Capre e cavoli

Di |2018-11-25T12:11:54+00:00martedì, 19 marzo 2013|pastonudità|0 Commenti

Se fate parte del popolo della rete avrete sicuramente già visto sui social (oppure avrete ricevuto via mail) immagini di agnelli o capretti da latte, che si arrampicano disperatamente su una staccionata che li divide dalla mamma, che hanno un ciuccio in bocca come dei bambini, oppure sdraiati su un piatto con aria indifesa in attesa di essere “sacrificati”.
becco
Le immagini di solito sono corredate da appelli a chi mangia carne, a volte aggressivi, a volte aggressivo-passivi, altre volte ragionevoli, tutte comunque con un messaggio comune: “non mangiate i cuccioli”.
L’anno scorso per la prima volta anch’io a Pasqua ho preferito acquistare la carne di un animale adulto piuttosto che di uno di pochi mesi, pensando che fosse giusto che i piccoli vivessero almeno qualche anno.
Quest’anno, grazie a un gruppo di pastori che frequento su facebook, e ad una persona molto speciale che ho incontrato lì, che si chiama Marzia Verona e che conosce mooolto bene l’argomento (date uno sguardo al suo blog e ditemi se non ho ragione), ho capito che sono stata ingenua, perché il quadro è molto diverso da quello che — da cittadina — credevo fosse.
pecore e agnelli
Il gruppo su Facebook, per chi fosse interessato, si chiama Propast (è però un gruppo chiuso e bisogna essere invitati), e nasce da un progetto finanziato dall’assessorato all’Agricoltura della regione Piemonte e coordinato dall’Università di Torino per studiare i problemi della pastorizia e risolverli. Tra gli obiettivi del progetto c’è anche comunicare alla gente chi sono veramente i pastori e i casari, e per questo, tra le molte difficoltà economiche, sta nascendo anche un documentario di cui potete vedere un trailer di una decina di minuti qui, e che ha anche un sito dedicato.
Proprio a Marzia (che è anche una scrittrice, e l’autrice delle immagini di questo post), che sto corteggiando perchè scriva anche per noi assoluti profani, ho chiesto di darmi una mano a spiegarvi qual è la situazione reale. Il discorso che leggerete è valido anche per chi non mangia carne, ma utilizza ancora all’interno della sua alimentazione latte e formaggi, capirete il perché tra qualche paragrafo. Non è invece condivisibile dai vegani, che non mangiano nulla che provenga dal mondo animale, compresi miele, uova e derivati del latte.
A proposito dei vegani, ho parlato di loro e dell’assurda generalizzazione che si fa di questo termine e del suo significato, in un post su jenuino che credo chiarisca la questione, e dal quale spero traspaia il rispetto che provo per qualunque scelta alimentare, purché consapevole.
Premetto che in questo articolo mi riferisco unicamente agli allevamenti estensivi (quindi all’aperto), non a quelli intensivi, ché tanto qui sul pasto nudo sapete già quanto poco li amiamo. Oltretutto Marzia mi ha precisato che gli allevamenti intensivi di pecore e capre praticamente non esistono, per motivi del tutto pragmatici. Anche integrando l’alimentazione (che dev’essere unicamente a base di pascolo — cioè erba nella bella stagione — e fieno — cioè erba secca) con farine, mangimi e quant’altro, la resa non aumenterebbe infatti abbastanza per giustificare… l’impresa, a differenza di quello che succede con il mercato del manzo e tutte le amenità che ben sapete ci gravitano attorno.
pecora con agnellino
Immaginate adesso di avere un gregge, che può essere vagante, cioè portato a pascolare in giro per i prati, in tutte le stagioni (compatibilmente con le condizioni climatiche), stanziale fisso (cioè gli animali hanno una stalla fissa e dei pascoli attorno)
oppure stanziale transumante (cioè in estate si sposta in alpeggio).
Poniamo che il gregge conti un centinaio di capre e di pecore; saranno quasi tutte femmine, perché di montoni (nel caso delle pecore) o di becchi (nel caso delle capre) ce ne potranno essere tipo uno ogni cinquanta capi. Altrimenti si ammazzano tra loro (a cornate, o in mancanza di corna, anche a testate), per la gestione dell’harem, come succede anche tra i cervi, i camosci e tutte le comunità di ungulati selvatici. In natura probabilmente i maschi in surplus tenderebbero ad allontanarsi per cercare un nuovo branco.
gregge

In realtà si può avere anche qualche maschio in più, che serve in caso i “titolari” abbiano problemi, ad esempio non siano fertili oppure siano indisposti proprio durante la stagione dei calori. Il problema per un allevatore è però che i maschi adulti mangiano e non producono latte, e non possono essere venduti neanche per la carne (a meno che non siano castrati), che a causa del sapore forte non è molto gradita in Italia (mentre pare sia molto apprezzata dalle comunità cinesi e marocchine che vivono nel nostro paese).
In agosto le capre (le pecore si accoppiano tutto l’anno) rimangono incinte, e in gennaio-febbraio partoriscono uno o due capretti a testa (raramente tre), ovviamente femmine e maschi.

Un tempo si lasciava che i capretti succhiassero il latte fino a quando fossero stati venduti (a due o tre mesi), e solo dopo si iniziava a mungere le capre. Adesso molti allevamenti dedicati alla caseificazione (che sono diversi di quelli dedicati alla carne) tolgono i capretti alle mamme dopo pochi giorni (subito dopo che hanno succhiato il colostro) e li alimentano con il latte artificiale in polvere (cosa che ovviamente non condivido), in modo da poter iniziare a mungere le capre immediatamente, e da guadagnare due mesi di formaggio in più da vendere.
capra con capretta
Ad un certo punto, anche se le capre vengono allevate solo per il latte e quindi per fare il formaggio, un certo numero di piccoli vengono uccisi, perché lo spazio che il pastore ha per tenerli è sempre lo stesso, e non può permettersi che il gregge cresca troppo di numero. Per quanto riguarda gli agnelli vengono eliminati, nelle regioni dove questo è obbligatorio per disposizione ASL, tutti quelli che non sono resistenti alla scrapie, una malattia degenerativa del sistema nervoso non trasmissibile all’uomo, presente da secoli tra le popolazioni di ovicaprini (se non sbaglio esiste una malattia equivalente anche nelle capre).
È dal fatto che le capre partoriscono in primavera che nasce l’usanza di mangiare capretto proprio a Pasqua, per non sprecarne la carne. Queste parole che avete appena letto sono sicuramente impietose, ma ascoltate il ragionamento che ho fatto io e poi ditemi cosa ne pensate.
Poniamo per assurdo che nessuno di noi mangi né carne, né latte né formaggio. Come vivrebbero, per fare un esempio, le capre, in quel caso, se nessuno le allevasse? Probabilmente (ma è solo un’ipotesi) si dividerebbero in tanti piccoli branchi nei boschi e nelle campagne. Non avrebbero abbastanza da mangiare, e probabilmente invaderebbero i tantissimi orti dei loro amici umani, che visto che non mangiano nessun prodotto animale si vedrebbero derubati della loro unica risorsa alimentare.
A suo tempo il problema delle capre selvatiche era così grosso che la legge forestale arrivò a vietare il pascolo in bosco nella prima metà del secolo scorso e tale normativa è tuttora in vigore, perché oltre alle foglie e all’erba mangiano anche i germogli e la corteccia degli alberi, e quindi danneggiano seriamente le piante adulte, impedendo inoltre alle giovani di germogliare.
Ovviamente con il tempo pecore e capre diminuirebbero molto di numero, anche perché i cuccioli, non protetti dai pastori, sarebbero in grandissima parte razziati da lupi e altri animali predatori, che a causa della maggiore disponibilità di cibo aumenterebbero a dismisura, rendendo le campagne e le montagne molto pericolose per l’uomo (quest’ultima cosa sta già accadendo per altri motivi, ma ne parleremo in altra sede).
caprette che riposano
Vaste zone collinari e montane, che poi sono quelle più delicate per il dissesto idrogeologico e che vengono utilizzate dai pastori per il pascolo degli animali, verrebbero abbandonate da chi attualmente pratica la pastorizia, con conseguenze sulla fruibilità del territorio anche per il resto della popolazione.
Alla luce di queste informazioni non sembra anche a voi che se si consumano latte e formaggi non abbia senso evitare di mangiare capretti e agnelli? Non è forse meglio mangiarne con molta moderazione, acquistandoli direttamente da allevatori onesti che hanno curato amorevolmente i propri animali fino a quando è stato possibile?
Se vogliamo veramente uscire dalla logica dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia, nella quale siamo immersi da due generazioni abbondanti, dobbiamo guardare in faccia la realtà con occhi pragmatici e sereni, e accettare il fatto che la natura è crudele almeno quanto è meravigliosa. E smettere di porci davanti al mondo animale con gli occhi di un bambino di cinque anni. È importante e giusto serbare in sé il fanciullino, ma bisogna anche discernere quando usarlo e quando no. A volte bisogna essere adulti per forza, e se non ce lo mettiamo in testa decrescere sarà molto difficile, anche se sicuramente più romantico e lieve.
Prima di lasciarvi voglio mostrarvi un documentario molto interessante, dal titolo emblematico, “Sopra la panca la capra campa”, di un certo Michelangelo Gandolfi. Se avete un’oretta di tempo e siete interessati all’argomento vi consiglio vivamente di vederlo, perché vi trasporta con la testa e lo stomaco nel mondo degli allevatori (quelli veri, non quelli del mulino bianco) di pecore e capre. Io l’ho guardato con la pulcina, che ovviamente adora tutto ciò che riguarda il mondo animale, e l’ho trovato molto istruttivo. I pastori che vi sono descritti mi sono sembrati innamorati delle loro capre, pur avendo la perfetta coscienza di quella che sarà la loro fine.
Decrescere, cioè crescere in modo intelligente e sereno, non è semplice né lieve. Vorrei sapere cosa ne pensate voi, soprattutto chi ha fatto una scelta vegetariana o vegana; voglio aprire un dialogo pacifico che dissolva l’aggressività che vedo ovunque in questo periodo (sapete che i pastori vengono spesso minacciati da alcuni estremisti a causa del loro lavoro?).
Sono pronta a dialogare, purché in modo sereno e pacifico (cestinerò come al solito unicamente i commenti molto aggressivi), e pregherò Marzia di aiutarci a capire ciò che può sapere solo chi le capre e le pecore non si limita a guardarle in fotografia, ma ci vive insieme ogni singolo giorno dell’anno.

Nessun commento

  1. marzia 19 marzo 2013 alle 17:43

    Spero che questo articolo serva se non a chiarire completamente le idee (mi rendo conto che chi non è del mestiere tante cose non riesce a capirle o non le immagina nemmeno), almeno a dare un’immagine più concreta e reale su quello che è questo “fenomeno”, sempre più distorto da campagne infarcite di messaggi ad effetto che poco però hanno a che fare con la realtà e la concretezza della pastorizia.

  2. Serena | SereInCucina 19 marzo 2013 alle 19:39

    Questo è il sapere che tanto bramo di avere. Questi sono i motivi reali che ci stanno dietro e che ognuno di noi non sa. Ed è per questo che mi arrabbio quando sento di “talebani” non disposti al colloquio. Sono della politica che “Solo gli stolti non cambiano idea”, e sarò ben felice di cambiare le mie se qualcuno porterà argomentazioni altrettanto razionali. Bellissimo ragionamento Sonia, che condivido su tutta la linea. Un bacino, Sere

  3. Lorena 19 marzo 2013 alle 23:55

    Brava Sonia, ben detto, ben scritto e ben ragionato! Basta con i talebani in qualsiasi settore e avanti con la voglia di approfondire prima di giudicare.

  4. Lorena 20 marzo 2013 alle 00:13

    Sonia ma davvero hai visto il filmato di M. Gandolfi con tua figlia? Quanti anni ha? Mia figlia ha 8 anni ma è troppo sensibile alla morte, piange tantissimo quanto ci capita di vedere (insieme) film nei quali il protagonista muore, non so se me la sento di proporle un film così, anche se lei ama molto i documentari naturalistici e sugli animali! Che fare?

  5. Rosella 20 marzo 2013 alle 08:29

    Ho letto con interesse il tuo ragionamento. Anche se sono vegetariana, ritengo che ognuno fa una scelta per se stesso e non per imporla ad altri. Inoltre credo che sia giusto anche per tutto l’ecosistema eliminare una certo numero di capi. Il fatto che poi questi siano capretti o agnelli non cambia nulla. Forse le modalità di abbattimento potrebbero essere meno cruente.

  6. […] ho aiutato Sonia de “Il pasto nudo” a scrivere un articolo su questo tema. Lo trovate qui. Sonia mi ha fatto mille domande, le domande giuste di chi si pone degli interrogativi concreti che […]
     

  7. Caterina Bernardi 20 marzo 2013 alle 10:34

    Per rossella: come potrebbe essere un abbattimento meno cruento? Gli sparano un colpo in testa. Non si accorgono di nulla…
    Comunque volevo ringraziare l’autrice del blog e marzia per questo bellissimo e chiaro articolo, anche io allevo pecore e mi fa piacere che qualcuno, ogni tanto, scriva le cose come stanno davvero…

  8. Fausto Carlevaris 20 marzo 2013 alle 10:51

    Ho scoperto il tuo blog tramite quello di Marzia Verona. Vado matto per le verdure e d’estate mi ingozzo di insalalate, pomodori e cipolle dell’orto ma riservo altrettanta attenzione a formaggi, salami, prosciutti e tutto il resto. In montagna mi porto spesso dietro un salametto affumicato. Forse ti può interessare questo post sul tema delle malghe di montagna e della reintroduzione dell’orso.
    Ciao!

  9. Graziella Carnevali 20 marzo 2013 alle 11:07

    Grazie Izn per la tua lucida ed intelligente analisi, che mi ha chiarito molti dubbi ( e tolto qualche senso di colpa, in Grecia nelle sperdute isole in cui andavo mangiavo agnello, loro cucinavano per lo più solo quello, ma ogni volta mi sentivo male) . E, posso aggiungere una provocazione? Se riuscissi, per motivi etici diventerei vegana, essere vegetariani per rispettare gli animali, come qualcuno fa, e poi bere latte e formaggi industriali passando sopra ai trattamenti disumani cui sono sottoposte le mucche da latte mi sembra molto ipocrita (diverso se uno fa una scelta di salute) . Spero solo che gli agnelli vengano uccisi con metodi non dolorosi per loro.
    P.S. Da quando vivo in questa campagna vivo ogni anno il fenomeno della transumanza. Devo essere onesta, imprecando ogni volta perché i greggi lasciano dietro di se, nei sentieri e nei campi, una quantità industriale di ehm cacca, molto apprezzata dai cani cuccioli (che poi però stanno male) e zecche. Però mi consolo vedendo pecore felici nei prati, ben accudite da cani rigorosissimi (che cacciano la mia, giustamente, perché loro devono lavorare, mica giocare con pargole super viziate). È bellissimo vedere come interagiscono intelligentemente fra loro. Prima la sgridano, abbaiando per ammonir la, poi se insiste la prendono per la collottola e… La allontanano. Che loro son seri, non hanno tempo da perdere. Le pecore, tranquille, osservano (il pastore invece di solito si incazza, ma è un uomo un po’ rude di suo).

  10. enrica 20 marzo 2013 alle 11:11

    ti ringrazio tantissimo e di cuore per tenerci informati su temi così importanti.
    è molto difficile secondo me ragionare su questo (eludendo appunto magari l’istinto che ci porta a pensare che il dolore inflitto è ingiusto, o al contrario, che l’uomo dai primordi è sempre stato onnivoro).
    ci sarebbero molte cose da dire e moltissimi temi da tenere in considerazione….è ormai anche molto difficie per noi umani sapere esattamente come sarebbe in natura se avessimo un istinto non traviato da qualsiasi cosa. (mangeremmo carne o no?)
    forse la verità come sempre sta nel mezzo….forse per ora, per questo periodo storico, ha anche senso che così tante persone si pongano il problema se mangiare o no carne…
    la risposta comunque per me resta difficile da avere, rimane difficile capire quale è la cosa più giusta da fare.
    io personalmente sono stata vegetariana per motivi etici dai 16 ai 28 anni, poi ho maturato altre convinzioni (credo simile a quelle che muovono te Izn).
    ora a 43 anni sono moolto confusa!!

  11. Giulia 20 marzo 2013 alle 12:06

    Le argomentazioni contenute nell’articolo sono sicuramente valide e razionali ma non scalfiscono miminamente la mia scelta vegetariana. Il punto per me è: non voglio animali morti nel piatto, di nessun tipo, perchè in fondo di questo si tratta. Animali che, essendo esseri senzienti, provano sensazioni, sentimenti come paura, piacere ecc (attenzione non ho detto intelligenti ma senzienti che è diverso). Sono d’accordo ad allevarli su piccolissima scala, in modo naturale, con amore e dedizione, per fare latte o formaggi (con caglio vegetale) ma non ad ucciderli per mangiarli.
    Certo è facile andare al supermercato a comprare la fettina o il pezzo di capretto tutto bello rosa e pulito, oppure comprarlo direttamente dal piccolo produttore locale per avere la coscienza a posto, ma provate a immaginare l’iter che quel pezzo di carne ha dovuto fare, da dove proviene? A prescindere dal metodo di allevamento, l’animale è stato ucciso, anche in modo non barbaro, però poi è stato scuoiato, scarnificato (e immagino sangue dappertutto) disossato, tagliato a pezzi ecc. Il solo pensiero mi fa ribrezzo, è più forte di me.
    Potrei comprare dal piccolo produttore al massimo un po’ di formaggio con caglio vegetale, ma non riuscirei per nessun motivo a ritornare a mangiare carne, neppure di un animale che ha vissuto felice una lunga vita e che è morto di morte naturale!
    Secondo me mangiare carne non è indispensabile, sto benissimo da più di cinque anni e lo vedo anche in diversi vegetariani che conosco. Quindi perchè uccidere esseri senzienti se se ne può fare a meno? A maggior ragione si può fare a meno di uccidere e mangiare cuccioli solo per “cultura” e “tradizione”, se provassimo a staccarci un po’ dalle tanto osannate tradizioni forse saremmo più liberi….
    Per chi volesse approfondire suggerisco la lettura di alcuni libri: “Del mangiare carne” di Plutarco”, “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer e “The China Study” di Colin Campbell che affronta l’argomento dal punto di vista salutistico.
    Tra l’altro, a proposito, ormai è risaputo da tutti che mangiare carne, soprattutto rossa, fa male, perchè insistere? Conoscete il dottor Franco Berrino? Per me è un grande.
    Un’ultima cosa: mi sembra una preoccupazione futile e mi sa un po’ di scusa dire che bisogna abbattere un certo numero di capi per il bene dell’ecosistema quando poi ogni giorno l’uomo fa di tutto per inquinarlo e distruggerlo sempre di più incurante di tutto… Voglio dire mi sembra che ci siano cose molto più importanti di cui preoccuparsi a tal proposito…

  12. nadia 20 marzo 2013 alle 13:00

    Dissento con Rossella. Io la scelta di essere vegetariana non l’ho fatta per me stessa ma valutando tutta una serie di argomentazioni. Ritengo, comunque,che ogni scelta vada rispettata se fatta consapevolmente cosa che, purtroppo, è sempre più difficile perchè scegliere presuppone, a monte, conoscere. Questo manca e ti ringrazio per il lavoro che fai di costante interessamento e divulgazione.
    Sono favorevole ad una decrescita dei consumi se questo vuol dire fare acquisti consapevoli, non comodi o di moda. Inorridisco nel leggere articoli su allevamenti più o meno intensivi e su come, in generale, vengono tratati gli animali per sfruttarli (in termini di carne, latte, formaggi, uova, prole…) al massimo. Sarebbe importante divulgare correttamente le conoscenze in materia (come fai tu) e non stancarsi mai perchè credo nel potere del dialogo.
    Grazie. Nadia

  13. Graziella Carnevali 20 marzo 2013 alle 13:38

    @ Nadia sono d’ accordo. Consapevolezza prima di tutto. Una mia conoscente vegetariana ” per etica, non si fanno soffrire gli animali” poi compra uova di galline in gabbia. Perché , loro non soffrono? Poi, per carità ci sono le sensibilità individuali, e capisco molto bene il discorso di Giulia sul senso che può fare una bistecca nel piatto, quando si amano gli animali . Quanto al fatto che la carne non sia indispensabile e all ‘ impostazione della dieta Berrino non sono d ‘ accordo. Non tutto va bene per tutti. Per esempio io non posso mangiare troppi carboidrati perché ingrasso subito e devo limitare molto latticini e legumi. In qualche modo nella mia dieta la carne ci deve stare. Detto da medici, non da me. Come sempre generalizzare e’ sbagliato.

  14. izn 20 marzo 2013 alle 15:00

    @Serena: Grazie Serena, anch’io spero che nasca un confronto costruttivo, magari di capire anch’io qualcosa di più, di avere nuovi input.
    @Lorena: Domanda topica. Anche la nostra piccola è molto sensibile e fa un sacco di domande riguardo la morte (come immagino tutti i bimbi della sua età). Noi ne parliamo spesso con toni il più possibile sereni, ma credo che il problema sia che avendo cinque anni ancora non ha completa coscienza di cosa sia esattamente. Immagino che per una bimba di otto anni sia molto più difficile :-( Al posto tuo probabilmente le farei vedere solo alcune scene e magari stoppando e spiegando serenamente cosa sta accadendo, ma immagino la cosa migliore sia chiedere a chi ne capisce sul serio. Se dovessi farlo per me chiederei alle maestre della scuola steineriana che la piccola frequenta, perché sono splendide e ci fidiamo tanto del loro parere.
    @Rosella: Grazie per aver capìto e per il tuo equilibrio. Che io sappia gli allevatori consapevoli hanno una specie di pistola con un chiodo, e per evitare di far soffrire gli animali li abbracciano e accarezzano mentre li uccidono, in modo che non se ne rendano conto. Immagino però che quello come sempre dipenda dal tipo di persona che è l’allevatore. Io chiedo sempre anche questo particolare :-/
    @Caterina: Grazie Caterina, la mia intenzione è solo fare da interprete tra il mondo cittadino e quello della pastorizia, che purtroppo parlano due linguaggi diversi :-P
    @Fausto: Grazie Fausto dopo cena mi vado a guardare per bene il link :-)
    @Graziella: il problema è proprio quello, non si può mangiare latte e formaggi senza che agnelli e capretti vengano abbattuti. A quel punto mi sembra molto più giusta la scelta vegana. Come dicevo sopra dipende il metodo di uccisione dipende moltissimo dagli allevatori. Io scelgo solo quelli che dimostrano amore e quindi pietà nei confronti dei loro animali.
    Sulla necessità di non generalizzare *mai* sai già che sono super d’accordo con te!
    @enrica: Anche secondo me (almeno per adesso) la risposta è nel mezzo, cioè mangiare poca carne e solo se proviene da animali allevati con amore e nel rispetto della loro dignità. Siamo praticamente coetanee, dev’essere la generazione che è confusa :-D
    @Giulia: non ho assolutamente intenzione nell’articolo di mettere in dubbio la scelta vegetariana. Voglio solo dire che chiunque mangi latte e formaggi dovrebbe anche accettare che agnelli e capretti vengono uccisi, perché come ho spiegato non si possono avere quei due prodotti senza abbattere molti piccoli animali. Che poi uno li mangi, o vengano seppelliti o bruciati o finiscano in scatolette per cani o in cibo per altri animali non fa differenza, o sbaglio?
    Il latte e il formaggio provengono da animali che stavano allattando e ai quali ad un certo punto sono stati tolti i cuccioli. Se non ci sono cuccioli non c’è latte.
    Per quanto riguarda la macellazione, credo che gli animali vengano dissanguati prima di dividerli in pezzi, altrimenti sarebbe impossibile farlo, o quantomeno in effetti una scena orribile a vedersi. Spesso l’immaginazione è peggio della realtà.
    I capi non vengono abbattuti per il bene dell’ecosistema ma semplicemente perché non è possibile allevarli tutti, e neanche abbandonarli a se stessi.
    @nadia: grazie nadia, la verità è che lo farei comunque per me stessa, comunicarlo a chi ha voglia di ascoltarmi è una conseguenza per me naturale, però mi fa molto molto felice sapere che ci sono persone come te alle quali le mie chiacchiere interessano 8-)

  15. jane 20 marzo 2013 alle 15:42

    come ogni ragionamento che si rispetti non fa una grinza…come non a mangiare altrofa una grinza anche l’esatto contrario…io sono la prima delle vigliacche che mangia carne ma prendo i ragni che trovo in casa e li metto fuori in giardino, non riesco ad uccidere neppure quelli. Togliere la vita ad un essere non penso sia l’aspirazione di un animo sensibile…arriverà il giorno in cui nessuno più avrà il coraggio di fare il macellaio. Al momento mi va bene , da ipocrita, che ancora qualcuno faccia il macellaio ma se anche più nessuno lo volesse fare mi adatterei tranquillamente a mangiare altro essendo comunque conscia che il livello umano a quel punto sarà decisamente elevato e nobile. Sono straconvinta che se ognuno di noi per mangiare carne dovesse provvedere da solo, ossia uccidere l’animale con le sue mani, sarebbero quasi tutti vegetariani… e se dobbiamo scusare la cosa perché l’allevamento è un mero lavoro allora ringraziamo il cielo di non essere in Corea altrimenti giustificheremmo anche l’allevamento di cani e gatti.

  16. klelia 20 marzo 2013 alle 15:48

    Ciao!
    Bellissimo articolo, che rispecchia completamente anche il mio modo di pensare.
    Grazie per condividere con noi i risultati dei tuoi studi :)

  17. Arianna 20 marzo 2013 alle 16:20

    Dopo aver letto il commento di Giulia che citava The China Study mi permetto di linkare un file (tradotto in italiano). Lo trovo veramente illuminante: una ragazza qualsiasi (ex vegana) si è messa con carta e penna a fare calcoli statistici, per dimostrare che in realtà le ricerche di Campbell si basano su presupposti abbastanza traballanti.
    Da un punto di vista salutistico mangiare carne non fa né bene né male: è la quantità e la qualità a fare la differenza. Detto questo, il ragionamento salutistico dei vegetariani/vegani può trovare un senso se inserito nella moderna alimentazione della popolazione media: carne industriale, carne processata, uso di antibiotici a fini ormonali, nitriti, nitrati e compagnia bella. In un contesto di alimentazione consapevole perde completamente di credibilità.

  18. Cristiana 20 marzo 2013 alle 16:49

    io non sono tollerante come te nei confronti dei vegani perchè fanno il gioco delle multinazionali (per i vegetariani intelligenti il discorso è diverso). In pratica, siccome ritengo che la cosa più importante sia la salvaguardia degli equilibri ambientali, questa non è possibile senza gli animali, e non penso che nessuno farà il pastore gratis solo per salvaguardare l’ambiente.
    I prati e i pascoli sono ecosistemi indispensabili per una lunga serie di motivi, fra cui la biodiversità e il fatto che assorbono lo stesso quantitativo di CO2 dei boschi. Se ci unissimo tutti per far tornare i prati multiflora al posto delle monoculture di mais e soia, invece di fare come la maggior parte dei vegani, che non sanno come funziona la natura e se la prendono principalmente con gli onnivori, magari consapevoli, invece che con le lobby agroalimentari che stanno distruggendo il pianeta (e lo distruggerebbero anche se non ci fossero più allevamenti) sarebbe molto meglio.

  19. enrica 20 marzo 2013 alle 17:01

    @Giulia
    tutto vero quello che dici
    si può vivere benissimo senza carne (forse anche meglio)
    ma non senza uccidere
    non credi che anche le piante abbiano una vita? una sensibilità?
    è solo perchè il loro “sangue” è diverso dal nostro?
    (mentre è ovvio che gli animali sono molto più simili a noi di una pianta)
    non sto usando un tono polemico, ci tengo a chiarirlo, ma mi interessa uno scambio

  20. Cristiana 20 marzo 2013 alle 17:12

    Dimenticavo, rispetto al fatto che la carne, uova e latticini facciano male in assoluto non esistono studi, perchè tutte le ricerche vengono fatte analizzando persone che mangiano animali e prodotti di allevamenti industriali, che sicuramente fanno male, non esistono che io sappia studi su animali allevati al pascolo, e d’altra parte gli uomini del paleolitico, gli Indiani d’America e diverse popolazioni di pastori o popoli di natura (che mangiavano tutti anche carne e altri prodotti animali) erano molto più sani e longevi di noi

  21. Lia 20 marzo 2013 alle 17:21

    Ritieniti abbracciata, davvero, finalmente! Ma che diamine io detesto i link selvaggi su fb che reclamano il veganesimo o omicidi di animali, nasciamo onnivori e dobbiamo accettarlo, nella mia dieta ho dovuto escludere la carne rossa e i latticini vaccini…mai fatto così tanta fatica a trovare formaggi non vaccini, la motivazione è proprio quella che scrivi tu, gli allevamenti di vacche sono tutti iperpompati (e lo dico con profonda conoscenza del ramo agrario e zootecnico) per cui alla fine fanno più male che bene. abbraccio totalmente il tuo pensiero e lo trovo:
    A) intelligente;
    B) motivato ;
    C) semplice da capire, sopratutto se si usano i neuroni che dalla nascita ci son stati donati da madre natura, per i commenti stupidi devi tener a mente che non tutti fanno un buon uso di neuroni e che la logica non è comprensibile a tutti, solo chi apre la mente la capisce e non giudica. Grazie per la gradita lettura del tuo post. Lia

  22. Roberta 20 marzo 2013 alle 17:25

    Salve Izn e grazie per questo articolo illuminante. Io ho scelto di non mangiare carne già da un po’ di tempo e per quanto riguarda latte e derivati, uova etc., cerco di fare delle scelte più consapevoli possibile (nonostante per me non sia sempre facile, vivendo in posti diversi e trovandomi a condividere spesso la dispensa con molte persone). Avevo fatto anche un video su youtube in risposta al canale del Pasto nudo, un po’ di tempo fa, proprio perché iniziai a parlare di decrescita e volevo discutere l’argomento ‘carne’ o meglio, mangiare animali.
    Mi rendo conto che sia molto facile cadere in estremismi a questo proposito, ma io davvero non riesco ad accettare l’idea che, oggi come oggi, ci sia ancora bisogno di uccidere per mangiare. Poi l’argomento della decrescita è vario e vasto, non mangiare carne è solo uno dei numerosi passi che dobbiamo, a mio parere, fare per rispettare la Natura nel suo insieme. Iniziare a non favorire determinati tipi di industria, per esempio, e non parlo soltanto di industrie alimentari.
    Mi fa piacere che si aprano queste discussioni, è sempre bene parlarne. Io ora sono in Olanda e ho un gruppo di dibattito con studenti internazionali, discuteremo proprio di questo la prossima settimana!

  23. Samanta 20 marzo 2013 alle 18:47

    Io partirei citando un Libero Pensatore – Valdo Vaccaro – che in un suo saggio sottolinea quanto il “discutere” – in termini proprio di intavolare uno scambio d’opinioni – sulle scelte alimentari di questa o di quell’altra persona sia come il volergli entrare a forza in casa, criticando l’aspetto più intimo dell’esistenza.
    Quando ho scelto di eliminare carne e pesce dalla mia dieta (ancora oggi mi alimento di uova – abitando in campagna fortunatamente l’allevamento intensivo è un lontano spettro – e di qualche latticino quando mi trovo a dover condividere un pasto) onestamente non mi sono posta tutto questo tafferuglio di problemi etici, ambientali e via discorrendo. Questo non significa che non me li ponga, semplicemente prima di tutto è arrivata la consapevolezza di cosa volessi cambiare della mia vita. Sono passata per la macrobiotica sino ad arrivare ad un veganesimo tendenziale – scusate il gioco di parole – tendenzalmente crudista. E ne sono felice, perché ad oggi sto bene anzitutto con me stessa.
    Frequentando l’ambiente conosco tanti – ahimé tantissimi – fautori di queste campagne e un po’ mi fanno arricciare il naso un po’ mi fanno sorridere. Perché con l’imposizione non si va da nessuna parte, perché gli estremismi non fanno bene a nessuno, perché si tratta di scelte che indubbiamente cambiano il modo di percepire la realtà e vanno innanzitutto ragionate.
    Detto questo – e temo di essere andata un po’ fuori tema – io non mi sento di condannare chi mangia l’agnello a Pasqua se sente che “sta bene” facendolo. Chi condanno il compratore che se lo fa arrivare intero – solo scuoiato e frollato – e gira allegro per il supermercato coi figli al seguito blaterando di bestie ammazzate, o le persone che pensano che così debba andare e che il destino di un animale sia di morire, venir fatto a pezzi e mangiato, o ancora chi compra astici e granciporri dicendo ai pargoli “Stasera ammazziamo la bestia”. Di fronte a loro, a questa violenza che sembra persino normalizzata – e che come abbiamo giustamente visto tocca entrambi gli estremi della medaglia – che io mi preoccupo. Perché pur essendo fiera della mia scelta di vita – lo sono, e sto comunque evolvendo in qualche modo – non riesco a non trovar qualcosa di sbagliato in queste campagne assurde.
    Oddio, rileggendomi spero DAVVERO di non esser andata fuori tema…

  24. Simona G. 20 marzo 2013 alle 19:28

    Ciao!
    Questo post mi ha fatto molto riflettere…
    La scelta di cosa mangiare è molto personale e, tra l’altro, si possono attraversare varie fasi nell’arco di una vita. Questo, almeno, è quello che è successo a me. Non escludo del tutto i prodotti animali, ma è sempre più raro che ne consumi, è una cosa che è venuta naturalmente, nel tempo. Progressivamente ho sentito diminuire il bisogno di alcuni alimenti e non ne sono più attirata.
    Dal punto di vista etico, sono d’accordo sul fatto che bere il latte e non mangiare la carne, oppure il pesce sì ma la carne no, sono un po’ delle contraddizioni, almeno così mi sembrano. Sento più coerente una scelta vegana. Invece, il fatto di dire che le capre abbandonate a se stesse finirebbero per invadere i nostri spazi, privarci di una parte del nostro cibo e quindi tanto vale allevarle e mangiarle… ecco, questo mi lascia un po’ perplessa.
    Non sono un’esperta di permacultura, ma mi sembra di capire che uno dei principi su cui si basa è che ogni sistema lasciato libero di evolvere tende a ritornare all’equilibrio, con i propri mezzi, con i propri tempi. La natura ha le sue regole, non ha bisogno di noi per mantenersi in armonia. Uno degli errori dell’uomo è di credere che il suo intervento sia necessario e si è spinto anche oltre, cercando spesso di dominarla e creando guai. Certo, lasciando fare completamente alla natura ci sarebbe senz’altro una fase di transizione non facile, vorrebbe dire andare incontro a profondi cambiamenti, perché il nostro stile di vita si è allontanato moltissimo da tutto ciò che è naturale e fisiologico. Io per prima mi chiedo se sarei in grado di sopportare, oggi, questa trasformazione, ma sarebbe una fase, forse verso qualcosa di veramente migliore, per noi e per quello che ci circonda.
    Spero che tu non mi fraintenda Izn, magari il tono del mio intervento può sembrare polemico, ma non è proprio questa la mia intenzione, credimi. È solo che m’interrogo, cerco di capire cosa sia meglio ed è un continuo “work in progress”…
    Simona

  25. Marco B. 20 marzo 2013 alle 21:36

    Faccio il pastore… o meglio l’imprenditore agricolo professionale per scelta. E nella scelta della professione ha influito la mia volontà di trovare il modo di allontanarsi dagli schemi che mi venivano proposti dal mondo che mi stava intorno. Prima di essere imprenditore agricolo ho lavorato per 4 anni in Regine Liguria come dottore in scienze forestali e ambientali. Il mondo che mi sta intorno nelle sue varie sfumature l’ho sempre considerato un dono da salvaguardare e non sperperare. Ma osservare giorno dopo giorno persone che consumano risorse (quasi mai rinnovabili) per compilare scartoffie, disegnare progetti, emanare leggi, consumare a tutto spiano nel tentativo di rendere la propria vita migliore, mi ha dato il voltastomaco. E ho cercato di trovare la soluzione migliore per avere cura di me e di ciò che mi circonda.
    Scusate la premessa, ma mi è indispensabile per dire che penso sia inutile diventare vegetariano o vegano nel tentativo di avere rispetto della natura e degli altri essere viventi se per tutto il resto si continua a seguire uno stile di vita che mette al centro del sistema l’individuo come consumatore. Come divoratore di risorse. E più ne divora e più è felice. Penso che il nostro stile di vita (nostro come società occidentale) sia fatto di grandi abbuffate. E non solo alimentari. E credo che la risposta che contrasta il sistema non è una scelta “estremista” in una piccola porzione della vita di ciascuno, ma che possa invece essere una sobrietà che permea ogni aspetto del nostro quotidiano. Una sobrietà che si traduce in un consumo misurato, a volte indispensabile. Che trova radici nel discernimento che ognuno deve imparare a fare tra ciò che è indispensabile e ciò che è superfluo.
    Penso, semplificando e schematizzando molto i concetti, che essere vegetariani con una ferrari sia un controsenso perchè non tiene conto di quanto consumo e uccido per trovare le risorse necessarie per costruire e mantenere quella macchina. O quel cellulare. O quello stile di vita che mi permette di camminare per il mondo senza avere la responsabilità di prendermi cura di un pezzo di esso. Che poi il pezzo si chiami prato, pascolo, bosco, essere umano non importa.
    Il mio tentativo di essere responsabilmente nel mondo passa attraverso al mio essere pastore. O imprenditore agricolo professionale che dir si voglia. Anche quando questo comporta la responsabilità di strappare un erbaccia. O tagliare un albero. O macellare un capretto. Perchè questo è inserito in un contesto complesso di cui devo aver cura e di cui devo mantenere e rinnovare le risorse perchè grazie ad esse vivo.

  26. Cristiana 20 marzo 2013 alle 22:55

    Enrica, è vero che anche le piante sono esseri senzienti, ma questo penso sia difficile da capire per uno che non è abituato ad avere un contatto con loro.

  27. Stefania 21 marzo 2013 alle 00:04

    premetto che non ho mai consumato molta carne ( nemmeno mezzo petto di pollo a settimana…col senno di poi purtroppo non consapevole) per un gusto personale e non per etica.
    Col tempo ho capito come certe persone nel mondo ne consumino davvero davvero troppa (anche tutti i giorni tra bistecca e salumi)…e per stare dietro a queste richieste sono stati necessari gli allevamenti intensivi. Io vorrei che queste richieste diminuiscono perchè questa condizione non è sostenibile…
    da un annetto ho iniziato per istinto a consumare sempre meno carne fino ad abolirla dalla mia dieta (anche pesce ma per questo è un altro discorso…)…forse sembrerà stupido ma è un po’ un segno di protesta verso quello che dicevo prima…dato che a me non costa niente lo faccio con piacere…e intanto quando sono con altri e non mangio carne è un occasione per esporre il problema anche a chi non se n’è mai curato.
    Non voglio che tutti smettano di mangiare carne (per carità se piace perchè no?!) però che ne venga consumata poca e proveniente da allevamenti seri…con le richieste attuali non è pensabile di allevare tutto il bestiame in modo consapevole!
    e nel mio piccolo nucleo famigliare mi pare che la “protesta” stia funzionando…
    per quanto riguarda formaggi (che non consumo molto in realtà), uova e latte, tutti in quantità modeste, ormai si prendono solo dal produttore (essendo a milano non ci sono proprio i pascoli di mucche ma per lo meno le vedo!)
    mi fa molto piacere leggere i pensieri degli altri su questo argomento perchè non lo ritengo concluso per me…l’importante sarebbe raggiungere l’equilibrio (non solo in questo) a livello mondiale ma per farlo bisogna partire dal proprio piccolo!

  28. enrica 21 marzo 2013 alle 08:54

    sono assolutamente concorde con le parole di Marco B. imprenditore agricolo,
    forse è il pensiero che qui è riuscito a rispecchiare più profondamente il mio pensiero

  29. Graziella Carnevali 21 marzo 2013 alle 10:46

    Il commento di Stefania mi ha fatto riflettere : lei dice che molte persone consumano troppa carne, e che per star dietro a loro ci sono gli allevamenti intensivi. Sicuramente in parte è vero, ma solo in parte. Credo (e correggetemi se sbaglio) che sia la rete di vendita così come è concepita da sia indurre da una parte i consumi sia a sprecare moltissimo, a vantaggio degli allevamenti intensivi. Mi spiego meglio: provate ad osservare i banchi della carne dei supermercati. C’è tanta di quella roba esposta da sfamare un esercito intero al giorno. Esposta bene, per indurre al consumo i non consapevoli, spesso con scritte da pubblicità ingannevole, tipo carne italiana del territorio (poi magari leggi che è stata allevata in Francia e solo macellata qui). Ma a parte ciò, che forse non è pertinente al discorso, la maggior parte viene poi buttata: quando è in scadenza alla sera non possono più tenerela. Più volte ho cercato di farmela vendere a prezzo dimezzato per il mio cane e i gatti (ovvio, loro ne hanno bisogno). Non si può, per legge. Solo se trovo qualche commesso che odia lo spreco (rarissimi) mi riesce l’operazione, ovviamente da tenere segreta, pena il suo posto di lavoro. Al di là delle scelte alimentari personali, se non cerchiamo in primis di modificare queste storture gli animali verranno uccisi in gran quantità anche se noi del Pasto Nudo diventiamo tutti vegetariani, e tra l’altro per niente. Una mia cara amica ogni tanto mangia carne di cavallo, dice che le fa bene: sono inorridita, quando me l’ha detto, il cavallo è un animale da compagnia, come il coniglio, come si fa a mangiarlo? “Consumo una bistecca, ogni tanto, comprata con cognizione di causa, la mangio lentamente, tutta, non ne spreco neppure un pezzetto, non compro mai carne in eccesso. Almeno quel cavallo è morto per qualcosa, per far star bene me che sono fortemente anemica,ed è il mio modo di rispettarlo”. Molto crudo, come ragionamento, ma meno ipocrita di tanti che non mangiano carne ma poi non fanno nulla per cambiare il nostro sistema alimentare. Almeno secondo me.

  30. Goldmund 21 marzo 2013 alle 11:00

    Prima di tutto, grazie per il bell’articolo. Non commento molto, ma leggo sempre con grande piacere Il Pasto Nudo.
    Volevo dire che sono vegetariana (vegana per quando possibile: non compro mai uova da allevamenti intensivi, ho smesso i latticini, ho smesso di comprare cuoio e lana).
    Sono vegetariana per tre motivi in ordine decrescente: – motivi etici riguardanti il nostro trattamento degli animali (compreso l’atto di uccidere i cosidetti animali felici), – motivi ambientalisti (contro gli allevamenti intensivi), – motivi salutistici (sono cosciente che essere vegetariani (sani, perché ce ne sono anche di non sani) equivale a mangiare poca carne elevata in modo sostenibile in termini di salute). Per questo non entro nei meriti degli studi del Dr. Campbell (anche se ho letto in giro che gli argomenti della blogger siano stati rifiutati da Campbell stesso), ma vorrei spendere due parole sulla scelta etica.
    Per mangiare carne bisogna sfruttare (in modi più o meno umani) un essere senziente e poi ucciderlo. Gli animali sono essere senzienti in un modo in cui le piante non lo sono (“senziente” applicato alle piante sembra un’analogia), perché hanno un sistema nervoso (che le piante non hanno) e possono prevedere il futuro, fare scelte (hanno preferenze in senso stretto) e hanno memoria del passato. Negli ultimi anni le nostre scelte morali si sono estese fino a includere più gruppi (un esempio a caso: le donne. Kant escludeva dal regno degli essere morali: donne, servi e apprendisti). Gli schiavi erano considerati come essere senzienti di seconda categoria (anche da chi li trattava “umanamente”). Sono ben consapevole delle differenze cognitive tra animali non umani e umani, ma penso che la sfera morale possa essere estesa fino ad includere esseri che condividono con noi la capactià di base di provare dolore/piacere. E che siamo in grado di evolverci moralmente fino a fare una scelta contro la tradizione e la storia passata, per rispettare un essere vivente che non è in grado da solo ad obbligarci a rispettarlo.
    Per me è una scelta etica. Chi ha voglia di approfondire la base morale della scelta vegetariana mi faccia pure domande, tenti di rifiutarmi, etc. mi fa molto piacere discuterne (la parola e i fatti sono le basi migliori, piuttosto che foto di agnelli col biberon che mi fanno ribrezzo, non per l’immagine, ma per la gente che la posta).
    (Detto cio’ sono favorevole ad allevamenti non intensivi invece che intensivi, in mancanza di meglio, cosi come mangio verdura e frutta da agricoltori che rispettano la terra piuttosto che da multinazionali, non uso la macchina, riciclo, etc.. Spero prprio di non far parte dei vegetariani incoerenti usati come argomento contro questa scelta :) )

  31. Graziella Carnevali 21 marzo 2013 alle 13:39

    Ecco Goldmund, è quella che racconti la filosofia vegetariana per me coerente. Ma è la scelta cui io non sono pronta, ti ammiro, mi piacerebbe, ma dentro di me non ce la faccio. E, come dice Izn, è un percorso interiore, profondo ed individuale. Per questo mi sono permessa di parlare di altri modi incoerenti di essere vegetariani.

  32. Vu 21 marzo 2013 alle 16:20

    Ciò che mi rattrista incredibilmente della Pasqua è che moltissimi cuccioli di capra e agnello, piccoli, soffici, morbide e innocenti creature da poco venute al mondo, verranno portati via alle loro mamme, squarciati e massacrati barbaramente.
    Mi chiedo cosa provereste voi che amate i vostri figli se ve li portassero via per mangiarli. Parlare di questo argomento è una cosa che mi addolora, anche se il dolore è ovunque quando si parla di mangiare animali, di allevamenti intensivi e di maltrattamenti verso esseri così simili a noi eppure trattati come se fossero pezzi di cose inermi, senza cuore ed emozioni.
    Quando arriva la Pasqua mi rendo conto che l’ uomo non sa davvero cosa mangia e se lo sa non posso pensare che ci sia del buono in un uomo che sceglie di mangiare un cucciolo e non posso pensare che un uomo consapevole di stare mangiando un cucciolo sia una persona buona perché non posso credere che una persona buona scelga di essere complice di un infanticidio a tutti gli effetti .
    Nella vita ci sono perdenti e vincenti.
    I perdenti sono quelli che non si informano, che si tappano occhi e orecchie e che pur sapendo cosa comporta ogni loro scelta la scelgono comunque e tanto chi se ne frega. A loro dovrebbe essere restituito lo stesso trattamento di indifferenza, egoismo e cattiveria. Vincente è colui che si informa, che decide di dire basta, che sceglie di aprire il proprio cuore e di vivere nel rispetto della vita.
    Il mio augurio per questa Pasqua e che ci siano più vincenti e che voi facciate parte di loro.
    p.s. Questo è solo un commento riguardo l’etica dilungarsi sul resto è davvero troppo lungo e difficile..
    Per chi vuole illuminarsi ed essere davvero CONSAPEVOLE (unica arma che abbiamo per essere liberi) lo rimando a dei spunti su cui riflettere, qui e qui.

  33. Vu 21 marzo 2013 alle 16:38

    In ultimo ma non per ultimo, Il China Study non e’ stato demolito da Denise Minger, come dice Arianna, il professor Campbell, infatti, ha risposto alle critiche della signorina Minger facendole fare una figura meschina e smascherandola per quello che e’: un’incompetente che crede di saperne meglio di chi ha studiato l’argomento decenni!
    La signorina Minger, infatti, per nascondere le stupidaggini che dice ha anche cancellato dei commenti che la mettevano al tappeto, successivamente smascherata ha tirato fuori la scusa piu’ banale: “erano finiti nella mia junk mail”.
    Qui’ la risposta del professore alla Mingher, la quale dopo tale figuraccia non ha osato piu’ proferire parola: E aggiungo che il professore Campbell e’ stato anche troppo educato, da grande signore che e’..
    Izn, non è da te pubblicare una cosa su twitter senza davvero sapere cosa sia accaduto!

  34. Giulia 21 marzo 2013 alle 17:59

    Sono perfettamente d’accordo con Goldmund su tutto. Brava io la penso esattamente come te. Anch’io sono vegetariana e vegana quando posso, anzi più che posso. Proprio per motivi di coerenza. Inoltre cerco di comprare il più possibile biologico e direttamente dai produttori, non sprecare mai il cibo, bere acqua del rubinetto, usare i mezzi pubblici il più possibile, raccolgo i rifiuti organici per fare il compost casalingo, partecipo alla coltivazione dell’orto di mia suocera…
    Insomma ciascuno fa quello che può, secondo me l’importante è prima di tutto essere consapevoli e poi provare a fare qualcosa, basta anche solo un piccolo contributo come potrebbe essere ad esempio rinunciare a mangiare agnello e capretto a Pasqua, o magari limitare carne e salumi ad una o due volte alla settimana al massimo… se lo facessero tutti sarebbe già un bel passo avanti…

  35. Cristiana 22 marzo 2013 alle 08:34

    A me piacerebbe tantissimo creare un movimento di persone onnivore consapevoli, in difesa dei prati-pascoli e degli animali allevati al pascolo, ma non so come fare.

  36. marzia 23 marzo 2013 alle 13:46

    scusate se non ho replicato prima, ma non ne ho avuto il tempo!
    mi ha fatto molto piacere leggere (qui e su FB) i vostri commenti. grazie a questo post parte del pubblico de “il pasto nudo” è approdato su “pascolovagante” e viceversa.
    avrei tante cose da dire, ma purtroppo il tempo è come sempre tiranno.
    innanzitutto sono felice di vedere come la maggior parte di voi ha compreso fino in fondo il senso dell’articolo, tranne forse Vu, che continua a parlare di soffici cuccioli, massacrati, squartati, ecc ecc, usando quella terminologia che sta impazzando in rete e che contribuisce a fare disinformazione sul tema. noi abbiamo un gregge che pascola costantemente all’aperto 365 giorni l’anno, in questi giorni stiamo portando al macellaio agnelli per Pasqua, alcuni tra questi pesavano 30kg, quindi sicuramente non “cuccioli” di pochi giorni, ma animali nati nel mese di novembre! i capretti invece, complice il clima un po’ strano, sono nati in ritardo e hanno poco più di un mese e mezzo di vita, il macellaio non ce li ritira perchè troppo piccoli per la macellazione. giudicate quindi voi…
    alla lettrice che lamentava le zecche “portate dalle pecore”, volevo rispondere che anche questo è un luogo comune. la zecca ha bisogno di ospiti animali per completare il suo ciclo che altrimenti avviene anche nel terreno e prevede lunghi periodi di digiuno. le zecche quindi dal terreno o dagli alberi dove sono presenti salgono sulle pecore quando queste arrivano e poi, sfamatesi, ricadono a terra http://www.fimpvco.it/zecche.html
    @Cristiana, vieni a trovarmi sul mio blog… non siamo un movimento, ma siamo persone che viviamo di quel mestiere, tra gli animali, sui pascoli!

  37. Vu' 23 marzo 2013 alle 17:48

    @ marzia
    Marzia xchè devi dire che io non ho capito il senso dell’articolo?
    A prescindere dal modo e dal criterio di uccisione, è sempre un’uccisione no?!
    Non esistono omicidi “compassionevoli” , un omicidio è un omicidio punto e basta!
    Sicuramente il vostro è diverso da tanti (tremendi/disumani) altri..
    sarebbe bello veder crescere nel 2013 una nuova coscienza ecologica, all’interno delle mutazioni che il mondo sta vivendo, o per meglio dire, sta subendo. Contro ogni logica, ci si ostina a destinare ad allevamento, per esempio, terreni che potrebbero nutrire moltissime persone in più se destinati alle coltivazioni, ma sappiamo bene che non c’è una logica, nelle azioni del capitale, che vada oltre l’arricchimento dei singoli e delle loro società per azioni. C’è una logica, forse, nella ossessiva propaganda e diffusione dell’automobile?
    Ma torniamo agli animali e allo scandalo delle oscene sofferenze che l’uomo infligge loro, anche senza rendersene conto, perché mangiando una fettina nessuno pensa al dolore del corpo vivo di cui ha fatto parte – e aveva ragione Gandhi a sostenere che i carnivori dovrebbero uccidere con le loro mani l’animale che mangeranno. Foer spiega abbondantemente, con l’abuso di parole che gli è abituale e cercando l’originalità anche quando non ce n’è bisogno, perché oggi si dovrebbe essere tutti vegetariani, e insiste giustamente sulle sofferenze degli animali, sulla loro non-vita in una cattività senza tregua che impedisce qualsiasi pur minimo godimento del dono dell’esistenza.
    Non sentirti offesa dal metterti “nel mucchio” il mio è un discorso enorme sia Etico che di salute.
    Buon tutto
    V.

  38. Graziella Carnevali 23 marzo 2013 alle 21:37

    @ Vu. Sono una persona che ama moltissimo gli animali ( ha adottato, salvandoli, due cani e tre gatti e se potessi farei di più ) e non sopporta vedersi soffrire. Ciononostante penso che diventare vegetariani non servirà assolutamente a non farli più soffrire. Dove vivo io spesso tengono cani e gatti in modo disumano ( e non certo per mangiarli) , ci sono ragazzini che fanno cose inenarrabili ( una volta ho salvato dalle loro sgrinfie un gatto, che ora per fortuna sta bene ed è stato adottato, e stavo per finire in galera dagli schiaffi che ho mollato ai piccoli farabutti ) . Gli uomini ahimè uccidono bimbi per rubarne gli organi, vuoi che smettano di far del male agli animali ? Ma in che mondo vivi? Forse è meglio mangiare una bistecca e salvare un cane dalle perrera spagnole che diventare vegetariani. Forse è’ meglio combattere perché mucche e galline vivano felici e vengano uccise senza dolore che diventare vegetariani. Forse è meglio denunciare i vicini ( e inimicarseli a vita) perché maltrattano le loro galline anziché diventare vegetariani. Solo che è’ più faticoso.
    @ Marzia io non mi lamentavo delle zecche, qui i boschi ne sono pieni, semplicemente da novella campagnola con cucciola scalmanata ho dovuto farci i conti.

  39. Vu' 24 marzo 2013 alle 00:28

    Io vivo in un mondo di rispetto verso di loro..
    In Qualsiasi forma esso sia…
    Non ho la pretesa e la presunzione di cambiare il mondo se non IL MIO!
    Io non partecipo a questo..
    Posso SCEGLIERE e scelgo di evolvere e prendere cio’che mi serve senza far del male a nessuno!
    Che differenza c’e’ tra cani,gatti,vitellini,mucche e pulcini!?
    N E S S U N A

  40. Graziella Carnevali 24 marzo 2013 alle 12:49

    @ Vu. Infatti io non ho fatto nessuna differenza fra cani gatti mucche vitelli e galline. Ho parlato anche di mucche e galline. Ciò che voglio dire è che se si diventa vegetariani perchè si ama gli animali (scelta etica rispettabilissima) non bisogna poi pensare che sia l’unico modo per salvarli e cambiare il mondo. No. Ci sono molti modi, e tutti sono un pò parziali. E lo saranno sempre, a meno che nasca di nuovo qualcuno capace di fare miracoli (e decida di farli per gli animali e non per gli uomini). Nessuno ha in sè una capacità salvifica. Prova a parlare con un cacciatore, e a cercare di convincerlo. Capirai che, se ami gli animali, alla fine di ore interminabili di discussione, l’unica possibilità che ti rimane per cambiare il mondo è uccidere lui (poi non lo fai, perchè sei contraria all’omicidio). Voglio dire, secondo me diventare vegetariani non significa salvare il mondo animale in toto. Significa rispettarlo, certo, ma non è l’unico modo. Diverso è il discorso sulla salubrità di una dieta vegetariana, ma qui non posso esprimermi non essendo un’ esperta.
    Certo che quella frase di Marzia: ho portato cuccioli di tot giorni dal macellaio ma non me li ha presi, così fredda, mi ha fatto tornare del mio parere: poca carne, allevata felice, e mai mai cuccioli, nè agnelli nè vitelli. E datemi pure dell’ipocrita, me ne frego. Ma c’è un limite all’essere realisti.

  41. Goldmund 24 marzo 2013 alle 14:38

    Non credo aiuti la causa vegetariana scrivere in maiuscolo, gridare le proprie convinzioni e non rispettare gli altri.
    Ho cercato su internet un testo che mi piace molto. E’ la conferenza data da Gandhi alla società vegetariana britannica sul potere della pacatezza e dell’argomentazione morale. Un’utile lettura per ogni vegetariano (e non); in inglese, non so se ci sia una traduzione in italiano.
    What I want to bring to your notice is that vegetarians need to be tolerant if they want to convert others to vegetarianism. Adopt a little humility. We should appeal to the moral sense of the people who do not see eye to eye with us.
    In italiano: “Quello che vorrei sottolineare è che i vegetariani dovrebbero essere tolleranti se vogliono convertire gli altri al vegetarianismo. Adottare un po’ di umiltà. Dobbiamo fare appello al senso morale di coloro che non sono d’accordo con noi.”
    (Premettendo che sono convinta che la scelta vegetariana sia la buona scelta morale rispetto a quella non-veg. Ma sono anche d’accordo con Graziella che non ha senso essere vegetariani e non fare propri i principi del rispetto degli altri, umani e non-umani e della non-violenza).

  42. Vu' 25 marzo 2013 alle 10:39

    @ Graziella
    Ciao Graziella,
    sono d’accordo con te che l’essere solo vegetariani/vegani non salva il mondo.
    Io faccio quello che di meglio posso fare ed ovvio che non è solo questo…
    Però non riesco a concepire come si possa dire: “visto che io non cambio il mondo e visto che ci sono orrori peggiori non lo faccio tanto a che serve?”
    @ Goldmund
    Non so’ se ti riferisci a me il non rispetto e il gridare in maiuscolo le mie convinzioni, comunque sia è in parte vero, ho fatto tantissimi sbagli a voler convincere piena d’enfasi molte persone intorno a me ottenendo poi quasi l’effetto contrario.
    Ognuno sceglie per se, se vuole e come vuole..
    Io ho la mia verità, che è solo mia, e non può giustamente essere dell’umanità tutta.
    La mia scelta è partita dall’Etica ma poi è diventato un discorso molto importante anche dal punto di vista della salute ma è davvero troppo lungo..
    Ho lasciato dei link da leggere e su cui riflettere..
    Magari poi se vuoi ne parliamo dopo che gli hai dato un’occhiata!
    Quello che dico io è: Fa’ male a noi e all’ambiente intorno a noi e allora cos’è che ci fa’ continuare?
    La tradizione? Il gusto? Davvero non siamo in grado di evolvere verso un vivere degno per tutti?
    Davvero non possiamo sperare in un mondo migliore?
    Addirittura ieri il Papa ha detto di mangiare Alternativo a Pasqua e di non uccidere gli agnellini..
    “Quando smetti di mangiare la carne ti nasce un fiore nel cuore…!”

  43. Graziella Carnevali 25 marzo 2013 alle 11:11

    @ Vu’. Ciao. Non è che io non voglia cambiare non dico il mondo (non ho questa pretesa), ma almeno un pò di cose, solo che lo faccio in un altro modo. Imperfetto, parziale, ma quello che riesco. Quanto alla verità, sono contenta che tu l’abbia trovata, io invece non credo alla verità assoluta, neppure solo per me. Forse per questo sono sempre esaurita.

  44. Silvia 25 marzo 2013 alle 15:23

    Condivido pienamente l intervento di Marco B.
    sono stata educatrice di comunità per circa 10 anni. sono nati i miei bimbi , una rivoluzione..lo scorso settembre mi sono licenziata (una pazzia in questo momento storico?!?). mio marito continua a lavorare per ovvi motivi, insieme abbiamo deciso di dare corpo al nostro sogno. ora faccio la contadina (bio ovviamente!!)!così mi piace definirmi e non è così lontano dal lavoro che facevo prima…
    l aspetto dell alimentazione è cruciale, sono sempre in ricerca, di quello che sento giusto per il mio corpo ed il mio spirito. mangio carne saltuariamente, quella bianca, polli e conigli allevati dai miei suoceri ( ne hanno una ventina, giusto per la famiglia). la mangio quando sento il bisogno, quando il mio corpo me la chiede, ho provato ad escluderla, non riesco.credo enormemente nelle scelte a 360 gradi per rispettare l ecosistema, già mi rompe mettere i teli per pacciamare il terreno..credo nelle scelte piccole quotidiane, dallo scambio di vestiti per i bimbi,al non spreco dell acqua, dal consumo di verdure e frutta stagionale al riciclo di quello che mi è possibile. sono molto ma molto imperfetta, ma voglio migliorare. invito ad allargare il punto di vista su un discorso molto più ampio di rispetto.

  45. Goldmund 25 marzo 2013 alle 17:30

    Credo che dovremmo distinguere due questioni etiche ortogonali (pur se legate): la questione etica del nostro rapporto con l’ambiente e la natura (e la sostenibilità del nostro stile di vita) e la questione etica dell’uccidere/mangiare animali.
    Un punto comune è sicuramente l’opposizione agli allevamenti intensivi, ma poi le due questioni divergono. Si puo’ essere un vegetariano consumista e un onnivoro sostenibile, cosi come un vegetariano sostenibile e un onnivoro consumista (il peggiore su qui siamo tutti d’accordo :) ).
    Un’altra questione è quella di cosa succederebbe se fossimo tutti veg*, izn scrive a proposito che “Poniamo per assurdo che nessuno di noi mangi né carne, né latte né formaggio. Come vivrebbero, per fare un esempio, le capre, in quel caso, se nessuno le allevasse? Probabilmente (ma è solo un’ipotesi) si dividerebbero in tanti piccoli branchi nei boschi e nelle campagne.”. Ora, premetto che sono ignorante (anche se non come una capra che è un animale più intelligente di quel che si pensa!) sulla civilizzazione hindu, ma non è un po’ come la situazione dei bovini in India? Gli hindu sono lacto-vegetariani e hanno un tabù che impedisce di uccidere i bovini, ma hanno sviluppato uno stile di vita (di simbiosi, o quasi quasi di collaborazione) in cui usano i prodotti vaccini (latte e derivati) senza dover uccidere l’animale. (Se ci sono esperti mi correggano, parlo solo per sentito dire, o meglio “letto dire”). Per questo penso anche che la scelta vegana è più coerente nel contesto metropolitano contemporaneo attuale, ma la scelta vegetariana sarebbe più coerente in un contesto di sviluppo sostenibile e a piccola scala.
    (Ma sono sempre opposta al mangiare animali: qui pero’ entrano altre motivazioni etiche, come quelle del mio primo commento)

  46. escallonia 25 marzo 2013 alle 18:32

    Ciao vorrei dire anch’io la mia su questo argomento; ho 59 anni, sono di origine contadina e ho sempre vissuto in campagna, ho sempre allevato polli e conigli per uso familiare,saltuariamente anche il maiale. Da molti anni mi sono chiesta se abbiamo il diritto di servirci degli animali come cibo, il punto di vista di chi come me è stata abituata fin da bambina a partecipare all’uccisione degli animali da cortile non può essere uguale a quello di chi non ha queste esperienze, ho parlato con molte persone ma raramente ci siamo capiti.
    Vi dico solo quello che facciamo noi: alleviamo conigli e polli e li mangiamo, li facciamo vivere nelle migliori condizioni all’aperto, come le galline che in genere hanno una vita di diversi anni, non importa se dopo tre anni producono poche uova, in genere sono poi problemi alle zampe che costringono a sacrificarle.Acquistiamo carne con moderazione e mai di cuccioli, solo manzo e maiale adulto da macellaio di fiducia, qui in Piemonte esistono.Certo sis tratta sempre di animali allevati in stalla e separati da piccolissimi dalla madre.
    Non ho mai acquistato agnello e capretto, non vedo la necessità di questa mattanza di cuccioli, se tutti facessimo così i pastori, semplicemente, farebbero altro.Oppure dobbiamo comperare le fragole a Natale perchè qualcuno ci deve vivere? Ritengo che la montagna se non fosse sistematicamente disboscata starebbe al suo posto da sola ed inoltre è da vedere quanti pastori si prendono cura della montagna e quanti la sfruttano solo, avrei molti episodi da raccontare a tale proposito.
    Mi è capitato molti anni fa di vedere in Francia una stalla per la produzione del fegato d’oca, una vista orribile, come sono orribili gli allevamenti di ovaiole in gabbia.
    La nostra scelta come famiglia è una scelta di moderazione nel consumo anche di latticini, meglio scegliere la qualità, vicino a casa o i prodotti tradizionali italiani, pagarli per quello che valgono.

  47. www.langolodifrancesca.com 26 marzo 2013 alle 11:49

    Buongiorno a tutti!
    Gran bel post, molto belli i commenti di chi scrive, finalmente una discussione costruttiva su questo tema. Non sono vegetariana, perchè la carne, ahimè, mi piace, ma cerco di fare scelte “etiche” per quanto possibile, come la maggior parte delle persone che ha commentato prima di me. Mi è piaciuto molto la contraddizione del “vegetariano” ma che mangia il latte, era un punto di vista che non avevo mai valutato… Grazie per i commenti di tutti e per i bei spunti di riflessione! :)

  48. Helena 26 marzo 2013 alle 12:28

    Mi fa piacere che ci possa essere una tranquilla discussione su questo tema, e che soprattutto si possano conoscere le opinioni e le storie di chi ha a che fare con questi animali e come funziona il loro allevamento..poi diverse rimangono le riflessioni e le conclusioni che ognuno ha, e per adesso niente mi ha fatto cambiare idea sul mangiare carne, sono cresciuta con dei nonni che hanno vissuto gran parte della loro vita in campagna e che in estate mi portavano in campagna per raccogliere pomodori, fagioli o altro, mentre io giocavo con le galline e faraone nel pollaio, quando c’era da uccidere i polli non ho mai assistito direttamente ma vedevo quando li pulivano per prepararli poi da mettere via e conservarli per tutto l’anno e anche se sapevo che erano gli stessi animali che avevo visto magari poco tempo prima non sono mai rimasta sconvolta perchè sapevo che doveva andare così, per vivere dobbiamo mangiare e il loro scopo era darci da mangiare..ovvio che adesso il cibo è gestito diversamente da quando erano piccoli i miei nonni, non è più come una volta che mangiavi carne solo la domenica perchè non te la potevi permettere e dovevi faticare per averla, adesso che possono mangiarla ogni giorno forse esagerano anche, e quindi per me non è sbagliato mangiare carne ma l’esagerazione che ci porta a consumarne così tanta da buttarla, per questo la mia convizione e speranza è arrivare a un consumo consapevole..tutto questo però è solo ciò che penso e che ho deciso per me, e conoscendo anche persone che hanno deciso una dieta diversa dalla mia mi rendo conto che l’importante è confrontarsi e parlarne del tema, senza nessun paletto e chiusura da parte di tutti quelli che la pensano diversamente da me perchè l’unico modo per capire le ragioni degli altri e confrontarsi.

  49. Vu' 26 marzo 2013 alle 12:31

    Non voglio cominciare una guerra davvero..
    Ma essere Vegetariani e dire si al latte è davvero inutile..
    O meglio, tutto è utile ma se uno davvero riflettesse bene capirebbe che le mucche, per produrre latte, come tutti i mammiferi, devono prima partorire, pertanto vengono inseminate artificialmente ogni dodici mesi in modo da programmare un parto ogni anno e garantire una produzione di latte quasi continua. I vitelli femmina non idonei alla mungitura e i vitelli maschi (ovviamente non in grado di produrre latte) nati si rivelano inutili per l’industria casearia, pertanto vengono allevati e uccisi a sei mesi di vita.
    Le mucche sono munte continuamente con macchine automatiche e sfruttate fino a che molte non sono più in grado di reggersi in piedi e intorno ai 4-6 anni di vita o meno, quando non più produttive, vengono uccise.
    Invece, negli stabilimenti per la produzione di galline ovaiole, i pulcini nati maschi (statisticamente la metà), inutili al mercato in quanto ovviamente non in grado di produrre uova, vengono gettati vivi in un tritacarne industriale o schiacciati in apposite macchine per essere poi trasformati in farine animali per allevamenti o in fertilizzanti.
    Le galline ovaiole vivono tutta la loro breve esistenza schiacciate l’una contro l’altra in piccole gabbie a produrre uova in continuazione e verso i due anni di vita, quando non più produttive, vengono uccise.
    Ecco perchè sono vegana, nonostante la carne, le uova, il pesce e il formaggio mi piacciono tantissimo ma io non posso giustificare questo..
    Non posso e non voglio..
    Come si fa’ a sapere queste cose e dire: “Lo so’ pero’ a me la carne piace e non riuscirei a farne a meno!”
    Oltretutto esistono sempre piu’ tesi e prove che ci dicono che non siamo nati per mangiare carne, eravamo frugivori e siamo diventati onnivori..
    L’evoluzione oggi, visto che qui si parla tanto di decrescita lenta, dovrebbe davvero riflettere se non voglia dire ritornare ad uno stato naturale..
    Specialmente perchè TUTTO ( e si stavolta lo grido) cio’ di cui abbiamo bisogno è contenuto nella frutta, nella verdura…
    Possiamo scegliere, FACCIAMOLO!
    Cito anche io Valdo Vaccaro perchè davvero è un grand’uomo (anche se con dei modi/ toni di parlare non piacevoli) .
    Scusate se continuo ma non ci credo che non si possano smuovere le coscienze d fronte a tanto schifo!
    Buon inizio a tutti
    V.

  50. Vu' 26 marzo 2013 alle 12:34

    Ops!
    Decrescita felice…no lenta!
    Lapsus Freudiano??
    :)

  51. Laura 26 marzo 2013 alle 22:39

    buonasera,
    scusate se vado fuori tema, nonostante l’argomento molto interessante.
    Io sono all’inizio del mio cammino di “conversione alla consapevolezza” quindi so di essere molto ignorante su tutto e spero non inorridiate per la domanda che sto per fare.
    leggendo il primo commento di Goldmund ( di cui ho ammirato la pacatezza e disponibilità in tutti i commenti) mi ha colpito il fatto che dica di non utilizzare più cuoio e lana. Sul cuoio posso intuire le motivazioni, ma la lana? non capisco se il problema sia il fatto stesso di tosare gli animali o le modalità di tosatura…vi ho detto che sono ignorante…

  52. Vu 27 marzo 2013 alle 12:45

    Ciao Laura,
    ecco perchè anche la lana NO!
    “Se si analizza, ad esempio, la produzione della lana, si scopre come oggi la tosatura delle pecore sia quasi totalmente automatizzata.
    Questo tipo di tosatura, legata alle misure standard delle macchine, non rispetta la varietà della natura e quando la pecora è “fuori misura”, le lame, che in pochi minuti hanno il compito di tagliare tutta la lana, le tagliano anche la carne.
    Questo metodo, inoltre, essendo programmato, può portare d’estate a colpi di calore anche mortali, mentre in caso di abbassamento della temperatura, gli ovini corrono il rischio di morire per l’esposizione al freddo eccessivo.
    La lana, oggi, proviene quasi tutta da allevamenti che contano milioni di capi, situati in Sud America o in Australia, di pecore selezionate ed allevate per possedere velli sempre più folti (una particolare qualità di pecore, a tal fine, è stata selezionata in modo da avere una pelle molto rugosa e di essere, quindi, in grado di produrre un maggior quantitativo di lana); qui gli animali, oltre alla tosatura, subiscono innumerevoli maltrattamenti: i maschi vengono castrati con l’elastico, e a tutti gli ovini viene tagliata la coda o praticato il cosiddetto mulesing.
    Per ovviare al problema delle mosche che depositano le loro uova nella pelle delle pecore e le cui larve penetrano nella carne, e per evitare, soprattutto, che la pecora sporchi il suo “prezioso vello” con gli escrementi, gli allevatori attuano questa operazione, il mulesing, che consiste nel bloccare l’animale a testa in giù con delle barre di metallo e tagliarne lembi di carne viva dall’area perianale, inclusa la coda, lasciando così i tessuti vivi e sanguinanti. Questo intervento viene fatto per mezzo di un coltello e senza alcun tipo di anestetico e di disinfettante.
    Alcuni animali, che non sopportano tale tortura, ne muoiono, ma nel contesto dei grandi “numeri” (tali sono considerati gli animali dagli allevatori) la cosa risulta ininfluente, visto che questo trattamento risulta, comunque, il più economico.
    Il marchio di qualità Naturtextil-IVN zertifiziert BEST è una garanzia di lana senza mulesing. Tuttavia non si può escludere che, anche nel caso di lana australiana proveniente da “allevamento biologico”, le pecore non siano state soggette al mulesing.
    I criteri per l’allevamento biologico sono regolati dalla NASAA (National Association of Sustainable Agricolture Australia Ltd.) e nell’Organic Standard della NASAA il mulesing è in linea di massima vietato, ma ci sono delle eccezioni, per cui il suo utilizzo è accettato, anche se a condizioni molto ristrette.
    Alcuni paesi dell’America del Sud hanno già elaborato delle leggi e un sistema di controllo orientato alle direttive EU 2092/91 per l’agricoltura biologica.
    La lana merino argentina è, ad esempio, condizionata dalle condizioni climatiche della Patagonia, con grandi differenze di temperatura tra estate e inverno e tra giorno e notte e con molto vento: è, quindi, una lana molto più arricciata di quella australiana, che protegge, appunto gli animali dalle intemperie.
    Per lo stesso motivo non ci sono mosconi e non c’è nemmeno la problematica del mulesing, anche se, anche in questo caso, quando gli ovini iniziano a produrre meno lana sono destinati al macello.
    Un analogo problema si pone negli allevamenti nostrani, dove i piccoli agnelli di pecore “produttrici” di lana, a loro volta “produttori” di lambswool, vengono sgozzati e destinati al mercato dell’alimentazione.
    Indossare lana significa, quindi, indossare violenza e morte.
    Ma indossare lana non è necessario.
    La lana può essere sostituita da tessuti, altrettanto caldi e morbidi, come il pile, il velluto, la microfibra, la ciniglia, il caldocotone, il cotone felpato, l’acrilico, la spugna di cotone; in particolare, nella trama del cotone invernale (caldocotone) si trovano microscopiche camere d’aria che isolano perfettamente dal freddo.
    Oltre ai materiali citati ve ne sono numerosi altri senza crudeltà, vegetali o sintetici, come, ad esempio, il lino, la viscosa, l’acrilico, la canapa, il fustagno, il goretex, il nylon, il poliestere, il thinsulate, il polarguard, il fibrefill e la cordura.
    Sono materiali di alta qualità, l’impatto ambientale dei quali, durante il ciclo produttivo, è comunque minore rispetto alla produzione di prodotti con derivati animali, legati agli allevamenti (già di per sé molto dannosi per l’ambiente) e trattati con prodotti chimici. Rinunciare a vestirsi con la morte e la sofferenza degli animali non significa, quindi, sottovalutare i problemi ecologici, ma sicuramente il contrario.
    Se, inoltre, si desidera produrre da soli, a proprio gusto, maglie, maglioni, guanti, calze, berretti, sciarpe e molto altro ancora, si trova in commercio una lana acrilica, prodotta con plastica riciclata, calda, morbida e dalle mille tinte e colori!”
    FONTE: http://www.promiseland.it/2010/09/22/lana-e-sofferenza/

  53. Laura 27 marzo 2013 alle 15:14

    @Vu: io ci riesco a continuare a mangiare carne e pesce, nonostante quello che hai scritto (e che già sapevo) e non mi reputo una persona cattiva o insensibile. Così come (a differenza di molti onnivori di mia e sicuramente anche tua conoscenza) non considero affatto una persona come te un’invasata.
    Non penso che un contadino o un piccolo allevatore getti i pulcini in un compattatore per produrre farine e mangimi, o che le sue mucche e capre siano munte con metodi così alienanti. Io rifiuto metodologie crudeli. Compro carne una volta meno, perché costa molto di più che al supermercato. Decresco così, in maniera lenta, rieducando ogni giorno il mio comportamento (siamo figli del “molto più di quel che ci serve” e non solo dal punto di vista alimentare).
    Io credo fermamente che le convinzioni e le idee altrui, quando sono poste su basi civili e informate (come nel tuo caso), vadano sempre rispettate e anche tenute in considerazione, perché sono spunti utili per riflettere e anche, in molti caso, evolvere e cambiare modo di pensare.
    Ma non si può avere tutti la stessa identica visione delle cose. E non bisognerebbe mai credersi nel giusto al 100% sempre, o si rischia di smettere di porsi delle domande e dei dubbi.
    Gli onnivori e i vegan non parleranno mai la stessa lingua: ma per fortuna esistono ottimi interpreti, come la nostra Izn, che possono metterli in relazione tra loro.

  54. Vu 27 marzo 2013 alle 19:33

    @ Laura
    Mi spiace se ciò’ che ho scritto possa dipingere chi mangia carne, come fai tu e molti altri ( se non tutti) qui sul Pasto Nudo, come persone insensibili e cattive..
    Ovvio che non è così…
    Ognuno di noi ha mille sfaccettature che ci rendono NOI…
    Tutti diversi e giusti così..
    Non sono un’invasata ma sono Vegana da 7 mesi e sono piena d’entusiasmo e di cose da voler dire e ridire..
    Pero’ in questo modo,spesso, ho fatto peggio, xchè come dici te “Gli onnivori e i vegan non parleranno mai la stessa lingua” e forse va bene così..
    Grazie per questi spunti di riflessione importante anche per me..

  55. Goldmund 27 marzo 2013 alle 21:07

    per Laura: ho smesso con la lana per due motivi : primo, scoprendo la pratica del musling fatta in Australia e fino a poco tempo fa in Nuova Zelanda (descritta da Vu). Ho letto che il 50% della lana ci arriva proprio da li. Il problema è che comprando un capo in lana sappiamo (forse) dove è confezionato, ma non abbiamo idea di dove la lana sia stata prodotta (anche se pare che H&M non usi lana importata dall’Australia, ma vabbè). Questa pratica non esiste in Europa, ma appunto: come sapere dove è stata prodotta la lana di un maglione del commercio?
    Un secondo argomento è il costo ambientale della produzione industriale della lana, per non parlare delle sofferenze degli animali a causa della produzione meccanica (come detto da Vu) e del fatto che molti di questi animali sono poi comunque abbattuti. Tra l’altro ho cercato informazioni non solo su siti pro-veg, ma anche su siti ‘officiali’ ad esempio qui (dove puoi leggere frasi edificanti come “making more from sheep”, no comment).
    Idem per la produzione industriale di cachemire (da qualche anno c’è in giro del cachemire a basso prezzo, ovviamente grazie all’industrializzazione), dell’angora etc.
    La produzione industriale è lontana anni luce dall’immagine idealizzata che ci viene inculcata della produzione della lana (di pecora, coniglio o capra) come un’azione innocente per l’animale.
    Per quanto riguarda le alternative, sono ancora in cerca. La mia soluzione momentanea è stata smettere di comprare vestiti fino alla fine naturale di quelli che ho (pur se alcuni in lana). Non ho voglia di portare cotone industriale che consuma tonnellate de acqua, o materiali sintetici fatti con i derivati del petrolio. Sto esplorando la pista dei filati in canapa o in bambu’, vedremo…
    Sono veg* e non tornerei mai indietro. Pero’ di sicuro la Verità non l’ho trovata, ma posso cercare tante piccole verità che mi fanno avanzare ogni volta sempre un po’ di più.
    Sinceramente se il maglioncino di angora fosse ancora prodotto così lo porterei.
    (la mia posizione in versione super succinta e senza argumenti :) : vegani in città, vegetariani in campagna)
    PS grazie a chi (izn?) mi ha messo bene il link nel primo commento!

  56. Laura 27 marzo 2013 alle 21:55

    @Vù: ben venga tutto l’entusiasmo e la voglia di confrontarsi e dialogare! Sai che noia se fossimo sempre tutti d’accordo? E lo spirito critico? E la voglia di evolvere e di migliorarsi? E la curiosità che genera conoscenze e apertura mentale? Dove li mettiamo??? :D

  57. claudia 29 marzo 2013 alle 21:55

    Domanda stupida sulla lana: so per certo che la lana di molte pecore pascolanti nella mia regione (Trentino) viene buttata via, perche’ nessuno la vuole. Mia cugina e mia zia ne hanno portato a casa ceste piene (per riempirci i materassi, credo). E sono pecore tosate in modo “antico” e sicuramente non maltrattate. Non si potrebbe trovare un modo per mettere sul mercato questa lana? E’ cosi’ caro lavorarla? Sono sicura che molte persone pagherebbero qualcosa di piu’ pur di avere lana di questo tipo, che non ha fatto soffrire gli animali (a parte che io l’ultima volta che ho comperato della lana, un paio di anni fa, l’ho pagata uno sproposito… ma ignoravo tutta questa storia! Non sapevo di queste barbarie, grazie infinite a Goldmund e Vu di avermi informata. Io non riesco ad usare acrilico o tessuti provenienti dal petrolio, mi spiace. Ho delle gran belle soddisfazioni con la canapa (un paio di jeans di mia figlia che ha messo per credo 3 anni e sono ancora perfetti!), per esempio. Per quanto riguarda la seta: ma davvero cuociono i bozzoli coi bachi dentro, per non rovinare il filo? Mia madre mi ha detto che quando era piccola lei facevano cosi’, col vapore. Allora nemmeno la seta… (super off topic ma neanche poi tanto, vero Izn?) ;-)

  58. UNA PASQUA SENZA CARNE? | Terra Madre 30 marzo 2013 alle 12:49

    […] però spendere due parole per invitarvi a leggere un articolo un pò diverso, quello di Sonia de Il Pasto Nudo, cultrice della cucina consapevole, che apre spazi ad ulteriori riflessioni, legate […]
     

  59. Vale 30 marzo 2013 alle 18:34

    Beh, io mi definisco vegetariana anche se non consumo più latte e latticini, e le uova che mangio sono quelle che mi regalano gli amici che tengono le galline (che razzolano in giardino e moriranno di vecchiaia). Il mio essere vegetariana è dato proprio dal non voler dare sofferenze agli animali. Mangio miele e propoli di un apicoltore (bio) che ama le sue api, so come le tiene.
    Quando alcuni non veg dicono “dove andrebbero a finire tutti gli animali di allevamento, se le persone non li mangiassero più, ecco, rispondo che quegli animali, semplicemente non ci sarebbero.
    In realtà a me piacerebbe tantissimo un mondo di consumatori consapevoli, che fossero o meno veg. Il problema secondo me lo sottolinea bene Safran Foer in “Se niente importa”, che qualcuno ha citato. L’allevamento intensivo ha moltiplicato in modo enorme i chili di carne prodotta e aumentato in modo esponenziale le risorse consumate per tale carne, risorse che vengono prese a tutto il mondo. Il gregge di pecore o capre sull’appennino o sulle alpi non è un guaio. Il guaio sono le “fattorie” con migliaia di animali stipati in spazi piccolissimi solo perché la gente vuole la carne nel piatto.
    Ecco.
    Poi leggerò il resto dei commenti, tutti oggi non ce l’ho fatta.

  60. giuliana 5 aprile 2013 alle 14:33

    mi è piaciuto moltissimo questo articolo che chiarisce dei dubbi che avevo sull’allevamento. Mi rimane ancora un dubbio sulla macellazione, che da quello che so nn è permessa in Italia su animale vivo (sgozzati e massacrati a me non risulta) tranne in deroga per feste religiose spcifiche.
    Non entro nel merito di vegetarianesimo e veganesimo….ma se tutti noi ci impegnassimo per un consumo consapevole, che tuteli sia la dignità dell’animale (allevamento a terra, ecc. ecc. ecc.) che la dignità del piccolo o medio allevatore….(che poi economicamente parlando l’animale allevato a terra rende in padella molto di più come sapore e “fazione”) allargando il discorso, ovviamente, anche alla produzione ortofrutticola….credo sarebbe una gran bella cosa!

  61. Ezio 6 aprile 2013 alle 16:04

    La disinformazione di massa dei media di massa ha ormai distrutto questo Paese. Ha annientato i collanti che dovrebbero tenere insieme ogni società ed ora la nostra è completamente disgregata e viviamo una sorta di guerra continua …ovviamente tra “poveri”…..ed i capri espiatori devono essere sempre e comunque cercati, individuati. Una guerra non combattuta con armi convenzionali ma, per questo, non meno micidiali per le conseguenze nefaste che ne derivano. I collanti di cui ho fatto cenno, sono la CONOSCENZA e la COMPRENSIONE. Pochissimi conoscono e pochissimi comprendono, eppure molti giudicano e condannano, a priori, con il giudizio offuscato da chi, sia in buona fede che invece per bieco interesse, sparge odio nei confronti dei nuovi immondi (onnivori, cacciatori, allevatori, macellai, …..) a piene mani. Leggere un articolo come questo mi consola. Vuol dire che c’è ancora chi si ostina a cercare la verità. O quanto meno cerca di comprendre e conoscere prima di giudicare.

  62. Marco 11 aprile 2013 alle 12:58

    Ciao Vu,
    non ti reputo un’invasata altrimenti non manterresti i toni che usi nei tuoi commenti, gli invasati odiano chi la pensa in modo diverso, il mondo ne è pieno, la rete forse di più e fanno più danni dell’ignoranza. Nello stesso tempo guardo con benevolenza l’entusiasmo che dici e dimostri di avere nel vivere questa tua giovane scelta, che fatta in questo modo, porta in ogni caso ad un risultato positivo perché muove qualcosa dentro di te.
    La premessa era necessaria per limitare fraintendimenti di pregiudizio, permettimi però di prendere spunto da una tua frase per fare un’osservazione, che non vuole essere una critica alla scelta vegetariana in sé, ma alla consapevolezza della motivazione
    La frase è: “Posso SCEGLIERE e scelgo di evolvere e prendere cio’ che mi serve senza far del male a nessuno!”
    L’idea stessa di vivere senza fare del male a nessuno non è possibile e corrisponde al disprezzo inconsapevole di ogni aspetto della sistema Natura. Occorre metterselo in testa altrimenti ogni discorso sulla consapevolezza diventa fasullo e ogni stile di vita campato per aria. La maggior parte dei vegetariani che conosco oppure ho letto, è convinta di non uccidere animali scegliendo di nutrirsi di ortaggi; solo che gli ortaggi non crescono in incubatrici sterili fatte di aria riciclata a costo zero.
    Chi conosce un minimo il mondo dell’agricoltura (su ogni scala, dall’orto sul balcone, alla piantagione intensiva, alla serra verticale) sa della presenza di tutta una serie di problematiche legate all’esistenza stessa di altre specie sul pianeta. Coltivare qualsiasi vegetale richiede di lottare per la loro difesa da malattie e predatori, di qualsiasi dimensione e quindi si può dire che la coltivazione di qualsiasi orto richiede lo sterminio di una enorme quantità di specie viventi, ogni giorno.
    Questo vale in ogni tipo di approccio, che sia chimico o biologico. Per eliminare gli afidi dalle mie piante posso usare un insetticida chimico, uno chimico su base di principio attivo naturale approvato nella coltivazione biologica oppure introdurre un predatore come può essere la coccinella che ne mangerà qualche centinaio al giorno per unità. A sua volta la presenza della coccinella andrà controllata. Qualcosa devo scegliere, altrimenti le mie piante non sopravvivono. Chiedere agli afidi di non parassitare le piante non è possibile e la loro presenza non è inutile.
    Attenzione a non cadere nella tentazione di considerare questo concetto come estremo; è realtà banale e quotidiana.
    Attenzione a non cadere nella tentazione di considerare questo concetto legato solo al mondo degli insetti , che magari sono brutti, piccoli e stupidi. Vale per ogni specie vivente dell’ecosistema, dalle lumache, agli uccelli, alle capre, alle talpe ecc. animali di diverse dimensioni ed intelligenze che però interferiscono negativamente (o positivamente dipende) sulla produttività del nostro orto.
    Appare evidente che l’unica scelta che si può fare è quella di limitare i danni cercando al contempo di massimizzare la produzione, perché tanti orti da 1 mq sparsi consumano più energia di un orto grande.
    Lo stesso concetto si applica a tutto, anche ai vestiti. La lana non va bene perché si sfruttano le pecore. Ok, per coltivare il cotone si consumano quantità enormi di pesticidi (cotone bio? Vedi sopra). Sintetico? Derivato dal petrolio (pile, microfibra ecc.)? Non proprio ad impatto zero soprattutto per la fauna poi. Derivato dalla canapa? Vedi sopra. Semplicemente l’impatto zero è un marchio commerciale.
    Esiste solo il rispetto degli equilibri, quindi una visione a 360 gradi il più possibile consapevole della provenienza e costo delle cose che compriamo. Non sempre possibile ma ricercabile.
    Questo vale per chi sceglie di alimentarsi di frutta, di verdura o di carne o di tutto. Nello stesso identico modo.
    Senza parlare del fatto che scegliere di rinunciare ad una cosa perché alcuni la producono in modo intensivo serve solo a distruggere le produzioni virtuose. Ma il commento è già enorme 
    Ringrazio Izn per l’articolo e il blog

  63. claudia 24 aprile 2013 alle 15:27

    A proposito della lana. Perche’ dopo aver letto qui sopra io non riesco a non pensarci.
    Guardate qui, cosa fanno in Trentino! Consapevolissimi, 40 capre ed ognuna con un nome di fiore. Che altro aggiungere?

  64. UNA PASQUA SENZA CARNE? | Terra Madre 13 ottobre 2013 alle 19:45

    […] però spendere due parole per invitarvi a leggere un articolo un pò diverso, quello di Sonia de Il Pasto Nudo, cultrice della cucina consapevole, che apre spazi ad ulteriori riflessioni, legate […]
     

  65. […] Antica ricetta con origini nella cucina ebraica.  Tradizionalmente nel periodo della Pasqua  nascono gli agnelli e per ragioni pratiche nei greggi sono mantenuti solo pochi esemplari maschi, gli altri sono venduti. Per dettagli un articolo sulla realtà dei pastori in Italia. […]

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