vista nutrizionale e della qualità in generale. Vediamo perché.

Gli ingredienti in etichetta

Sono 15 (mamma mia, sono tanti come nei prodotti similari della grande distribuzione). Ve li elenco nell’ordine in cui sono riportati in etichetta (come sapete gli ingredienti sono riportati in ordine decrescente di quantità): zucchero di canna, uova, farina di grano duro (varietà Cappelli), olio di girasole, fecola di patate, farina di ceci tostata, cacao magro in polvere, farina di carruba tostata, agenti levitanti (tartrati di potassio, carbonati di sodio, carbonato di ammonio), sale, estratto di vaniglia, emulsionante: lecitina di girasole, estratto di cacao. Gli ingredienti sono tutti bio tranne la lecitina di girasole.

Nell’elenco lo zucchero è al primo posto, quindi è l’ingrediente presente in maggiore quantità. Io questa quantità me la sono calcolata avvalendomi della tabella dei valori nutrizionali riportata sulla confezione: sono 16 grammi per ogni tortino da 45 grammi. In pratica, 1/3 del tortino è fatto di zucchero!
Forse l’indicazione in grammi della quantità di zucchero presente nel tortino non vi dice più di tanto. E allora cambio unità di misura: 16 grammi di zucchero stanno in due cucchiai da minestra rasi. Ditemi, fareste ingurgitare a un bambino due cucchiai di zucchero tutti in una volta sapendo della botta che dànno al pancreas per fargli sparare una raffica di insulina contro la glicemia che sale alle stelle?

Per l’alto carico glicemico questo prodotto, bio a norma di legge, non è meno dannoso di tanti prodotti similari convenzionali accusati giustamente di essere causa del dilagare tra i bambini dell’obesità e delle malattie conseguenti, in primis il diabete. Tra gli ingredienti ci sono anche prodotti come la fecola di patata, la farina di ceci tostata, la farina di carruba tostata, della cui presenza sinceramente non so darvi una spiegazione (forse servono per addensare meglio il prodotto, che altrimenti sarebbe ancora più fragile di come è e quindi si sbriciolerebbe al minimo tocco), ma so di certo che non sono ingredienti del tortino fatto in casa.
Gli additivi sono 4, i tre agenti lievitanti e la lecitina di girasole, che, a onor del vero, sono del tutto innocui. La denominazione dei tortini (variegati al cacao) lascia intendere che dentro c’è del cacao. Ma i produttori per la verità non si sono sprecati più di tanto, considerato che di cacao ce n’è meno dell’1%. Ed è proprio per l’esigua quantità di cacao aggiunto che si è dovuto far ricorso a un altro ingrediente, l’estratto di cacao. Se no, in quel tortino il gusto di cioccolata non si sarebbe manco avvertito.

Conclusione

È un prodotto bio, senza olio di palma, fatto con farina di grano duro di una varietà apprezzabile (il Cappelli), ma questi pregi messi in bella evidenza sulla confezione, non devono creare nel consumatore l’illusione che si tratti di un prodotto più salutare dei tanti altri simili con altrettanto carico di zucchero. E poi ‘sta specie di tortino trabocca di ingredienti, per cui, in ossequio al principio più volte enunciatovi che più ingredienti contiene un prodotto alimentare e meno pregiato è, è lecito pensare che siamo ben lontani dalla qualità del tortino casalingo, di cui prego izn di dare la ricetta.
Zucchero a go-go, presenza di ingredienti di scarso valore nutrizionale, ingredienti nobili come il cacao aggiunti con il contagocce, scritte sulla confezione accattivanti se non imbonitrici (quel “palm oil free” per esempio, mi dà ai nervi, primo perché non si capisce perché sia scritto in inglese, secondo perché ora è di moda criminalizzare l’olio di palma, di cui vi ho già detto cosa penso sul pasto nudo, ed è diventato un pregio la sua assenza nei prodotti alimentari), e infine l’offerta speciale. Mi pare proprio che si scimmiotti l’industria alimentare convenzionale.
Questo è il bio che non amo. Per le stesse ragioni, non amo nemmeno le aranciate bio, i chinotti bio, le bevande bio a base di succo di frutta. Non amo nemmeno, anzi detesto, la bevanda che dovrebbe essere una sorta di coca cola fatta con ingredienti bio. Ma che valore nutrizionale – e soprattutto etico – può avere una bevanda fatta di acqua, zucchero, anidride carbonica, un po’ di aroma e zucchero caramellato? Faccio notare che lo zucchero caramellato viene utilizzato per colorare la bevanda. È un escamotage per colorare senza coloranti perchè nel bio questi additivi sono proibiti. D’altronde a chi verrebbe vaghezza di bere una bevanda del genere non colorata e quindi trasparente come l’acqua?
Fortunatamente questi prodotti sono un’inezia rispetto al ricco assortimento di prodotti bio di qualità. Ma a mio avviso, queste pagliuzze devono essere eliminate onde evitare che chi ha interesse a screditare il bio le possa far apparire travi agli occhi dei consumatori. E poi chi compra bio non deve mai sentirsi abbindolato.
Forse volete sapere se alla fine ho mangiato il tortino. Solo una metà per educazione, ma appena messo in bocca, le mie papille gustative, abituate al miglior bio possibile, me ne hanno dette di tutti i colori. Per placarle c’è voluto dell’ottimo prosecco bio senza solfiti.
Sul mio sito di prossima apertura (Matteo Giannattasio ilvaloredelcibo, ilcibodivalore), tratterò spesso e volentieri argomenti di questo tipo. Ovviamente sarò sempre a comunicare con voi sul pasto nudo.

Nessun commento

  1. Valeria De Riso 25 agosto 2015 alle 16:37

    Bisogna comprare con la testa, bio o non bio… “perdere” del tempo a leggere le etichette e a farsi domande, che poi non è tempo perso, ma salute guadagnata e inganno sviato!
    Grazie, come sempre, al professore e a Izn con il Pasto nudo!

  2. Matteo Giannattasio 26 agosto 2015 alle 06:37

    @Valeria De Riso. Giustissimo quello che dice. Ma siamo sicuri che, anche se ci fosse tutta la buona intenzione di leggere le etichette, risulterebbe poi chiaro dalla lettura la qualità del prodotto in esame? Temo che in molti casi la risposta sia no.
    Dico sempre che i consumatori dovrebbero essere tutti laureati in tecnologie alimentari per capire davvero dalla lettura delle etichette che cosa stanno o intendono comprare. Avevo proposto che ad Expo si facessero incontri per rendere edotti i consumatori su come si leggono e si interpretano le etichette al fine di poter comprare il meglio in relazione alla propria disponibilità economica, ma la proposta non è stata nemmeno presa in considerazione. È chiaro perché: un consumatore consapevole non comprerebbe più i tanti prodotti reclamizzati alla televisione che costano anche poco ma valgono molto meno di quello che costano.

  3. Valeria De Riso 27 agosto 2015 alle 21:30

    È vero anche questo professore…. in molti casi, anche leggendo con attenzione le etichette, non si è sicuri al cento per cento, a meno di non essere esperti. Per cui fortunato chi come me si può permettere il “lusso” (in termini di tempo dedicato) di fare in casa il più possibile, partendo da materie prime di provenienza conosciuta. Per fortuna poi esistono piccole realtà informative come questa che la ospita; in proposito sono felice di leggere che avrà un suo sito personale dove approfondire questi argomenti.
    Sull’Expo stendo un velo pietoso e non faccio commenti: non mi meraviglio affatto che non abbiano preso in considerazione una proposta come la sua!!

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