Merendine, pubblicità e rendimento scolastico

Di |2018-11-08T18:31:13+00:00venerdì, 7 febbraio 2014|visti da vicino|0 Commenti

Ah, se tutti avessero la consapevolezza delle/dei pastonudiste(i) in fatto di scelte alimentari! Avremmo un mondo senza pubblicità, perché l’industria alimentare, non essendoci più persone da circuire, non sarebbe interessata a farla e a pagarla a peso d’oro. Invece la pubblicità ce la dobbiamo sorbire, impotenti, alla televisione, in rete e sulla carta stampata. Ci offende non di rado per la sua stupidità e a volte ci può indignare per la (non tanto) celata intenzione di fregarci.
merendine e pubblicità
È fatta di slogan imbonitori e di immagini, per dirla alla Crozza-Briatore, “da sogno”, che hanno facile presa sulla massa di persone condizionabili dal punto di vista dei consumi perché non informate correttamente o perché magari hanno rinunciato a usare quella dote preziosissima che si chiama buon senso.
Ho fatto queste riflessioni per l’ennesimissima volta mentre ero seduto, tremebondo, nella sala di attesa del dentista. Sfogliavo distrattamente un rotocalco, sapete, di quelli nazional-popolari, fatti di gossip e pagine intere di pubblicità, che di solito si trovano ammonticchiati da qualche parte nelle sale di attesa. E ineluttabilmente sono incocciato in una pagina inneggiante a una merendina (ah poveri questi bambini alla mercé dell’industria alimentare!) che a mio avviso, in un paese civile, potrebbe anche essere censurata per circonvenzione di incapaci (a causa degli slogan ad azione subliminale) e istigazione al consumo di cibo di scadente qualità (per gli ingredienti che contiene). Esaminiamo alcuni slogan che inneggiano a queste merendine e i relativi ingredienti.

“La nostra merendina utilizza cacao che proviene da tutto il mondo”

Mi sembra un’affermazione mistificatoria, messa lì per evocare nella gente l’idea che l’azienda produttrice faccia grandi sforzi e impegni molte risorse per andare alla ricerca del migliore cacao del mondo. Parole, parole, parole, perché se si fosse voluto informare correttamente il consumatore, si sarebbe dovuto indicare il tipo di cacao usato e il paese d’origine.

“La nostra merendina è fatta con cioccolato extra”

Anche qui si gioca con le parole. L’“extra” attribuito al cioccolato sta semplicemente a indicare che la cioccolata usata contiene almeno il 43% di cacao con il 25% di burro di cacao. Ma poiché, come indicato in etichetta, questo cioccolato è presente nel prodotto al 15%, è facile calcolare che in una merendina da 30 grammi di questo “cacao che proviene da diverse piantagioni del mondo” (ci risiamo col cacao mondiale; sarà forse quel cacao “meravigliao” di cui parlava Renzo Arbore?), ce n’è un’inezia (i napoletani direbbero una “‘ntecchia”). Spesso viene usato il termine “pepìte”, che suggerisce che questa “‘ntecchia” di cioccolata sia preziosa quanto l’oro.

“Offri qualità alla tua famiglia” oppure “la tua famiglia merita che tu gli offra qualità”

Qui si tocca il tasto dei sentimenti che in generale è abusato dalla pubblicità. Ma che banalità mi dite, è ovvio che la mia famiglia merita la qualità e proprio per questo io non andrei mai a comprare una merendina industriale al cioccolato, considerando quello che c’è dentro (in verità io già soltanto leggendo gli slogan di cui sopra non lo comprerei perché mi sentirei offeso di essere trattato come un cretino!).

Gli ingredienti

Esaminando una di queste merendine, noto circa una ventina di ingredienti (altro che biscotti della nonnina tutti zucchero, latte e fior di farina), molti dei quali di scadente qualità: latte scremato in polvere, glutine di frumento (e poi ci lamentiamo che siamo diventati tutti intolleranti al glutine, ma lo sapete voi che secondo alcuni scienziati l’aumento di questi intolleranti sarebbe proprio dovuto all’eccessivo consumo che se ne fa oggi?), proteine del latte, emulsionanti tra cui i mono e digliceridi degli acidi grassi, sui quali ho sbraitato più volte su questo blog.
C’è anche da dire della lievitazione, definita “naturale”, ma che poi, leggendo l’etichetta, si rivela una semplice lievitazione con lievito di birra. Voi lo sapete bene che si può parlare di lievitazione naturale sia se si lavora con la pasta madre che con il lievito di birra.

Per chiudere, un accenno allo zucchero

In una merendina/tipo da 30 grammi ce ne sono 7 grammi (più di mezzo cucchiaio da minestra) che già da soli non sono pochi, ma che poi insieme a quelli di una bevanda a base di succo di frutta (aranciata o altro) che di solito fa parte della merenda, portano rapidamente la glicemia a valori così alti che deve intervenire prepotentemente l’insulina. Questo ormone si adopera immediatamente per far scendere la glicemia, con il risultato che dopo qualche ora viene di nuovo fame e la tentazione di un’altra merendina. Tutto questo accade, a scuola, nelle ultime ore di lezioni, proprio quando l’attenzione cala di suo perché lo impone il bioritmo. E così, metti il bioritmo e la glicemia ballerina, i poveri ragazzi vanno nel pallone e, se in quel frangente ci scappa un’interrogazione, potrebbe anche finire male. Per questo le interrogazioni dagli esiti peggiori sono quelle delle ultime ore, e per questo io penso che nelle ultime ore si dovrebbe insegnare meno fisica e matematica e più letteratura, storia dell’arte o altre materie amene per lo spirito (sto vaneggiando?). Pare che in Inghilterra questa questione si stia affrontando.

Quello che possiamo fare già è evitare di far cadere i ragazzi vittime di questo calo di attenzione dando loro, al posto della merendina, un bel frutto fresco o della frutta secca (4-5 noci sarebbero l’ideale) o una fetta di buon pane fatto con pasta madre. Adoperiamoci anche che facciano un’ottima colazione mattutina, di quelle da re di cui abbiamo parlato anni addietro. È non solo una questione di rendimento scolastico ma anche di linea. Diversi studi infatti indicano che una buona e abbondante colazione mattutina è la maniera giusta per evitare il rischio di ingrassare.

Oltretutto, in questa epoca in cui la povertà assilla sempre di più, bisogna riprendere anche a far di conto. Una merendina da 30 grammi costa 40 centesimi (circa 800 vecchie lire!) mentre la quantità equivalente di un buon pane non arriva a 10 cent, e una mela costerà sui 15 cent.
Le alternative alla merendina sono dunque non solo più salutari ma anche più economiche. Tutto quanto detto finora vale per tutte le merendine che ci assillano con la pubblicità.
Scritto in treno, tornando a casa dopo essere uscito (quasi) indenne dalla camera di tortura del dentista.

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  1. D. 7 febbraio 2014 alle 12:08

    Ciao, leggo questo blog da pochissimo e mi piace molto.
    Non sono d’accordo però su questo post.
    La faccio molto breve: io ho studiato pubblicità e lavoro in pubblicità.
    E la amo, Moltissimo.
    Quello che sbaglia chi non conosce la pubblicità è il pensiero “la pubblicità cerca sempre di fregarci”.
    Non è vero. La pubblicità lavora sugli “insights” cioè, sui bisogni che hanno le persone, e che non sanno di avere.
    La pubblicità non cerca di fregare nessuno, vende e basta.
    Sta al consumatore decidere o no se comprare.
    Es. Io ho i capelli lisci e un po’ secchi. Vedo mille pubblicità su shampoo che promettono miracoli sui miei capelli in 3 giorni eppure non li compro e mi affido al bio o a materie prime (oli ecc…).
    Sei proprio sicuro che senza prodotti industrializzati la pubblicità non esisterebbe più?
    Magari ci sarebbe la pubblicità sulle materie prime…
    I prodotti industrializzati sono nati per soddisfare appunto “l’insight” delle persone che sempre di più nel corso del tempo hanno avuto bisogno di dimezzare, trimezzare, quadrimezzare i tempi.
    Che poi ci abbiano messo ingredienti scadenti, quella è stata una scelta delle aziende, che per avidità volevano guadagnare di più spendendo il minimo possibile.
    Come ho già detto sta al consumatore la scelta.
    Mi scuso se sono stata un po’ antipatica, ma la pubblicità non ha davvero niente a che fare con la circuizione delle persone, ma sull’argomento “pubblicità” non si sa ancora abbastanza. Per molti è solo una cosa noiosa e invadente che interrompe il film la sera invece che un mezzo che ha alle spalle un gran lavoro di ricerca, creatività e spesso psicologia.

  2. Antonella 7 febbraio 2014 alle 12:10

    Prof. 6 mitico!
    grazie ma come giustamente hai detto noi pastonudisti già siamo consapevoli, il problema è per tutti gli altri che non lo sono o non vogliono esserlo.
    Antonella

  3. Matteo Giannattasio 7 febbraio 2014 alle 12:53

    @D.: A caldo, se no chissà quando rispondo. Non è stato affatto antipatica e sono felice che ci siano persone che amano il loro lavoro. Penso dalla sua maniera di scrivere che sia molto giovane, convinta ed entusiasta e non voglio essere io a turbarla. Mi piacerebbe però che lei facesse mente locale e mi dicesse quanti di quelli che lei chiama “insight” siano reali e non creati ad arte anche attraverso la pubblicità per vendere (non si dice che la pubblicità è l’anima del commercio? io penso che non di rado sia un’anima un po’ sporca).
    E ancora a caldo le faccio un esempio di pubblicità orripilante, quella delle dentiere (sarà perchè sono reduce dalla camera di tortura dentistica) che imperversa alla televisione(!). Se la creatività, che sicuramente è una dote di un buon pubblicitario, deve essere impiegata per far vendere la dentiera del tal dei tali, mi sento afflitto io per i pubblicitari creativi… Però devo riconoscere che qualche pubblicità mi piace e mi fa anche sorridere: come alcune sulla carta igienica che trovo originali. Da bambino adoravo, e da vecchio adoro ancora il Carosello. Io penso ad una pubblicità creativa, obiettiva e informativa, ad uso dei consumatori. Come quella che facciamo noi su questo blog anche se non possiamo fare nomi (ma sarebbe bello farne). Continui a scriverci. Cordialmente

  4. izn 7 febbraio 2014 alle 14:14

    D.: Ciao D, e benvenuta tra i lettori del pasto nudo :-) So che sto per dire una cosa che può sembrare assurda alla quasi totalità del mondo, ma personalmente non avrei nulla da dire contro la pubblicità se dicesse cose vere. Io poi sono un grafico, quindi capisco benissimo cosa vuoi dire quando ami il tuo lavoro, che è molto creativo. Solo, credo che questa creatività dovrebbe essere messa al servizio dell’onestà, e che un’agenzia pubblicitaria prima di pubblicizzare un prodotto dovrebbe controllare se quello che intende comunicare è *vero*.
    Ecco tutto. Quello che non sopporto non è la pubblicità, sono le menzogne, che quasi sempre la pubblicità veicola.

  5. Assunta 7 febbraio 2014 alle 14:21

    Mi riferisco all’intervento sulla funzione della pubblicità della signora D. Là, quando dice : La pubblicità lavora sugli “insights” cioè, sui bisogni che hanno le persone, e che non sanno di avere. vorrei dire che in verità si tratta molto spesso di bisogni “indotti” ovvero pseudobisogni…indotti appunto per poter vendere. Ecco perchè occorre stare in guardia ed ecco perchè la pubblicità ci frega. Ha detto bene quando si riferisce allo studio della psicologia, in effetti, la pubblicità colpisce il sistema limbico, quello del piacere, va a scavare nel mondo emotivo delle persone in modo intrusivo….Io non ho televisione e la pubblicità non mi può far nulla, ma quanta gente è consapevole di tutto ciò?

  6. Valeria 7 febbraio 2014 alle 22:13

    Mentre leggevo, prima il post e poi i commenti, ho pensato esattamente quanto ha già detto Assunta: “i bisogni che hanno le persone e che non sanno di avere”, bisogni indotti, non reali, questo, insieme alle menzogne di cui parlava Izn, non mi fanno amare la pubblicità in quanto veicolo commerciale.
    Anche in casa nostra non c’è la Tv per cui, non tanto io e mio marito che oramai ne siamo immuni, ma nostra figlia non rimane vittima di questi “inganni”, e non desidera cose di cui, in realtà, non ha proprio alcun bisogno, men che meno le merendine, che a mio parere sono solo dei “riempipancia” senza nessun apporto nutritivo, anzi procurano anche un danno, come ci ha spiegato egregiamente il prof.
    Naturalmente non succede che non ne mangia mai: come negare a una bambina di mangiare quelle che noi (nella mia famiglia, intendo) chiamiamo “schifezze”, alle feste o quando si trova a casa di qualche amichetto, ma almeno non è una sua abitudine, al contrario già a soli 4 anni sa apprezzare il gusto di molti alimenti solitamente rifutati dai bimbi.

  7. Francesca 8 febbraio 2014 alle 01:34

    bello il post del prof., e come sempre trovo tutte giuste le sue considerazioni… però vi volevo dire che.. ehm, vado controcorrente, ma a me la pubblicità piace! :D
    So per certo di non averne subìto l’influenza, e sì che siamo cresciuti nei favolosi anni 80: ciò nonostante non ho mai mangiato merendine, che in casa non ne entravano…o sofficini o quattro salti in padella o cose simili ..a dirla tutta, non ho una TV dal 2001, e ahimè se è per quello non ho nemmeno mai visto film-culto come Star Wars o il tempo delle mele di quando eravamo adolescenti… ehm, potrei continuare, ma rischio di sembrare un po’ strana! :D
    Però giuro che a me la pubblicità piace, e anche tanto: parlo di quella ironica, irriverente, a volte commovente, a volte geniale, non quella bruttina e banale.. ve lo ricordate lo spot della swatch con la musica “Breath”, di qualche anno fa? Era un gioiellino.. 60 secondi di emozione, tutti con il lacrimone.. va da sé che non ho l’orologio (neanche questo, sigh… mai avuto dopo che ho perso quello della comunione, sono un disastro), e va da sé che non ne ho comprato uno solo perché lo spot era bellissimo! :D
    Cos’è che mi piace nella pubblicità, intendo quella bella? Beh, personalmente apprezzo la fantasia, la creatività, l’abilità di raccontare storie in un brevissimo spazio e tempo. Quelli bravi, di pubblicitari, emozionano. A me piacciono. Sono registi, raccontastorie, affabulatori – non solo in tv. Quelli bravi sono persone come il buon Enzo Baldoni, inventore tra le altre cose della rondinella di una nota acqua minerale tuttora in uso.. la lista è lunga, lunghissima, perché per fortuna in questo mestiere non ci sono solo merendine e mugnai poco credibili, e meno male :)
    Detto questo, faccio una precisazione: non sono per forza d’accordo con izn sul discorso verità/menzogna, perché di fatto non mi aspetto “la verità” da uno spot. Per avvicinarmi a quella, preferisco informarmi in modo più serio e meno *emozionale*, leggendo anche fonti noiose se serve, insomma: in modo razionale. Che non è il modo di esprimersi della pubblicità, altrimenti sarebbe un bollettino informativo, al più un redazionale, e non costerebbe così tanto, e non metterebbero attori famosi o fascinosi a leggerlo.. ve lo immaginate Brad Pitt che invece di star lì in tutto il suo splendore di bianco e nero a declamare con voce profonda “inevitable”, si mette a leggere gli ingredienti del profumo e a dire che effetti hanno? naaahhhh…. ehm, sarebbe la morte del sesso, con rispetto parlando. Nessuno più a comprare quel profumo, stiamone pur certi :)))
    Da un bello spot mi aspetto qualcosa di creativo, meglio ancora geniale; soprattutto trovo affascinate il lavoro dietro quei pochi secondi di spot.. forse perché un po’ lo conosco da vicino. Poi sarà che non avendo la tele quando mi capita di vederla a casa di altri trovo più divertente la pubblicità dei programmi :)
    Ecco, tutto qui, non credo che le pubblicità esistano per fare informazione: come diceva il commento più sopra servono, più pragmaticamente, a vendere dei prodotti. Servono alle aziende a differenziare quello che mettono sul mercato, in mezzo a tante cose non indispensabili e quindi intercambiabili, e chi si occupa di marketing, pubblicità, comunicazione, sa bene che gli acquisti – per lo più, nelle società come le nostre dove si vende il superfluo, ma anche nelle altre dove servirebbe il necessario – non sono guidati solo dalla razionalità… spesso, le scelte sono guidate soprattutto da impulso ed emotività. Come diceva d., la pubblicità fa leva su quello – come meglio riesce.
    “Sì, però così le fasce deboli della popolazione vengono indotte a compare cose che non sono bisogni veri o peggio, cose nocive alla salute”. Vero, almeno in parte (non tutti i consumatori sono anche lobotomizzati, e non bastano gli spot da soli a far vendere di più: altrimenti qualcosa mi dice che i pubblicitari sarebbero molto, molto più ricchi…). Però sono d’accordo, il rischio esiste. Questo è un problema morale di chi la pubblicità commissiona, e anche di chi la fa in modo non onesto, della serie: non sei più innocente quanto menti sapendo di mentire.
    Per quella che si chiama pubblicità ingannevole le pene esistono e sono anche severe, quindi le aziende fanno ben attenzione a non usarla perché gli si può ritorcere contro. Per i bisogni indotti… purtroppo sì, le “fasce deboli” sono influenzabili, penso ai bambini, agli anziani, alle persone più fragili. Mia nonna comprava il dado maggi perché era *tutto il sapore di casa sua*, ahahah, ho detto tutto! ;)
    E come si evitano i bisogni indotti? Educando al senso critico, io credo. E’ compito del pubblicitario educare i consumatori, come con le pubblicità progresso? Non lo so, non credo sia sempre possibile usare la modalità informativa o la “pubblicità progresso” – non non mi pare nemmeno sia sempre efficace. Sicuramente un tipo di pubblicità esclusivamente “progresso” non sarebbe più un’attività legata alle vendite e immagino che verrebbe presto abbandonata. A quel punto, vedremmo solo tanti piccoli consumatori consapevoli davanti alle etichette da leggere (in bianco e nero, per risparmiare sul packaging niente stampa in quadricromia, che non è mica indispensabile. Anzi, pure meglio: solo merce sfusa, taaac), accompagnati da un dizionario e dal libricino del prof sugli addittivi… eh eh eh… ehi, non è male come scenario! :))
    A parte gli scherzi, educare al senso critico credo sia compito della famiglia, della scuola, della società in senso lato. Una società sana non dovrebbe tollerare la circonduzione di incapaci, anche solo nel ruolo di consumatori. Su quest’argomento, c’è molto da fare. Sul pasto nudo si parla di decrescita e consapevolezza quindi per chi è arrivato a leggere fino a qui il discorso è scontato :)
    Saluti & abbracci a tutti!
    P.s. una piccola precisazione: l’uso delle leve emotive per convincere vale anche per chi usa l’arte della persuasione in tantissimi altri campi, perché l’arte di far cambiare idea alle persone non è solo ignobile o mossa da interessi di parte per forza malvagia: pensiamo a Cicerone alla sua altissima retorica, fa scuola ancora oggi, o prendete un gruppo di persone che si batte per qualcosa che ritiene giusto e cerca di convincere altri che sia così, come greenpeace, il wwf, lo stesso slow food.. tutti noi di fatto utilizziamo la persuasione, in modo più o meno cosciente, più o meno avanzato, più o meno onesto. Le aziende la usano per vendere, un avvocato per convincere il giudice, i politici per convincere gli elettori a votarli… e via dicendo. Per questo secondo me è bene studiarla un pochino (la retorica, e i meccanismi di base della comunicazione), perché più riconosciamo questi meccanismi quando sono all’opera, meno vulnerabili siamo e più facilmente possiamo decidere – davvero di testa nostra – su quel che crediamo giusto. E anche decidere di goderci carosello, tanto sappiamo che è per finta :)

  8. Graziella Carnevali 10 febbraio 2014 alle 10:03

    Cara D., capisco il tuo punto di vista, e in parte è sicuramente vero: la pubblicità ha una funzione specifica, che è quella di far vendere il prodotto, non è un ong, o una scuola, non deve educare. Però potrebbe darsi un codice etico, soprattutto in campi relativi alla salute come l’ alimentazione, che dovrebbe partire dal “non mentire”.
    Se un pubblicitario è veramente bravo e creativo può far vendere un prodotto anche senza mistificarne l’essenza. Poi, parliamoci chiaro, la pubblicità in Italia fa veramente schifo perchè continua (con rare eccezioni) a promulgare modelli di vita retrivi e conservatori, e a usare la donna come oggetto. Non ne vedo di questo tipo quando, per esempio, vado in Svezia. Credo tutti abbiano responsabilità nel mantenere la gente “ignorante” su tantissimi temi, le agenzie pubblicitarie che non si danno regole etiche, la televisione pubblica che, nonostante sia pagata con i nostri soldi, ci usa solo come consumatori cretini, ma,sopruttutto, la scuola, anzi la maggior parte degli insegnanti, che evidentemente non fa bene il proprio mestiere se non rende gli alunni “edotti” e capaci di ragionare con la propria testa.
    Mi risulta in molte scuole oggi vadano le nutrizioniste a fare lezione: bon, ho solo un esempio da proporvi, e quindi è un pò riduttivo, ma nella scuola del paese in cui vivo questa dottoressa ha semplicemente spiegato come… non ingrassare, non, per dire, come capire quali sono i cibi sani e in quale misura poi mangiarne. Per ultimo, la responsabilità però è anche di chi non si informa, e rimane pigramente ignorante. Francamente, se queste persone mangiano male e si bevono tutta la pubblicità-immondezza dilagante, non me ne frega proprio niente. Intanto noi ci leggiamo queste perle di cultura che il prof. ci regala.

  9. Matteo Giannattasio 10 febbraio 2014 alle 15:26

    D. e Francesca: vedono a mio avviso 1/10 del bicchiere pieno, io come mi pare anche Graziella Carnevali, vedo i 9/10 del bicchiere vuoto. Se c’è, e talvolta c’è, creatività (ma anche gli imbonitori sono creativi), è utilizzata a danno delle persone più vulnerabili che credono alla finzione.
    E poi dobbiamo chiederci perché la pubblicità debba essere così invadente da interrompere qualsiasi programma ogni 10-15 minuti e non essere invece confinata almeno tra un programma e un altro. Poi vedo tanta pubblicità che non esito a definire iettatoria e/o terroristica e per questo dovremmo guardare la televisione con un bel corno a portata di mano (emblematico a riguardo quel programma a favore di un prodotto “anticolesterolo” con gli omini vestiti di giallo, come sarebbe giallo il grasso colesterolo compreso, che assediano il povero malcapitato), lacrimevole e sdolcinata come i programmi della De Filippi, inneggianti al superuomo o alla superdonna (tipo le pubblicità dei profumi), istigante alle abbuffate e soprattutto perversa perchè sfrutta l’immagine dei bambini e cerca di corromperli come consumatori.
    E poi quel Banderas che fa i biscotti con la gallina presente è contro ogni norma igienica! E poi quella pubblicità alle dentiere (che così invece di una fetta ne puoi mangiare due), ai pannolini che non ti fanno sentire l’odore della pipì delle povere donne incontinenti (e allora perché non anche dei poveri uomini?) che però tali donne sono giovani e forti e a me non risulta che l’incontinenza sia diventata un disturbo precoce come è diventato il diabete, e quella pancia che sorride perchè ha preso il regolatore intestinale.
    Questa pubblicità è da corte dei miracoli. E poi è anche antisociale, perché favorisce i grossi produttori che possono permettersela, pagandola profumatamente, mentre penalizza i piccoli produttori anche se i loro prodotti sono eccellenti. Mi chiedo se quanto vado dicendo è perché non sono così aggiornato come lo è la gioventù che vede tanta creatività nella pubblicità.

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